lunedì, 20 Settembre, 2021
Politica

L’agenda Draghi si riempie, tra priorità e riforme emerge il programma 

I partiti sono in attesa ciascuno di un segnale a proprio favore. Il debutto non sarà semplice e ci saranno come sempre gli inconvenienti di ogni prima.
Il Governo come una nave nel porto è per ora in acque sicure, solo in mare aperto si saprà se capitano, ufficiali e ciurma sapranno mantenere la rotta e le tante promesse.

Dopo una settimana di consultazioni, incontri istituzionali, telefonate tra leder di partito un diluvio di trasmissioni e articoli, è forse possibile fare una prima ragionevole sintesi di ciò che è emerso per la nascita del Governo Draghi. Una bozza di programma che stando alle dichiarazioni conterrà una agenda con temi che avranno la priorità, altri che si svolgeranno in una scansione temporale ragionevole, mentre alcune proposte come la Flat Tax non faranno parte del programma del nuovo esecutivo. I punti programmatici che iniziano a delinearsi su volontà dei partiti e sulla sintesi che farà il presidente incarico, sono legate a una prima assoluta conferma: un governo “convintamente europeista”.

Andando con ordine tra le priorità intese come valori accettati di tutti, temi che uniscono le forze politiche, ci sono: la campagna di vaccinazioni da velocizzare e incrementare per arrivare il prima possibile a ridurre gli ancora troppi contagi in ambienti sensibili, come ospedali, 12, scuole, luoghi di lavoro. Secondo tema é quello ambientale che è diventato lo spartiacque, almeno per il movimento 5S, per ammorbidire i toni dell’ala contraria a Draghi. Un posto d’onore tra le priorità la scottante questione del lavoro e le imprese. Problema che rimane il nodo più sensibile e su cui il Governo rischia di inciampare nell’immediato. Il tema occupazione si declina in più argomenti: il proseguimento del blocco dei licenziamenti unitamente alla riforma degli ammortizzatori sociali, in modo da mettere d’accordo sindacati e Confindustria. Sugli aiuti, invece, il quadro si fa pressante con l’intenzione di sostenere solo le imprese in serie difficoltà in settori prossimi alla chiusura come la filiera del turismo e della ristorazione. Connesso ai possibili nuovi Ristori ci sarà il ruolo delle banche, che si troveranno ad essere protagoniste della ripresa. La scuola, infine tra le priorità, oggi in balia di chiusure e aperture per il balzo dei contagi in alcune Regioni.

Sul piano delle riforme anche in questo caso ci saranno delle scansioni perché se da un lato l’esortazione è “fate presto” dall’altra nessuno ha la bacchetta magica. Quindi le scansioni saranno temporali per la sanità, intesa come rilancio della sanità pubblica, costruzione e ammodernamento di ospedali, assunzioni, ricerca. Poi il capitolo decennale, mai risolto della riforma della Pubblica amministrazione, giustizia civile, e fisco.

Come è ormai noto i fondi per le maxi riforme dovrebbero essere assicurati dal Recovery Found, ma c’è un problema di tempi. In questi mesi si è generato un equivoco sui miliardi che arriveranno dall’Europa, ossia che possano essere investiti in poco tempo e dare risultati benefici rapidi sull’economia e sul lavoro. Così non sarà, anzi gli investimenti saranno strategici e di lunga durata con risultati non certo immediati. Al di là delle agende mediatiche, siamo inoltre ancora inchiodati all’emergenza sanitaria e a una pandemia di cui non ci libereremo presto. Anzi i tempi sono destinati ad allungarsi. Così le maxi riforme non potranno prendere il decollo senza aver risolto i nodi stringenti dell’oggi. Le aspettative di cambiamento sono legate a come riformare il lavoro, gli ammortizzatori sociali, al fisco e alle pensioni. D’altronde dare il via libera ad un esecutivo tecnico significa mettere mano non ai dubbi amletici della politica, ormai alle prese con giravolte fino a poche settimane fa inimmaginabili, ma a temi finanziari ed economici, di cui i nuovi ministri dovranno occuparsi. Fino ad arrivare a scelte non certo facili su politiche fiscali, Reddito di cittadinanza e pensioni.

I prossimi banchi di prova diranno se davvero le forze politiche sono consapevoli delle loro scelte. Prendendo a caso, ad esempio, il blocco licenziamenti fini a quando e con quali costi? Quali settori avranno i Ristori? Gli ammortizzatori sociali come saranno cambiati? Per ora le indiscrezioni dicono che si procederà a passetti, il Reddito di cittadinanza sarà cambiato un po’; che il fisco sarà riformato ma con calma. Nei frattempo nessuna pace fiscale, e nessuna flat tax come invocato dal centro destra; nel contempo ci saranno, forse, meno tasse sul lavoro e sulle imprese. Così come per ora non ci sarà una patrimoniale. Sulle pensioni, infine, si prevede un confronto che andrà per le lunghe perché anche se le tensioni sulla riforma Fornero non sono state ancora sopite, potrebbero innestarsi di nuovo in modo esplosivo. È trascorsa appena una settimana dall’inizio delle consultazioni, e già appare un ricordo l’ex governo Conte. Un oblio impiegabile se non alla luce delle troppe disinvolte scelte dei partiti.

Nel frattempo si è enfatizzata ogni mossa di Draghi. Anche i silenzi del presidente incaricato sono apparsi seconda la versione di ciascun partito un via libera alle loro richieste. Possiamo però dire che a noi la navigazione non appare così tranquilla e scontata, tra nebbie e nubi all’orizzonte, stando ancora nel porto il transatlantico Draghi sembra ben saldo a gli ormeggi, ma dopo il varo, in mare aperto vedremo se capitano, ufficiali e ciurma saranno in grado di mantenere la rotta.

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