martedì, 13 Aprile, 2021
Sanità

Sanità territoriale? Pubblico e privato insieme nella lotta

L’accordo quadro tra Ministero della Salute e organizzazione dei medici di famiglia, che dovrebbe consentire a circa 50.000 medici di operare attivamente nella “campagna vaccinale COVID-19” delle prossime settimane, è una buona notizia.

Come dimostrano alcuni esempi di Paesi molto avanti nella campagna vaccinale (primi fra tutti Israele ed il Regno Unito), serve un piano diffuso e capillare sul territorio con il contributo del nostro sistema sanitario, compresi i medici di base e gli altri professionisti che operano liberamente al di fuori delle strutture ospedaliere.

Nei mesi passati si è spesso polemizzato sul fatto che i diversi sistemi regionali abbiano privilegiato politiche attente più alle “cure acute” centralizzate negli ospedali che non alla sanità territoriale. Chi ha sostenuto questa tesi non ha sottolineato che i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta sono professionisti autonomi che non dipendono dalle Regioni o dalle ASL, ma sono convenzionati ed hanno un forte grado di autonomia nell’organizzazione della loro professione.

Autonomia che è spesso e fortemente rivendicata dai professionisti e dalle loro organizzazioni sindacali e che non sempre negli ultimi decenni ha contribuito a quell’auspicata azione di rafforzamento di un moderno sviluppo delle politiche di salute e prevenzione diffuse sul territorio.

Le Regioni hanno definito modelli di sistemi sanitari differenti tra loro. Appare però fuori luogo la polemica contro quei sistemi regionali che avrebbero privilegiato la sanità privata o addirittura un sistema solo incentrato sugli ospedali a discapito di una sanità territoriale che riproposta secondo modelli superati e incentrati sui medici di base o su servizi di livello locale che assomigliano molto ad attività socio- sanitarie, poco attente ai bisogni di una popolazione che, invecchia ed è portatrice di multipatologie complesse.

Si deve progettare un modello di sanità territoriale moderna che sperimenti al livello dei distretti (con un numero di abitanti che ovviamente varia a seconda della densità abitativa) la realizzazione di una vera rete di strutture che in parte sostituisca l’utilizzo degli ospedali nella funzione, che lì si è accentrata, di attività ambulatoriale e diagnostica. Occorre un vero network che a livello territoriale, con il sostegno di tutte le istituzioni (i Comuni in particolare) possa utilizzare al meglio le altissime competenze professionali che proprio negli ospedali, grazie alla ricerca e alla numerosità di casi trattati si riescono a raggiungere.

Una rete che in ambito distrettuale fa delle convenzioni con i medici specialisti ospedalieri e non solo (delle strutture sia pubbliche che private) la forza per offrire servizi di prevenzione e cura di alto livello, che spinge al massimo gli investimenti per la telemedicina e che dà anche un peso maggiore all’assistenza domiciliare per pazienti complessi che però non necessariamente devono essere ricoverati.

Naturalmente questo significa dirottare investimenti in settori diversi da quelli che sono stati privilegiati finora; ci vuole più tecnologia in questo network di sistemi distrettuali, maggiore managerialità, disponibilità crescente e diffusa per la formazione e l’aggiornamento dei medici di base, individuazione dei bisogni di “operatori sanitari non medici” che possano sviluppare al meglio la loro professionalità anche al di fuori della tradizionale carriera ospedaliera.

Un nuovo modello di sanità territoriale va oltre la diatriba tra sanità pubblica e sanità privata. Il coordinamento e lo sviluppo almeno sperimentale del network distrettuale non può che essere incentivato e definito nelle sue linee-guida dai soggetti pubblici (Ministero, Regioni, Comuni, ASL,…) ma la sua concreta realizzazione si basa sulla capacità di coinvolgere professioni e strutture che già operano e che svolgono un’attività di servizio pubblico, indipendentemente dal fatto che la loro proprietà sia privata, del privato no- profit o dello Stato.

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