mercoledì, 3 Marzo, 2021
Economia

Economia, l’esperto Artom “Occorre vaccino economico per l’impresa privata”

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“Bisogna iniziare a dare una visione per l’impresa privata del Paese, a mio parere questo è quello che manca”. Lo ha detto Arturo Artom, consulente economico ed esperto in tecnologie, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano” dell’Agenzia di stampa Italpress.
“Siamo il paese – ha spiegato – delle 4-4,5 milioni di partite Iva. Tutti i nostri stipendi sono pagati dal prodotto interno lordo fatto dal privato. Le pmi in fondo sono ancora qualcosa di sconosciuto”, ha sottolineato, spiegando come questo si sia visto soprattutto durante l’emergenza della pandemia. “Sono stati garantiti molto i dipendenti – ha aggiunto – ma la parte imprenditoriale che ha un rischio e che deve pagare 15-20 buste paga non si è sentita molto supportata. Non c’è la cultura di cosa voglia dire gestire una piccola e media impresa, che significa girarsi e non avere nessuno dietro”.

“Il Recovery plan – ha affermato – ce l’abbiamo già. Quest’anno abbiamo fatto un deficit di circa 10 punti. Il deficit normale annuo era il 2-3%”.
“Si è puntato – ha spiegato Artom – quasi esclusivamente sui sussidi andando a garantire lo stipendio a tutti i dipendenti pubblici e quasi tutti i dipendenti privati. Non si e’ pensato molto alla parte di investimenti e soprattutto a come iniziare a girare queste decine di miliardi per fare in modo che creino di nuovo lavoro e investimenti, quando l’emergenza Covid finirà”.
Uno sguardo, poi, alla questione dei licenziamenti. “Sarà una situazione drammatica”, ha detto, aggiungendo che “l’unico punto sarà la formazione”. “Tra le tante proposte che abbiamo fatto – ha continuato – è piaciuta molto quella di dare una strategia di Silicon Valley per le pmi. Durante la guerra del Golfo – ha ricordato – ci fu una crisi mondiale” e nella Silicon Valley “furono licenziate in una sola sera 70-80 mila persone”. “Si presume che – ha spiegato -, con gli incentivi dati dallo Stato della California, un terzo di queste crearono un’impresa che poi fu la fucina, l’ambiente, l’ecosistema dal quale nacquero tantissime piccole imprese che poi fecero il successo della Silicon Valley del software”.

“E’ un tabù – ha poi aggiunto – ma su alcuni settori dobbiamo fare un forte incentivo fiscale”.
“Il primo maggio – ha sottolineato Artom – dovrebbe essere la festa del lavoro, dei lavoratori ma anche degli imprenditori.
Invece sostanzialmente non c’è mai la festa dell’imprenditore, inteso come valore aggiunto per il Paese. L’Italia storicamente ha questa visione: non da’ un valore aggiunto a chi rischia”.
Per Artom, quindi, “bisogna valorizzare le quattro-cinquemila medie imprese che hanno un migliaio di dipendenti, che esportano, che realizzano una componente del prodotto che poi viene venduto dalla grande multinazionale straniera. Queste aziende, le famose multinazionali tascabili – ha continuato -, sono quelle che possono a loro volta tirare su i propri fornitori, milioni di partite Iva che stanno dietro. Bisogna avere una cultura industriale su questo. Di queste cose non se ne sente mai parlare.
Capendole e conoscendole meglio si può fare politica industriale.
Secondo me – ha aggiunto – è proprio un problema di conoscenza che riguarda sia destra che sinistra”.

Poi Artom ha fatto riferimento al “grande scontro che ci sarà in questo secolo tra il sistema cinese e quello occidentale. In questo momento, per affrontare la pandemia – ha evidenziato -, ha vinto quello cinese, che è riuscito a tenerla sotto controllo. Su questo iniziamo il 2021 come Italia in maniera non semplice”, ha aggiunto. In merito alle misure per fronteggiare la pandemia, secondo il consulente economico, “forse bisognava lasciare un po’ più novembre e chiudere molto dicembre, che è un mese in cui tutti vogliamo andare a fare shopping. Secondo me – ha proseguito – la strategia giusta deve essere vietare la movida e lasciare molta più libertà di spostamento”.
Adesso occorre “un vaccino economico per l’impresa privata”, ha spiegato. “Una visione per l’impresa – ha proseguito – che invece non c’è. Bisogna fare molte più coccole. E’ dal Pil che fa l’impresa privata che tutti noi paghiamo gli stipendi”. Il voto di Artom alla prima ripartizione delle risorse del Recovery plan e
6, perché “sono state tolte” risorse “per aumentare investimenti pubblici su quello che era per l’impresa privata. Sono stati tolti soldi al 4.0, bisogna rimetterli: molta più impresa privata”, ha concluso.

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