sabato, 19 Giugno, 2021
Cultura

Libro-intervista di un manager vittima di malagiustizia. Una bolla di sapone che ti cambia la vita

Erano gli anni di fuoco per l’Alta velocità Torino-Lione. Imperversavano i no-Tav, il grande cantiere di Val di Susa era presidiato e protetto dall’esercito. Quella vicenda, legata ai lavori, occupò i media nazionali, la trattarono tutti. Era un caso giudiziario e alla fine si è trasformato episodio di malagiustizia. La vittima quel caso ha tratto un libro dalla vicenda che lo vide protagonista, nel quale narra la sua disavventura. “L’intervista.

La verità sulle trame ordite contro il curatore della TAV” di Michael Weinberg, edito dal napoletano Graus e in libreria in questi giorni, è una sorta di romanzo che vuole sottolineare l’altra faccia della realtà, quella deformata dalle inchieste e infangata dal clamore mediatico, responsabili della demolizione dell’immagine pubblica di una persona risultata poi innocente. È in sintesi il succo dell’opera di Weinberg (pseudonimo dietro il quale si cela l’autore), commercialista torinese e consulente internazionale che ha scelto di trasferirsi e di lavorare a Dubai proprio a seguito dei problemi giudiziari.

Un calvario giudiziario

Il racconto risulta incalzante, sotto forma di intervista, tra il protagonista Michele che incontra il giornalista Adriano, e si lascia convincere, superando qualche remora iniziale, a ripercorrere tutta la vicenda giudiziaria durata sette interminabili anni. Nel lungo racconto-colloquio Michele riparte da quel 21 gennaio 2013, quando, a seguito del fallimento della società appaltatrice della TAV, fu indagato con l’accusa di aver perseguito interessi personali dietro la conduzione dei lavori di cui era il curatore. Era solo la prima tappa del calvario. Poi si aggiunse l’accusa di turbativa d’asta, un altro colpo doloroso al suo prestigio di professionista, molto noto in tutto il Piemonte e non solo.

Avvisi di garanzia, Interrogatori, indagini, perquisizioni, intercettazioni, due rinvii a giudizio, due condanne in primo grado (con il primo dibattimento che dura addirittura più di un anno) e poi in appello la fine dell’incubo. Assoluzioni piene, la prima addirittura con annullamento della sentenza perché lesiva del diritto alla difesa dell’imputato. Una vita sconvolta, il peregrinare tra sospetti, infinite perdite di tempo a controbattere, con l’ausilio degli avvocati, le contestazioni e soprattutto le insinuazioni.

Nodi irrisolti della giustizia italiana

Dal libro emergono il coraggio e la forza di reagire, andare avanti e crearsi una nuova vita. Ripartire da zero in un altro Paese lontano che, pur con usi e costumi diversi, ha saputo apprezzare la professionalità e le competenze di un manager che dichiara di essere sempre stato dalla parte della giustizia.

Ora che tutto è finito con un’assoluzione che non lascia dubbi Weinberg ha deciso di scrollarsi il fango di dosso, di raccontare tutto. Lo fa mettendo in fila tutti i momenti più cupi della sua odissea. È un viaggio che si snoda dagli esordi della carriera professionale e che, attraverso indagini e condanne, arriva fino ai proscioglimenti. Il libro-intervista è per Weinberg come togliersi un grande groppo dallo stomaco.

Per il lettore un lucido spaccato su uno dei nodi irrisolti di una giustizia italiana che, come dimostrano anche i recenti casi Mannino, Bassolino e Palamara, sempre più spesso assume i connotati dell’ingiustizia.

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