lunedì, 27 Settembre, 2021
Politica

E se Merkel fosse l’artefice degli Stati Uniti d’Europa?

Quale sarà il futuro politico di Angela Merkel dopo il suo  confermato abbandono della Cancelleria a fine mandato? Tra coloro che, se potessero, non lascerebbero certo scappare la “Mamma” Merkel  ci sono proprio quelli del suo partito la CDU che devono combattere la paura del vuoto. Siccome il Coronavirus mette i cittadini di fronte ai politici, come ciascuna crisi in Germania, la CDU sa che dovrà continuare a governare nei Laender forse a Berlino. Il bavarese Markus Soeder nei sondaggi risulta tra i primi della lista come adatto successore alla cancelleria federale, ma egli (essendo in realtà membro della CSU, il partito bavarese fratello) acuirebbe i problemi della CDU nella ricerca del suo “midollo osseo”. In una recente conversazione coll’ex Sottosegretario alla Presidenza della Repubblica federale, Wilhelm Staudacher, alla domanda perché a Roma la Fondazione Konrad Adenauer (della CDU) non abbia, per motivi anche solo pratici, una sede comune con la Fondazione Hans Seidel (della CSU) la risposta è stata: le due Fondazioni sono concorrenti!!!

A cosa mira veramente la CDU? Profughi e migranti, diversità culturale (un tema eterno in Germania dai tempi del Ministro Kanther), politica per l’ambiente, politica dei diritti umani e savoir-faire con i dittatori, NATO e/o Comunità Europea di Difesa, una Europa del debito comune oppure a due velocità, gli USA come partner o come rivali? La crisi d’identità democristiana non è ancora superata, una prevedibile e possibile coalizione con i Verdi (che hanno ripreso peso politico, sia in termini di voti, sia in termini di consenso generale e trasversale) porterà una salutare effervescenza nella politica ambientale, ma nella politica interna del partito ciò causerà ulteriori tensioni.

Ad Annegret Kramp-Karrenbauer, successore della Merkel alla guida del partito, è mancata l’autorità per mettere in moto un rinnovamento interno. Chi saprà comprendere e guidare la CDU che si deve confrontare con attualità spesso poco gradevoli? Friedrich Merz, della Renania, è per via di interessi economici privati quasi bruciato, Armin Laschet da Duesseldorf non ha perso la caratteristica asprezza, Norbert Roettgen è un esperto di politica estera, non ha alcuna visione di politica interna, neanche pragmatica, inoltre gli mancherebbe come intellettuale l’appoggio dei funzionari di partito. Forse alla fine arriva primo proprio il Ministro della Sanità Spahn che nella pandemia da Coronavirus ha assunto e ben giocato il ruolo di…  “Babbo” della Repubblica.

La Cancelliera ha sempre avuto, nelle migliori tradizioni tedesche, un rapporto speciale con l’Italia. Gliene hanno dette di tutti i colori, anche persone che in realtà conoscono minimamente la storia e l’economia tedesca. Ma Angela Merkel è sempre venuta in Italia, e non solo in vacanza nella amata Ischia, ma ad esempio ad Assisi in occasione della visita del Re di Giordania Abdallah: era visibilmente soddisfatta e grata. Sino ai tempi del Corona quando ha elogiato l’Italia settembrina per la sua gestione ottimale iniziale, esortando i suoi connazionali ad andare in vacanza in Italia. Ha poi esortato gli industriali tedeschi, leggi BDI, ad agevolare l’Italia senza frapporre restrizioni ché in caso contrario “ l’industria tedesca specialmente del Baden-Wuerrtemberg e della Baviera, ne avrebbero risentito non leggermente”. Circa il 40% delle subforniture a Stoccarda ed a Monaco provenivano ancora nel 2018 dalle regioni del Centro-Nord italiano.

Si sa che non mira neanche alla Presidenza della Repubblica, potrebbe è vero, ma è credibile che voglia prendersi del tempo per una vita “normale”, non politica. Anche in Germania, come in Inghilterra, non si è sanamente politici a vita. La Statista Merkel ha già un successore, nel medio periodo, quella Ursula von der Leyen che volle come Ministro della Difesa e che ha inviato, al suo posto, ai vertici della Commissione. La von der Leyen, come narra con disinvolta sicurezza Salvatore La Ferrera, forse l’imprenditore più facoltoso di Amburgo, si dimetterà un anno prima – facile previsione – si presenterà candidata alla Cancelleria e vincerà le elezioni federali.

Corre voce che gli imprenditori Tedeschi e quelli Italiani, ad alto livello, vorrebbero chiedere alla Alma Mater Bononiensis, la più antica delle Università europee, di concedere ad Angela Dorothea Merkel la Laurea honoris causa in Economia in cambio – dolce ricatto – di un impegno espresso nella Laudatio che ella voglia occuparsi della Riunificazione Europea, della ricostruzione di una idea, ora sfilacciata, di Europa sul solco dei Padri Fondatori e che ella possa proprio partire dalla grave negatività della pandemia per trasformarla, elaborando politiche di solidarietà sociale attiva, in una positività. 

Ci sembra esistere un vincolo logico, quasi un imperativo kantiano, in questo: da Statista non potendo realizzare il  miracolo della Riunificazione Tedesca in quanto già compiuto dal suo mentore e padrino politico Helmut Kohl, non può non desiderare di suggellare con un gesto finale che rimarrà nella Storia Europea e mondiale una riunificazione di più ampia portata, ambiziosa e difficoltosa: quella ineluttabile degli Stati Uniti d’Europa. 

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