martedì, 28 Maggio, 2024
Sanità

Dopo i tagli. Sanità pubblica seconda, il sorpasso dei privati. Calano medici, infermieri, ospedali e assistenza. La crisi inarrestabile e pericolosa del SSN

Perde la sanità pubblica, vince il privato. Scendono le strutture ospedaliere salgono le cliniche. Calano gli occupati nel servizio sanitario nazionale aumentano in quello privato. Non c’è bisogno di far ricorso ad equazioni o all’algebra per comprendere come la Pandemia in Italia abbia provocato morti, molti dei quali tra medici del servizio pubblico, e mandato gli ospedali in tilt. Il tutto si riduce ad una parola: tagli. I dati sono quelli dell’ultimo annuario statistico del Servizio sanitario nazionale 2018 che il Quotidiano Sanità ha posto a confronto con la stessa pubblicazione di cinque anni prima. Il rapporto è sbalorditivo a dimostrazione che i mali della sanità pubblica in Italia hanno responsabilità chiare dovute a riduzioni di ospedali, di strutture pubbliche, di personale e di tutto ciò che era stato ritenuto non utile per i bilanci il cui obiettivo era solo uno, quello di fare economia attraverso drastiche riduzioni lineari. Così l’elaborazione del Centro studi QS sui dati dell’Annuario del Servizio sanitario Nazione 2018 del Ministero appena pubblicato con l’analogo del 2013, dimostrano il pubblico perde “il 5,2% delle strutture mentre il privato cresce del 7,2%. Brusco calo anche dei medici di famiglia: se ne sono persi oltre 2mila”. In altri versi dopo le politiche di tagli e riduzioni in Italia ci sono meno ospedali, meno personale con il settore pubblico che perde terreno a scapito del privato che balza in avanti.

“In cinque anni, dal 2013 al 2018, il Servizio sanitario nazionale”, si legge nel rapporto QS di Luciano Fassari, “ha perso 74 strutture di ricovero (45 pubbliche e 29 private), 413 strutture di specialistica ambulatoriale (316 nel pubblico e 97 nel privato). Nel settore dell’assistenza territoriale residenziale le strutture pubbliche si sono ridotte di 159 unità, mentre quelle private sono aumentate di 837; per l’assistenza territoriale semiresidenziale si registra -30 nel pubblico e +289 nel privato; per l’altra assistenza territoriale -87 pubbliche e +6 private; per l’assistenza riabilitativa +9 pubbliche e + 69 private”. Insomma il pubblico arranca mentre gli investitori privati nella sanità vanno al galoppo.

“In valori assoluti il pubblico conta in tutto 11.403 strutture sanitarie e il privato 15.808”, prosegue l’elaborazione, “Ma l’emorragia del Sistema sanitario non si ferma qui. I posti letto ospedalieri tra pubblico e privato tra il 2013 e il 2018 sono scesi di 13.457 (di cui 10 mila solo nel pubblico). In calo anche il personale dove si registrano 22.246 unità in meno”. È ancora, “Sempre in cinque anni mancano all’appello 2.216 medici di medicina generale che nel 2018 sono 42.987 contro i 45.203 del 2013, si registrano -206 pediatri di libera scelta (sono 7.499 nel 2018, erano 7.705 nel 2013), 304 medici di guardia medica in più.

Si registra poi un calo anche nelle prescrizioni farmaceutiche con 31,7 milioni di ricette in meno (-0,5 procapite) per un valore ridotto di 1,2 miliardi e la riduzione di costo di circa 1 euro per ricetta”. Ad aumentare invece il ricorso all’assistenza domiciliare integrata con 278 mila casi trattati in più per un totale di 1.010.724 perse assistite.

Questi i dati dell’Annuario del Ssn 2018 

Le strutture censite: risultano pari a: 995 per l’assistenza ospedaliera, 8.801 per l’assistenza specialistica ambulatoriale, 7.512 per l’assistenza territoriale residenziale, 3.145 per l’assistenza territoriale semiresidenziale, 5.613 per l’altra assistenza territoriale e 1.145 per l’assistenza riabilitativa (ex. art. 26 L. 833/78). Per quanto riguarda la natura delle strutture, sono in maggioranza pubbliche le strutture che erogano assistenza ospedaliera (51,8%) e le strutture che erogano altra assistenza territoriale (87,0%). Sono in maggioranza private accreditate le strutture che erogano assistenza territoriale residenziale (82,5%) e semiresidenziale (69,9%) e le strutture che erogano assistenza riabilitativa (77,5%).

Pubblico privato

Nel 2018 l’assistenza ospedaliera si è avvalsa di 1.059 istituti di cura, di cui il 48,6% pubblici ed il rimanente 51,4% privati accreditati. Il 63,5% delle strutture pubbliche è costituito da ospedali direttamente gestiti dalle Aziende Sanitarie Locali, il 10,3% da Aziende Ospedaliere, ed il restante 26,2% dalle altre tipologie di ospedali pubblici. Il S.S.N. dispone di circa 190 mila posti letto per degenza ordinaria, di cui il 21,4% nelle strutture private accreditate, 12.541 posti per day hospital, quasi totalmente pubblici (89,2%) e di 8.510 posti per day surgery in grande prevalenza pubblici (77,5%). A livello nazionale sono disponibili 3,5 posti letto ogni 1.000 abitanti, in particolare i posti letto dedicati all’attività per acuti sono 2,9 ogni 1.000 abitanti.

