mercoledì, 5 Ottobre, 2022
Società

Ugo Taucer (Procuratore Generale dello Sport presso il CONI), “Legalità, etica, passione e impegno. Nello sport, la condivisione ed il rispetto dei valori sono una priorità”

“La Procura Generale dello Sport è stata istituita nel 2014, allo scopo di tutelare la legalità dell’ordinamento sportivo, affinandone e affermandone i valori. A monte, ogni sportivo si dedica con dedizione e disciplina allo sport scelto ed è così che si stabilisce la giusta scala delle priorità”.

Elegante, eloquio e modi informali, pragmatico e diretto nel sintetizzare con efficacia ciò che è importante nella sua funzione di Procuratore Generale dello Sport.

Il prefetto Ugo Taucer esercita il proprio  ruolo con entusiasmo e partecipazione.

Per lui lo sport, prima di essere competizione, gioco, passione e divertimento, è innanzitutto il doveroso rispetto delle regole che costituiscono il valore supremo della legalità. L’impegno di Ugo Taucer è far si che lealtà, correttezza e probità non vengano mai meno, nella  pratica sportiva sia professionale che amatoriale.

Procuratore Taucer, una prima domanda personale: quali sono state le sue prime esperienze lavorative?Mentre studiavo all’Università, ed ero in attesa di partire per il servizio di leva che ho prestato da sottufficiale della Marina Militare, ho sempre lavorato. Sono stato dapprima impiegato in una agenzia marittima, poi in un consorzio per la promozione dell’esportazione del Made in Italy, quindi sono entrato per concorso nel Ministero dell’Interno, dapprima come funzionario amministrativo, in seguito come appartenente alla carriera prefettizia  e poi via via la mia vita lavorativa ha preso forma, sino al ruolo odierno. Studio, lavoro e disciplina sono per me stati la base della mia vita.

La pandemia ha cambiato volto allo sport, agli atleti e agli appassionati. Qual è l’aspetto di essa che la fa più riflettere?
L’assenza di pubblico durante le competizioni sportive pesa, soprattutto per quegli atleti abituati al sostegno attivo del pubblico, sia come singoli che come squadra. Gli stadi vuoti oggi ” rimbombano” di silenzio, perché il mutato contesto manifesta ciò che l’ emergenza determinata dal Covid 19 ha creato. È mutata la percezione delle cose, sono mutate le priorità e abbiamo imparato a non dare più nulla per scontato. Percepiamo fattori che prima passavano inosservati, confusi in un “rumore di fondo” materiale e sociale. Anche la vita delle federazioni ne risente, sotto il profilo organizzativo, economico e associativo;  tutto lo sport, in generale, ne subisce conseguenze negative.

Quali sono le difficoltà più evidenti di questa situazione critica?
Il CT della nostra Nazionale di calcio Roberto Mancini evidenziava come riprendere dopo vari mesi di stop fosse davvero complicato. Anche i campionati – non solo quello di calcio – e in genere le competizioni sportive sono cambiati. Ma la paura non può, e non deve, diventare un freno. Lo sport si è dovuto adeguare, anche se non è stato, e non è affatto semplice e neppure indolore, ma sta dimostrando di sapersi riorganizzare. Credo sia impossibile immaginare la vita di ognuno senza attività fisica o sport; ma ho sempre vissuto lo sport anche come un impegno mentale, fatto di valori e di partecipata passione, oltre che di sforzo fisico, e in questo vedo le premesse per la ripresa e il rilancio.

Lo sport è soprattutto socialità, coinvolgimento fisico ed emotivo. Cosa la colpisce di più in questa visione dello sport come tema sociale. Ci può raccontare un episodio?
C’è stato un momento che mi ha emozionato molto;  quando a Roma è stato riaperto lo Stadio dei Marmi – dal 2013 intitolato alla memoria del compianto Pietro Mennea – per l’attività ludica. Ciò ha permesso la frequentazione della struttura da parte  delle famiglie  e dei bambini. Per i bambini è importante avere degli spazi per divertirsi, per correre ed essere, appunto, felici e potersi divertire con i loro amici e con i propri genitori: è stato un momento di ritrovata, e toccante, normalità.

01Cosa significa il suo ruolo di Procuratore Generale dello Sport presso il CONI? Perché la legalità nello sport è elemento essenziale di questa attività?
La Procura Generale è, e deve essere vista, come presidio di legalità,  perché riveste un ruolo sia di controllo sia di affiancamento   alle Procure Federali oltre che di supporto alle attività di contrasto a qualsiasi violazione di carattere disciplinare sportivo, con l’eccezione della materia del doping.

