sabato, 25 Giugno, 2022
Politica

Governo. Chi ha vinto chi ha perso

In politica vince chi, al termine di una partita, conquista uno spazio di manovra più grande, un potere di condizionamento del governo più forte, una serie di posizioni chiave nella stanza dei bottoni.

Esaminiamo la crisi innescata da Renzi e conclusasi con il governo Draghi seguendo questi criteri.

Il Movimento 5 stelle, ha dovuto lasciare la Presidenza del Consiglio, ha ceduto il Ministero dello Sviluppo Economico e dell’ Ambiente, non ha espresso un proprio candidato DOC nel neonato Ministero della Transizione ecologica, i suoi voti in Parlamento non sono indispensabili per la fiducia, ha ingoiato il doppio boccone amaro del ritorno di Berlusconi e di Salvini, è dilaniato da una profonda spaccatura che porterà ,forse, ad una scissione. Ha perso su tutti i fronti, ma ha evitato le elezioni anticipate che avrebbero segnato una disfatta clamorosa con il dimezzamento dei voti e l’uscita di scena del 70% dei 320 parlamentari conquistato nel 2018. Ha preso 5 gol e ne ha segnato 1, con qualche espulsione.

Il PD ha lasciato per strada il ministero più importante , Economia e Finanze, e quello strategico delle Infrastrutture; gli ex Beni culturali si sono persi per strada le competenze sul Turismo. Dovrà gestire quello del Lavoro, in una fase di complesse relazioni con i sindacati e di forte disagio sociale. Aveva ridimensionato il populismo dei 5 Stelle nel Conte 2 ma avrà poca influenza sulle decisioni strategiche che Draghi ha centralizzato su ministri di sua stretta fiducia. Il PD non è riuscito a tenere fuori della partita Renzi e ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco di fronte al ritorno al Governo della Lega. E paga pure il prezzo di non aver espresso neanche una donna ministro. Ha preso 4 gol e ne ha segnato 1 con forti malumori nella panchina.

Per Liberi e Uguali, tutto sommato la partita è in pareggio. Devono digerire Lega e Forza Italia, ma mantengono il ministero più visibile, quello della Salute. 1 a 1.

Chi canta vittoria è Renzi. Si descrive come lo stratega di un’operazione storica. Sarà. Sulla base dei dati di cronaca non è proprio così, ma ci sono arcani della politica che ai comuni mortali non è dato conoscere. Fatto sta che se avesse voluto Draghi alla guida del Governo, sicuro di avere sponde autorevoli, Renzi avrebbe strombazzato ai quattro venti la primogenitura di questa candidatura. Così non è stato. Comunque Renzi ha messo fuori gioco Conte, scatenato un putiferio tra i grillini. Ma non gli è riuscito né di deteriorare i rapporti tra Pd e 5 Stelle né di creare fratture nel Pd. Ha riaperto alla luce del sole un dialogo con Berlusconi e Salvini, finora sotto traccia.

Nel governo non conta niente, avendo una brava ministra con un dicastero irrilevante. In più mettendosi all’occhiello il merito del governo si è condannato a tacere per i prossimi due anni. La partita di Renzi ha il risultato più controverso, diciamo che ha giocato meglio di tutti ma ha perso 4 a 3 con un clamoroso autogol.

Berlusconi ha vinto il primo tempo anticipando la Lega nel sostegno a Draghi ma ha perso il secondo, non riuscendo a imporre nei tre ministeri i suoi veri candidati. Per lui un accettabile 2 a 1 ma con la perdita del controllo dello spogliatoio.

La Lega dopo un improvviso cambio di gioco porta a casa due Ministeri importanti, Sviluppo economico e il rinato Turismo e diventa determinante per la fiducia viste le defezioni che ci saranno tra i 5 Stelle. Salvini torna in campo al di là delle sue stesse aspettative. Paga il prezzo di dover sconfessare se stesso e dare ragione al rivale Giorgetti.

Un buon 3 a 2 e uno scampato esonero, per ora.

Chi sembra vincere su tutti i fronti è Giorgia Meloni. Avrà il monopolio dell’opposizione e totale libertà di azione. Non avrà sponde in altri partiti, e dovrà giocare da sola. Vanta una estrema coerenza. Corre il rischio che il Governo abbia successo e che lei non possa iscriversene alcun merito.

La sua partita non è finita. Per ora incassa un secco 3 a 1, ma non è finita.

E alla fine Conte. Esce con stile dal suo secondo governo, con una popolarità che inevitabilmente diminuirà. Ha perso la partita del governo ma è in campo sul piano politico. Per lui partita rinviata per nebbia dopo aver incassato due gol.

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