domenica, 25 Luglio, 2021
Attualità

The show must go on. La Giustizia va avanti nonostante il Covid. Ma a quale rischio?

The show  must go on  è il titolo dell’epico brano dei Queen e parla di Freddie Mercury che nonostante la malattia-diagnosi di AIDS e il dolore ad essa legato continuava a esibirsi.

Nel nostro Bel Paese  la Giustizia ha fatto propria questa affermazione: nonostante il Covid Tribunali e tutti gli uffici della  Macchina della Giustizia non sono stati fermati.

I vari DPCM hanno lasciato di fatto ad ogni Capo degli Uffici Giudiziari, Presidenti e Procuratori, la libertà di disciplinare le modalità di svolgimento delle udienze, gli accessi agli uffici, l’adozione di misure di sicurezza e, soprattutto, il contingentamento per evitare i cosiddetti assembramenti che sono vietati tanto all’aperto (in strada e nei parchi pubblici) che nei luoghi privati.

Esempio : Udienza dell’8 marzo tribunale di Chieti: convocazione di ben 14 udienze alle ore 9.

Nessuna differenza tra tribunali e cinema

A questo punto è lecito porsi alcune domande.

Che differenza c’è tra un’aula, pur grande o bunker, di un Tribunale ed un Teatro, un cinema o un parco all’aperto??

Che differenza c’è tra lo studio di un professionista avvocato, commercialista, dentista, ecc., tutte professioni che in piena pandemia continuano a svolgersi, ed un Ufficio di un Tribunale?

Nessuna. Quindi bisognerebbe vietare di convocare nel proprio studio ed alla stessa ora un numero di clienti superiore a quello imposto nel divieto di assembramento pari a due-max 5?

Cosa succede, invece, se lo stesso numero di persone ed anche superiore  viene convocato innanzi ad un Tribunale?

Assolutamente nulla e nonostante la obbligatoria presenza di un rappresentante delle Forze dell’Ordine nessun provvedimento e, soprattutto, nessuna contestazione viene mossa al responsabile di un grave  assembramento al chiuso di un’aula piccola o spaziosa che sia.

Misure di prevenzione a macchia di leopardo

Si potrebbe obiettare che simili casi non si verificano perché le udienze e le convocazioni in Tribunale seguono i protocolli adottati dai Dirigenti degli Uffici ma va evidenziato che i protocolli, pur se emanati dalle massime Autorità della Magistratura (Capi degli Uffici Giudiziari), giammai possono prevaricare o porre nel vuoto provvedimenti normativi aventi anche in alcuni casi forza di legge.

A ciò si aggiunga che vi sono Uffici dove sono installati i separatori di plexigas per dividere le postazioni delle parti, (Pescara- Teramo, Bolzano, ecc.) altri dove ad ogni fine udienza interviene il personale per disinfettare e aerare gli ambienti, altri invece (Lecce, Ancona, Chieti, ecc.) dove vengono effettuati i soli controlli della temperatura all’ingresso e nelle aule penali di udienza non è installata alcuna protezione che separi le postazioni del Giudice, del PM, degli imputati, dei testimoni,  del pubblico e quelle degli avvocati che, in alcuni casi, addirittura si scambiano anche la Toga.

Assembramenti inevitabili ma non sanzionati

In alcuni Tribunali vengono fissate in media 10-15 udienze, al medesimo orario, con un numero di imputati e avvocati anche superiore, Pubblico Ministero e Testimoni, tutti sempre  nella stessa aula, alla stessa ora pur nella consapevolezza della oggettiva impossibilità di celebrare contestualmente 10 e più udienze e costringendo quindi tutti i convocati ad attendere il proprio turno in fisiologico assembramento.

Senza citare casi di svolgimento delle cosiddette maxi-udienze con oltre 50 imputati, parti civili e avvocati rispettivi tutti al chiuso in una aula grande (Bunker) i quali però non possono andare con le stesse modalità o protocolli né al cinema, né al teatro, né allo Stadio e nemmeno al parco.

Tutto si può sacrificare per la Salute eccetto la Giustizia?

Il paradosso e la beffa quindi sono lampanti: a casa non si possono ospitare più di due persone, all’aperto anche in piazza non si può parlare con più di due-tre persone. In Tribunale, al chiuso,  possono invece stazionare e dialogare 10-20-50-100 persone….. e questo non è assembramento!!

Giustamente il Presidente dell’Unione Camere Penali Italiane avv. Giandomenico Caiazza replicando a chi considerava gli avvocati una casta perché chiede di vaccinarsi presto ha affermato:” Gli avvocati sono una delle categorie più esposte al contagio perché operano per molte ore al giorno negli spazi chiusi dei Tribunali..” ed io aggiungo anche in quelli angusti delle carceri, veri focolai di contagio, con pari grado di esposizione al rischio rispetto alla essenzialità del Servizio Giustizia.

La Giustizia dunque must go on. nonostante il virus. Ma allora perché Giudici e personale sono stati considerati categorie a rischio contagio?

La salute deve essere tutelata prioritariamente rispetto ad ogni altro bene.

Quindi tutto si può sacrificare ma la Giustizia no.

 

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