La Procura Generale crea uniformità d’azione rispetto alle attività delle singole Procure Federali, vigila sul loro corretto funzionamento ed è l ‘ organismo che emana linee guida – per prevenire impedimenti o difficoltà nella loro attività di indagine – fornisce loro supporto e in modo imparziale, partecipa alle udienze del Collegio di Garanzia dello Sport avendo la funzione di esprimersi in udienza sui principi di diritto , nell’ottica di garanzia di tenuta di un sistema di giustizia che ha una natura assai complessa. Il collegio giudicante  esprime l’ultima parola, come è giusto che sia, ma la Procura Generale esprime il proprio parere con autorevolezza quale parte inserita nel nuovo sistema di giustizia sportiva realizzato grazie alla felice intuizione del Presidente del CONI, Giovanni Malagò. Il mio è un duplice ruolo: di controllo ma anche di collaborazione, supporto e affiancamento. Le Procure Federali sono autonome e indipendenti, ma la Procura  Generale ha il compito di intervenire, qualora qualcosa non funzionasse, per dialogare e  consigliare, con misura ed equilibrio e, se occorre, anche con decisione.

Il suo curriculum è molto ricco di impegni all’interno delle istituzioni Lei è  Prefetto. Come si coniuga questo ruolo di alto dirigente dello Stato con l’attuale funzione nel mondo dello sport?
Il ruolo del Prefetto nell’ordinamento statale possiede analoghe caratteristiche, al contempo di controllo e di garanzia. Capacità, non a caso, richiesta anche alla figura di Procuratore generale; la figura, infatti, risponde alle stesse logiche.

Come si svolge  la sua attività nelle vicende più spinose e delicate dello sport?
Intanto cercando di capire in modo imparziale tutto il contesto. Poi analizzando le singole posizioni coinvolte – non solo quelle (eventualmente) del soggetto denunciante e, in caso di divergenze interpretative con le Procure Federali nell’ambito dell’attività inquirente, mettendo a frutto la capacità di mediazione che ho appreso durante la mia carriera. La mediazione, cioè la logica e la capacità di trovare un punto di caduta comune e  soddisfacente per tutti –  a scopo preventivo dei conflitti – e la velocità di intervento, sono di grande importanza per assicurare il successo di un procedimento efficace che consenta di sostenere l’accusa nel giudizio sportivo. 

La tempistica della giustizia sportiva deve essere bilanciata, conciliando la garanzia di difesa delle parti, assicurando la qualità del giudizio, con una celerità tale da  garantire sempre la regolarità delle competizioni e l’ordinato svolgimento delle attività federali.

Come matura il suo convincimento personale e lo rende poi manifesto sotto il piano giuridico. O, come dice Lei, in cosa consiste la sua tecnica di “mediazione”?
Il mio metodo di lavoro, di cui la tecnica di mediazione è una parte importante, consiste sicuramente nell’attingere a quante più prove e notizie possibili, nel confrontarsi e dialogare sempre con tutti, nel cercare di essere sempre empatico ma anche nel mantenere assoluta imparzialità e lucidità per addivenire alla risoluzione dei problemi nell’affrontare qualsiasi argomento e confronto. Il mediatore deve comprendere quale sia l’ostacolo e, poi, saper trovare la parola giusta, separando – come ho appreso presso la Scuola di formazione dell’Amministrazione Civile dell’Interno – a tenere ben separate le questioni personali, proprie o altrui, dal nucleo sostanziale dei problemi. Il confronto e la capacità di lucida e astratta analisi priva di pregiudizi sono di certo la chiave della mediazione efficace, favorendo  il naturale ridimensionamento delle questioni per una loro più facile soluzione.

Infine Procuratore Taucer, che cosa unisce sport e legalità come legami imprescindibili, e come il CONI crea formazione?
Lo sport organizzato e agonistico, ma anche la pratica amatoriale quotidiana, non possono esistere senza un impianto di regole certe e comuni, e senza una tensione etica che ne determini l’accettazione e il rispetto da parte di tutti. La scuola di formazione nello sport è importante, per raggiungere e rafforzare la cultura del rispetto nel mondo sportivo. Ad oggi l’azione di promozione – ad ogni livello – della cultura, del rispetto delle regole e verso le persone è un grande obiettivo per  chiunque pratichi attività sportiva, non necessariamente agonistica,  e un impegno costante e diffuso del CONI attraverso tutte le sue espressioni, tra le quali è inclusa la Procura Generale dello Sport, con corsi, convegni, articoli e, mi lasci dire, con la serietà e l’impegno del lavoro quotidiano di tutte e tutti, ad ogni livello.

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