mercoledì, 12 Maggio, 2021
Cultura

Crollano i consumi culturali, ma non si spegne il desiderio di cultura degli italiani

Nell’anno della pandemia, come era prevedibile, i consumi culturali sono drasticamente calati a
causa delle misure adottate per fronteggiarla.

Se, infatti, l’editoria sta reagendo bene alla crisi, non può dirsi altrettanto per gli altri comparti.
L’istantanea sul mondo culturale dell’Osservatorio Impresa Cultura Italia-Confcommercio, in
collaborazione con Swg, ci racconta di un settore messo in ginocchio dalla crisi pandemica:
dimezzati i consumi in cultura (-47%), passando da una spesa media mensile per famiglia di 113
euro nel dicembre 2019 a circa 60 euro nel dicembre 2020.

Analizzando i dati nello specifico, il quadro è allarmante. Tra le modalità di fruizione tradizionali,
solo la lettura resiste: si registra un aumento, rispetto al 2019, del 9% per i libri e del 12% per i
giornali, con una preferenza per il cartaceo, seppure un italiano su tre utilizzi anche il digitale.
Andamento confermato da uno studio Capell-Aie il quale rileva che a ottobre la percentuale di
cittadini che dichiara di aver letto un libro (compresi eBook e audiolibri) negli ultimi dodici mesi si
attesta al 61%, contro il 58% del 2019 e il 55% del 2018.

Mentre si assiste a un crollo degli spettatori di circa il 90% per cinema, concerti, teatro e forti
riduzioni di spesa, con punte di oltre il 70%, da parte dei consumatori tra dicembre 2019 e
settembre 2020.

In calo tutte le forme di abbonamento a servizi culturali a pagamento. Unica eccezione è
rappresentata dalla TV in streaming, per cui si rileva un aumento del 17% rispetto a dicembre
2019, con un terzo di italiani che ricorre alle piattaforme in streaming a pagamento, mostrando
maggiore interesse per questo tipo di offerta televisiva rispetto a quella generalista.

Dall’analisi si evince che la fruizione tradizionale della cultura è stata accantonata, e la visione di
spettacoli dal vivo, opere, balletti e musica classica è diventata prerogativa del web e della TV.
Questa tendenza era stata già segnalata nei mesi estivi da un’altra indagine di Impresa Cultura
Italia-Confcommercio e Swg: ben il 34% degli intervistati ha utilizzato principalmente le
piattaforme in streaming a pagamento. Un aumento dei consumi televisivi del 47% e dell’ascolto
di musica del 7%.

Questi numeri dimostrano che, seppure la fruizione tradizionale di cultura sia in crisi, non
diminuisce negli italiani il desiderio di divertimento, relax, contenuti culturali. Per non rinunciarvi,
si sono dovuti adeguare al cambiamento imposto per far fronte alla pandemia e si sono avvicinati,
più di quanto non fosse già avvenuto, a forme e canali innovativi.

Il problema, però, è che se la tecnologia è salvifica per interi settori, per altri non può essere la
soluzione. Il digitale ha fatto registrare numeri crescenti per diverse attività, ma si è rivelato un
flop per gli spettacoli dal vivo e le visite guidate a musei e siti archeologici.

«Il digitale è stato il compagno di una fase difficilissima per tutti noi – ha ammesso Carlo Fontana,
presidente di Impresa Cultura Italia-Confcommercio – e ha dimostrato di poter essere, utilizzato
con sapienza, un ottimo canale di diffusione della cultura. Ma alcune esperienze, come lo
spettacolo dal vivo, difficilmente possono essere mediate da uno schermo».

Certe esperienze culturali diventano significative solo quando c’è il contatto diretto con il
pubblico; ricorrere ad altre modalità di fruizione, che inevitabilmente creano un filtro, può essere
una soluzione temporanea per garantirne la sopravvivenza, ma alla lunga ne causa l’indebolimento
e la scomparsa.

Eppure il Governo non accenna ad allentare, confermando inevitabilmente, anche per la prima
parte del 2021, una tendenza in calo per queste attività. Tra l’altro, attività che, come dimostrato da un’indagine condotta da AGIS – Associazione generale italiana dello spettacolo, si svolgono in
luoghi sicuri in cui il distanziamento è possibile e il rischio di contagio quasi nullo.

«È stata fatta una politica di ristori, ma non è sufficiente – ha dichiarato Carlo Fontana -. Oggi è
necessaria una strategia con una serie di interventi che consentano una ripartenza delle nostre
attività perché la popolazione non può essere ancora per lungo tempo privata di quello che è
anche un nutrimento dello spirito».

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