sabato, 22 Gennaio, 2022
Economia

Post Brexit: meno 3,4 miliardi per vino, prosecco e prodotti di eccellenza

In cifre 3.4 miliardi in meno. Prima e negativa valutazione degli effetti Brexit sulle esportazioni agroalimentari dell’Italia. Un picco di caduta che per ora si è fermato al 38.3% e già si parla di uno storico crollo, e siamo solo ad un mese dalle nuove norme Brexit che di fatto con un carico di burocrazia, norme e ostacoli amministrativi riducono gli scambi commerciali al minimo. Questo vale anche al contrario, ossia la caduta dell’import tra Inghilterra e Italia è stata del 70%.

La delusione quindi è forte, benché prevedibile, le analisi delle Associazioni di categoria sono volte al pessimismo. A rafforzare l’idea che la Brexit accumulerà crolli consecutivi facendo rimanere l’export verso la Gran Bretagna al lumicino sono i nuovi dati Istat relativi al commercio estero nel mese di gennaio 2021, il primo dopo l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea. I prodotti italiani più esportati in Gran Bretagna sono nell’ordine gli alimentari, i mezzi di trasporto, l’abbigliamento, i macchinari ed apparecchi e metalli che pagano un conto salato alla Brexit ma a diminuire sono anche le importazioni in Italia da Oltremanica che si riducono addirittura del 70,3% e riguardano soprattutto mezzi di trasporto, prodotti chimici e macchinari ed apparecchi.

“Le difficoltà negli scambi commerciali con la Gran Bretagna”, calcola la Coldiretti tra le associazioni più attente agli interscambi, “mettono in pericolo 3,4 miliardi di esportazioni agroalimentari Made in Italy dello scorso anno con il Paese Oltremanica che si classifica al quarto posto tra i partner commerciali dell’Italia per cibo e bevande dopo Germania, Francia e Stati Uniti”. Dopo il vino, con il prosecco in testa, al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna ci sono i derivati del pomodoro, ma rilevante è anche il ruolo della pasta, dei formaggi, salumi e dell’olio d’oliva e il flusso di Grana Padano e Parmigiano Reggiano. Il problema sono anche i tipi di controlli che avvengono con code, blocchi di ore se non di giorni, che arrecano danni alle merci, e ai costi degli autotrasportatori e mezzi.

Tensioni alle frontiere significa un effetto domino a ritroso su tutto, commercializzazione, imprese agricole, tipo di export. A gettare un ombra sul futuro anche il tipo di controlli, si tratta di casi estremi ma che danno l’idea, come, ad esempio, la confisca da parte di funzionari doganali olandesi di panini al prosciutto e altro cibo a viaggiatori e camionisti provenienti dal Regno Unito.

“Le criticità maggiori, per tutti i settori che esportano verso il Regno Unito, sono riscontrabili”, sottolinea preoccupata la Coldiretti, “a livello di procedure doganali e sono legate all’aumento dei costi di trasporto dovuti a ritardi, maggiori controlli ed in generale alla burocrazia”. Ad essere colpiti sono soprattutto i piccoli produttori ma difficoltà specifiche sono causa di preoccupazioni nel settore florovivaistico, legate soprattutto ai certificati fitosanitari, che complicano gli scambi in quanto manca un riconoscimento reciproco dei passaporti fitosanitari.

A questo si lega anche la mancanza di un accordo sui requisiti fitosanitari e sanitari (Sps) che dal 1° luglio rischia di rendere il quadro ancora più complicato perché le autorità britanniche saranno chiamate a controlli alle frontiere sempre più completi, con ritardi e burocrazia che ne consegue. Anche nel settore vitivinicolo che è la principale voce dell’export agroalimentare Made in Italy si potrebbe riscontrare difficoltà soprattutto in materia di etichettatura, con norme specifiche previste però solo ad ottobre 2022.

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