sabato, 24 Agosto 2019
Palazzo Chigi
Politica

E Governo sia

Tra “Governi balneari” e “Governi fotocopia”, la Repubblica Italiana non si è risparmiata nel coniare terminologie per sintetizzare esecutivi nati con una precisa scadenza temporale. D’altra parte, se dopo la Seconda Guerra Mondiale si sono succeduti ben sessantasei Governi in settantaquattro anni, è palese che la stabilità politica nel nostro Paese è sempre stata legata ad equilibri ed alchimie partitiche che, attraverso la centralità parlamentare e la nascita di Governi di programma, potessero garantire il rispetto delle istituzioni democratiche ed affrontare emergenze imprescindibili.

Dal “Governo amministrativo” dell’agosto 1953, nel quale Giuseppe Pella, accettò l’incarico senza riserva, al “Governo del Presidente” del maggio 1957, nato per volere dell’allora Capo dello Stato, Giovanni Gronchi, che affidò al senatore Adone Zoli l’incarico per un governo a maggioranza non precostituita, che potesse consentire l’adempimento costituzionale dei bilanci e traghettare il Parlamento alla naturale scadenza della legislatura.

Fernando Tambroni diede vita, nel marzo 1960, ad un Governo monocolore democristiano con l’obiettivo politico di consentire lo svolgimento della XVII Olimpiade a Roma e di approvare il bilancio dello Stato entro il termine del 15 ottobre previsto dalla legislazione dell’epoca. Rimase in carica per 123 giorni, stremato dalle polemiche scaturite dall’appoggio all’esecutivo del Movimento Sociale Italiano.

Sul finire degli anni settanta, Giulio Andreotti inaugurò i governi chiamati “della non sfiducia e di solidarietà nazionale”. Il primo, dal 30 luglio 1976 al 13 marzo 1978, nacque grazie alla astensione del Partito Comunista di Enrico Berlinguer, ed il secondo, dal 13 marzo 1978 al 21 marzo 1979, fu il frutto del clima di emergenza in cui si trovò Montecitorio alla notizia che, un’ora prima dell’apertura della seduta, le Brigate Rosse avevano rapito il Presidente della Dc, Aldo Moro, assassinato, poi, il 9 maggio 1978.

La Prima Repubblica si concluse prima con il Governo presieduto da Giovanni Amato che annoverava, fra i provvedimenti principali, il pareggio di bilancio con una manovra finanziaria da 100.000 miliardi di lire ed il prelievo forzoso del sei per mille dai conti correnti delle banche italiane, e successivamente con il Governo Ciampi, il primo della storia della Repubblica Italiana a essere guidato da un non parlamentare e il primo dal 1947 con la partecipazione di esponenti post-comunisti.

La formula dei Governi di programma non svilì negli anni della Seconda Repubblica, anche se si è caratterizzata per la componente definita “tecnica” del proprio esecutivo, composto da personalità prevalentemente scelte al di fuori della politica attiva.

Dal Governo Dini, nel 1995 dopo la caduta del primo Governo Berlusconi, a quello presieduto da Mario Monti, nel 2011, definito di “impegno nazionale” per affrontare la forte crisi economica che dal 2008 avvolgeva l’Italia, fino alla “Grande Coalizione” di Enrico Letta, fortemente voluta dall’allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e composta da esponenti sia del centro-sinistra che del centro-destra.

Governi originati grazie a formule di responsabilità che hanno permesso, e potrebbero permettere anche oggi, la tenuta democratica del nostro Paese e la centralità delle istituzioni italiane come sancite dalla nostra Costituzione.

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