lunedì, 6 Dicembre, 2021
Politica

Il Mezzogiorno spera in Draghi

Nella storia del Novecento, il Mezzogiorno ha incrociato le attenzioni e i favori di un “Papa” straniero: grandi uomini di stato, intellettuali, economisti e banchieri che pur non essendo meridionali hanno lasciato una traccia indelebile nella storia politica e civile del nostro Sud. Subito dopo la guerra, arrivarono in soccorso del Mezzogiorno Alcide De Gasperi e Pasquale Saraceno, Ezio Vanoni e Umberto Zanotti Bianco, i veri “costruttori” di quella grande Agenzia per la rinascita del Sud che fu la Cassa per il Mezzogiorno. A seguire, durante gli anni dell’ industrializzazione e del miracolo economico, altre due eminenti personalità, Enrico Mattei e Adriano Olivetti, dettero un impulso determinante alla transizione dalla civiltà rurale a quella industriale. Ora, nel marasma politico in cui siamo precipitati, il Presidente Mattarella ha affidato l’incarico di formare un nuovo governo al Professor Mario Draghi. Proprio come  fece Roma, nel 439 a.c. affidandosi a Cincinnato, definito da Tito Livio “Spes unica imperii populi romani” (ultima speranza del potere del popolo romano), segno che i tempi erano disperati. L’Ex Presidente della Bce, dopo aver salvato l’Europa si dovrà cimentare in ben altra e titanica impresa: la salvezza dell’Italia.  Sappiamo benissimo chi è Mario Draghi. Uno degli uomini più prestigiosi e autorevoli che passa il convento italiano.

Ma è anche un cittadino del mondo. Un grande banchiere che ha servito l’Europa e che già una volta ha salvato  l’Italia, alle prese con la crisi del debito sovrano.  In un articolo scritto per il Financial Times, invitò la Commissione europea ad abbandonare i vecchi schemi che avevano plasmato sia il Fiscal Compact che il Trattato di Maastricht.

La pandemia, spiegò, non si combatte con gli strumenti tradizionali. L’austerità e i vincoli di bilancio non valgono  più quando, nelle nostre città  e  campagne, imperversa una subdola pestilenza. Ed in quell’occasione, accennando al  “debito buono”, gettò le basi per questo gigantesco Piano di Rinascita europeo. Ecco, in poche parole, l’assist di cui ha bisogno l’Italia e soprattutto il Sud per andare in rete. Ci occorre un debito buono per investire nelle infrastrutture, per riformare la Sanità,  per mettere in campo un coraggioso piano per i giovani, per far rinascere, con la transizione ecologica, le nostre città e le nostre campagne. Draghi ha  idee  molto chiare anche in tema di politica meridionalista.  Intanto ha messo un punto fermo e cioè che lo Stato sociale non si tocca. Ciò che va smantellato, soprattutto al Sud, è lo Stato assistenziale, la burocrazia lenta e inconcludente, quella mentalità affarista e truffaldina che nutre sempre più le organizzazioni criminali. In questi giorni abbiamo letto tante interviste su di lui. Nei prossimi mesi il Governo sarà messo alla prova su due delicatissimi fronti: la campagna di vaccinazione e il Recovery Plan. Ma Draghi ha fatto capire che non chiederà  lacrime e sangue. Al contrario, farà di tutto per favorire la rinascita e la speranza nel nostro futuro. Due sentimenti preziosi che, in questi mesi drammatici, una politica sempre più litigiosa e inconcludente non è più in grado di suscitare.

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