lunedì, 17 Maggio, 2021
Politica

Sud e piano di rinascita: Orlando, “Il mio progetto per Palermo”

Leoluca Orlando è al suo sesto mandato come Sindaco di Palermo. Un record. Il suo primo incarico lo ebbe nel 1978,  come  Consigliere giuridico del presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella. E’ stato più volte parlamentare italiano ed  europeo.  Sul fronte amministrativo ha realizzato  molti progetti per la sua città. Il più famoso,  l’Itinerario Palermo arabo-normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale, inserito nel luglio 2015 nella lista dei siti Unesco dei Patrimoni dell’Umanità. Dopo questa Pandemia, al Sud il contesto sociale si è  particolarmente aggravato. Al tempo stesso, però, il Piano di rinascita europeo  apre nuovi orizzonti  soprattutto per le grandi Aree Metropolitane del Mezzogiorno. È una scommessa che i Sindaci non vogliono perdere ed è per questo che Palermo, (così come Napoli, Bari e Reggio Calabria) vorrà giocare un ruolo di primo piano nella ricostruzione del Mezzogiorno.

Onorevole Orlando, come può Palermo sfruttare questa storica opportunità che ci offre l’Europa? Lei ha un progetto che vorrebbe veder realizzato?
Il Recovery Plan è indubbiamente un’occasione storica per superare il divario  tra Nord e Sud del Paese. Però, come ho già sottolineato più volte al governo Conte prima e Draghi in questi giorni, senza riforme che permettano alle tutte le  pubbliche amministrazioni ed ai Comuni di spendere queste risorse, ha poco senso poter pensare ad un reale cambiamento. Abbiamo presentato 61 progetti chiari, ma non ho intenzione di prendere in giro i cittadini con il carosello dei programmi messi in agenda fino a quando non saranno apportate le necessarie modifiche legislative, che ho proposto al Premier in qualità di presidente dell’Anci Sicilia. Per consentire la  funzionalità dei Comuni con riscossione di fiscalità per utilizzare le somme degli accantonamenti imposti dalla legge di stabilità.  Tutto questo con  l’obiettivo di garantire ai cittadini i livelli essenziali delle prestazioni. I Comuni hanno limiti di spesa non più accettabili. Le risorse finanziarie non sono sufficienti e rischiano di essere sprecate o revocate dall’ Unione Europea se non si attrezzano i Comuni, prevedendo procedure rapide per reclutamento di personale e per l’aggiudicazione dei lavori. 

Rigenerazione urbana, transizione ecologica e coesione sociale sono tra gli obiettivi prioritari indicati nel Recovery plan. Avete qualche progetto per la rinascita del centro storico di Palermo e per la riqualificazione delle sue periferie?
Il centro storico di Palermo negli anni ’60 e ’70 è stato il più “periferico” e degradato della città, a causa della speculazione edilizia e di scelte urbanistiche scellerate che ne hanno determinato lo spopolamento. Oggi è simbolo di rinascita civile, sociale ed economica che ha al centro la valorizzazione del proprio patrimonio artistico e culturale. Un cammino che non si ferma. Due mesi fa è stato sottoscritto il “Contratto istituzionale di Sviluppo” per il centro storico di Palermo che prevede una spesa complessiva di 90 milioni di euro. Il nuovo piano regolatore intende rispondere alle esigenze di tutto il nostro territorio, puntando su innovazione, sostenibilità, mobilità, inclusione e sostegno alla ripresa economica, superando il concetto stesso di periferia.

L’Europa ha preso atto che il nostro Paese gioca un ruolo strategico nel Mediterraneo. Non solo per i grandi flussi migratori ma anche per la stabilizzazione dei Paesi del Nord Africa. Che ruolo possono giocare Palermo e la Sicilia in questo nuovo contesto geopolitico?
Affermo un principio che ritengo importante. Quello della comunità civica della globalità. I migranti interrogano l’Europa sui loro diritti umani. E la civiltà globale ci viene data proprio dalla mobilità internazionale che mette in crisi i concetti di identità, patria e Stato. Identità che – come sancisce la Carta di Palermo – non dipende dal sangue. Ecco perché Palermo e la Sicilia possono avere un ruolo, in tal senso, fondamentale: rappresentano gli avamposti di un cambiamento che è in atto da anni e al quale è impossibile voltare le spalle. Il Mediterraneo è un continente liquido che unisce e Palermo è una città mediterranea in Europa. 

Sponsor

Articoli correlati

Dare alla sanità non 9 ma 37 miliardi, quelli che il MES ci presta e che rifiutiamo

Giuseppe Mazzei

La svolta per l’ambiente. Europa ed Usa in prima linea

Giampiero Catone

La transizione ecologica ha bisogno di uffici paper-free

Rosaria Vincelli

Lascia un commento