sabato, 24 Luglio, 2021
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Ex Ilva: Re David (Cgil), “Basta ritardi, il Governo chiarisca gli accordi”

Niente sconti, niente firme in bianco. Di fronte ai tentennamenti, alle carte e prospettive non chiare il sindacato punta i piedi. Il caso dell’ex Ilva, torna in alto mare. La presa di posizione della Federazione italiana dei lavoratori metalmeccanici è dura e di merito, una critica alla politica, al Governo e alle troppe iniziative rimaste a metà. Mentre gli esecutivi cambiano i problemi rimangono irrisolti.

“Questa dell’Ilva è una storia infinita, l’azienda è in amministrazione straordinaria con gli impianti sotto sequestro dal 2012”, sottolinea la segretaria generale della Fiom Cgil Francesca Re David, “Noi abbiamo fatto un accordo nel 2018, era ministro Calenda, ci abbiamo messo un anno per fare un accordo che salvaguardasse tutti i posti di lavoro. L’azienda non la sceglie il sindacato, è quella che ha scelto il Governo con una gara di appalto. Da allora in poi è il quarto ministro che si occupa di Ilva, ogni ministro che arriva riparte da zero: dice che occorre capire se l’azienda è affidabile, se il piano industriale sia affidabile. Ma per noi è sempre il Governo”. Il sindacato chiede il rispetto degli accordi, e in particolare dei tempi, perché i lavoratori certezze.

“È inaccettabile, abbiano fatto un nuovo piano industriale sulla base di un conflitto tra Governo e azienda che è finito in tribunale, a marzo dell’anno scorso”, sottolinea ancora la segreteria della Fiom-Cgil, “Lo hanno firmato a novembre, ancora non è operativo e adesso ancora si dice che bisogna rivedere il piano industriale. Io non discuto questo, ma discuto che non si possa giocare tutto sulla pelle dei lavoratori e anche delle città. Noi vogliamo delle certezze. Non è che il sindacato viene chiamato all’ultimo secondo perché l’accordo è vincolante, perché si pensa che firmiamo qualsiasi cosa ci venga messo sotto il naso. Vogliamo delle certezze”, insiste Re David, “devono tutti sapere che l’accordo precedente lo abbiamo firmato quando siamo arrivati a zero esuberi. Non è che un accordo con il Governo dentro la proprietà cambia da questo punto di vista. Ma queste certezze ad ora non le abbiamo”.

Per la Fiom il Governo non può minimizzare i ritardi e le indecisioni perché l’industria siderurgica è tra i capisaldi dei fondi europei.

“Senza acciaio, aggiunge la numero uno della Fiom nazionale, “non c’è il Recovery Fund. Abbiamo imprese dell’automotive, dell’elettrodomestico che rischiano di essere in affanno per l’acciaio da una parte e per la microelettronica dall’altra. Ci piacerebbe discutere di politiche industriali invece sembra che questo Governo, come altri”, critica la segretaria della Federazione italiana dei lavoratori metalmeccanici,
“pensa che questo sindacato debba discutere di esuberi mentre qualcun altro discute di politiche industriali. E noi pensiamo questo sia un approccio profondamente sbagliato”.

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