martedì, 26 Gennaio, 2021
Salute

Salute e vaccino: impariamo dalla Germania

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Tra Italia e Germania c’è una continua competizione e non sempre finisce 4 a 3 come avvenne il 17 giugno 1970 a Città del Messico. Quella sulla gestione della pandemia, ad esempio, ci vede finora perdenti per 3 a 0.

È vero che il virus in primavera aveva colpito con circa un mese di ritardo i nostri amici tedeschi. Ma loro hanno saputo imparare dai nostri errori e, senza isterie, si sono rimboccati le maniche per fronteggiare il virus in modo efficiente e razionale. La loro gestione è in assoluto la migliore al mondo, dati alla mano.

Il numero di morti per milione di abitanti è bassissimo: 171, contro i nostri 825. I contagiati sono 11.111 per milione di abitanti, da noi sono 23.315. Solo nel numero dei tamponi noi siamo di poco più avanti, 337.410 rispetto ai 315.378 sempre per milione di abitanti. Magra consolazione, anche perché il tracciamento risulta più selettivo ed efficace da loro che in Italia.

Eppure anche in Germania esiste il problema di una sanità che ha regole diverse a seconda dei 16 Länder (Stati federati). Ma il loro sistema sanitario funziona molto meglio.

Il 90% della popolazione è assicurata in un complesso sistema di casse mutue (oltre 130) in cui vengono versati contributi obbligatori pari al 15/16% del reddito. La metà è a carico del datore di lavoro l’altra metà la paga il dipendente. Chi non lavora è coperto dall’assicurazione pagata dal familiare di cui è a carico. I non residenti disoccupati non hanno diritto all’assistenza ma devono pagarsela. Le mutue finanziano prestazioni mediche e paramediche di base. Gli specialisti sono convenzionati con le compagnie assicurative e le tariffe professionali sono fissate per legge, evitando così il ricorso ai pagamenti in nero. Il sistema delle casse mutue è sia pubblico che privato. In Germania c’è un eccesso di medici rispetto alla carenza che si registra in Italia. Non sono tutte rose e viole gli ospedali tedeschi che a volte non brillano per efficienza.

Ma la capacità di reazione del sistema sanitario tedesco alla pandemia è stata incredibile. A marzo disponevano di 28 mila posti di terapia intensiva contro i nostri 5.000. Ora sono 40.000 mentre i nostri, sulla carta possono arrivare a 11.000. Fiore all’occhiello della sanità tedesca è la capillare presenza sul territorio con 389 Gesundeheitsämter, una specie di ASL, una rete che però durante la pandemia si è rafforzata assumendo diecimila persone per assicurare un efficace tracciamento dei contagi. Nonostante questo, anche la Germania è stata colta di sorpresa dalla seconda ondata, ma disponendo di grandi mezzi ha potuto fronteggiarla meglio di quanto non stia avvenendo da noi. E il loro lockdown ha lasciato aperti asili e scuole.

Ora la sfida si sposta sulla vaccinazione. Il Governo federale, insieme a quelli dei singoli stati, sta predisponendo una struttura gigantesca di presidi con una straordinaria mobilitazione di personale per effettuare la vaccinazione di massa in tempi record, utilizzando perfino aeroporti dismessi.

La prossima competizione si giocherà proprio sulla capacità di bruciare i tempi per raggiungere la più ampia copertura vaccinale possibile in modo da consentire il ritorno alla normalità non solo per la vita sociale ma anche per le aziende produttive e il commercio.

L’Italia per ora non sembra aver messo in piedi una rete ben strutturata per distribuire e somministrare i vaccini a marce forzate. Facciamo ancora in tempo a correre ai ripari per arrivare, ai primi di gennaio, -manca pochissimo- con una macchina pronta a vaccinare decine di milioni di persone, entro la primavera.

Il Paese che prima degli altri avrà raggiunto una copertura molto ampia sarà anche quello che ripartirà prima. Non possiamo sbagliare anche questa volta. I nostri esperti studino il modello tedesco e ne traggano, umilmente, lezioni utili.

Se perdiamo questa partita ne pagheremo le conseguenze per anni.

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