lunedì, 26 Luglio, 2021
Politica

Il sovranismo e la destra che si autoesclude

Il sovranismo sarà per la destra l’handicap che il comunismo rappresentò per la sinistra?

Per circa 40 anni in Italia è scattata quella che veniva chiamata “conventio ad exscludendum” nei confronti del Pci. Era una sorta di divieto di imbarcare il Pci al governo, a causa di due fattori: la vicinanza all’Unione sovietica, con l’ostilità verso gli Usa e la Nato, e l’anticapitalismo settario e ideologico.

L’inutilizzabilità del Pci come partito di governo ha bloccato, nel bene e nel male, il sistema politico intorno alla Democrazia Cristiana che è rimasta il perno della politica italiana. Nell’impossibilità di sostituire la Dc con il Pci l’unica alternanza possibile è stata una girandola di alleanze con i partiti laici e socialisti e un carosello tra le diverse correnti della Dc. Non si poteva fare altrimenti.

La svolta sovranista e antieuropea della destra italiana rischia di creare un problema analogo.

Per merito di Silvio Berlusconi e di Gianfranco Fini la destra che Giorgio Almirante aveva guidato con prudenza ma senza strappi netti verso il passato era riuscita a trasformarsi in senso democratico e liberale andando al governo senza contraccolpi di nessun genere.

L’uscita di scena di Fini e lo sbandamento che ne è seguito per quella vasta area che si chiamava Alleanza Nazionale, hanno annullato il lavoro svolto dall’erede di Almirante. Ridotta ai minimi termini, la destra rappresentata da Fratelli d’Italia non è riuscita a trovare uno spazio moderato, da destra moderna, saldamente ancorata al tradizionale europeismo che aveva sempre caratterizzato sia il Movimento sociale che Alleanza Nazionale e si è invece avventurata sul terreno scivoloso del sovranismo. Discorso analogo vale per la Lega che, da forza federalista anche in ottica europea, ha vissuto con Salvini una radicale trasformazione che il vecchio fondatore non ha mai condiviso e che ha snaturato l’originale anche se confusa ispirazione del Carroccio.

La Lega di Salvini è diventata un campione del sovranismo e ha iniziato a seguire una deriva che l’ha portata a simpatizzare verso regimi autoritari e illiberali, una cosa impensabile ai tempi di Bossi.

Purtroppo l’indebolimento di Forza Italia ha tolto alla destra l’ancoraggio centrista che il Cavaliere era riuscito a costruire. E la destra si è messa a cavalcare tigri pericolose.

L’Italia avrebbe bisogno di una destra moderna capace di esprimere in chiave democratica ed europeista gli orientamenti di un ‘opinione pubblica legata ad alcuni valori tradizionali perfettamente compatibili con il mondo libero e democratico e con le nostre alleanze internazionali tradizionali di qua e di là dell’Atlantico. La svolta sovranista con venature illiberali pone una seria ipoteca sull’utilizzabilità di questa destra.

L’alleanza forzata tra Pd e 5 stelle è una conseguenza obbligata della deviazione della destra italiana verso il sovranismo e simpatie illiberali e del venir meno di un solido partito di centro come era riuscito ad essere Forza Italia per quasi 20 anni. Il paradosso finale della destra italiana è che le posizioni più oltranziste sono espresse più dalla Lega che da Fratelli d’Italia e questo peggiora lo scenario. Fino a quando prevarrà la declinazione salviniana, nella forma e nei contenuti, la Lega metterà in secondo piano la sua capacità di interpretare adeguatamente le esigenze di un vasto tessuto sociale produttivo e si dedicherà al facile gioco di far leva sulla componente istintiva e meno razionale del malessere diffuso in vaste aree sociali.

Non è questo ciò che serve all’Italia. Né tanto meno serve al nostro Paese una destra in continua rottura con l’Europa e incapace di prendere le distanze da regimi, personaggi e comportamenti politici che di democratico hanno poco o nulla.

Non ci piace una destra che si renda inutilizzabile per una sana alternanza tra forze di governo e che rischia di bloccare il funzionamento del sistema politico italiano.

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