Indicatori territoriali

Molise (4,0 posti letto) mentre Calabria (2,9 posti letto), Campania (3,1) e Puglia (3,1) fra le Regioni con la minor disponibilità di posti letto. A livello nazionale i posti letto destinati alla riabilitazione e lungodegenza sono 0,6 ogni 1.000 abitanti con notevole variabilità regionale.

Le apparecchiature

tecnico-biomediche (nelle strutture ospedaliere e territoriali ) risulta in aumento nel settore pubblico, ma la disponibilità è fortemente variabile a livello regionale. Esistono circa 98,0 mammografi ogni 1.000.000 di abitanti con valori oltre 160 nella Regione Valle d’Aosta.

L’area dell’emergenza

il 53,2% degli ospedali pubblici risulta dotato nel 2018 di un dipartimento di emergenza e oltre la metà del totale degli istituti (65,2%) di un centro di rianimazione. Il pronto soccorso è presente nell’ 80,0% degli ospedali. Il pronto soccorso pediatrico è presente nel 17,3% degli ospedali. Dai dati di attività delle strutture con pronto soccorso si evidenzia che nel 2018 ci sono stati circa 3,4 accessi ogni 10 abitanti; di questi quasi il 13,5% è stato in seguito ricoverato. Quest’ultimo indicatore si presenta altamente variabile a livello territoriale: a fronte di una percentuale di ricovero pari al 11,2% registrato nella Regione Piemonte si raggiungono valori pari a 18,8% nella Regione Sardegna.

Medicina generale

In media a livello nazionale ogni medico di base ha un carico potenziale di 1.232 adulti residenti. A livello regionale esistono notevoli differenziazioni: per le Regioni del Nord, fatte salve alcune eccezioni, gli scostamenti dal valore medio nazionale sono positivi. In particolare si evidenzia la Provincia Autonoma di Bolzano con 1.636 residenti adulti per medico di base: va però tenuto presente che in detta Provincia Autonoma il contratto di convenzione con il SSN dei medici di base stabilisce quale massimale di scelte 2.000 assistiti. In tutte le Regioni del Sud, ad eccezione della Regione Sardegna, il carico potenziale dei medici di medicina generale è inferiore al valore medio nazionale; la Regione Molise in particolare registra il valore minimo di 1.021 residenti adulti per medico.

Il servizio di guardia medica

garantisce la continuità assistenziale per l’intero arco della giornata e per tutti i giorni della settimana: esso si realizza assicurando interventi domiciliari e territoriali per le urgenze notturne festive e prefestive. L’attività di guardia medica è organizzata nell’ambito della programmazione regionale per rispondere alle diverse esigenze legate alle caratteristiche geomorfologiche e demografiche. Nel 2018 sono stati rilevati in Italia 3.006 punti di guardia medica; con 11.837 medici titolari ovvero 20 medici ogni 100.000 abitanti. A livello territoriale si registra una realtà notevolmente diversificata sia per quanto riguarda la densità dei punti di guardia medica sia per quanto concerne il numero dei medici titolari per ogni 100.000 abitanti.

L’assistenza domiciliare

integrata è intesa come l’assistenza domiciliare erogata in base ad un piano assistenziale individuale attraverso la presa in carico multidisciplinare e multi professionale del paziente. Sono comprese anche le cure palliative domiciliari e i casi di dimissione protetta. Il piano assistenziale consiste nella definizione di un insieme organizzato di trattamenti medici, infermieristici e riabilitativi, necessari per stabilizzare il quadro clinico, limitare il declino funzionale e migliorare la qualità della vita. In generale le ipotesi di attivazione dell’intervento si riferiscono a malati terminali, incidenti vascolari acuti, gravi fratture in anziani, forme psicotiche acute gravi, riabilitazione di vasculopatici, malattie acute temporaneamente invalidanti dell’anziano e dimissioni protette da strutture ospedaliere. Nel corso del 2018 sono stati assistiti al proprio domicilio 1.010.724 pazienti, di questi l’82,4% è rappresentato da assistibili di età maggiore o uguale a 65 anni e il 17,6% è rappresentato da pazienti terminali. Mediamente a ciascun paziente sono state dedicate circa 20 ore di assistenza erogata in gran parte da personale infermieristico (13 ore per caso). In particolare, le ore dedicate a ciascun assistito anziano sono state 18, di cui 12 erogate da personale infermieristico, mentre le ore dedicate a ciascun malato terminale risultano pari a 25, di cui 18 erogate dal personale infermieristico.

Condividi questo articolo:
Sponsor

Articoli correlati

Un milione di euro da Atlantia per l’assistenza ai profughi

Redazione

Pronto soccorso, mancano 2 mila medici

Maurizio Piccinino

Disturbi mentali in aumento. Emergenza, pochi medici e pochi fondi

Angelica Bianco

Lascia un commento

Questo modulo raccoglie il tuo nome, la tua email e il tuo messaggio in modo da permetterci di tenere traccia dei commenti sul nostro sito. Per inviare il tuo commento, accetta il trattamento dei dati personali mettendo una spunta nel apposito checkbox sotto:
Usando questo form, acconsenti al trattamento dei dati ivi inseriti conformemente alla Privacy Policy de La Discussione.