sabato, 27 Febbraio, 2021
Attualità

Covid e futuro

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L’impennata della pandemia, che ha una dimensione planetaria, vede, nel nostro Paese e non solo, un’opinione pubblica confusa, depressa e disorientata anche per il succedersi di decisioni fra di loro contrastanti e destinate a cambiare nel giro talvolta di pochi giorni, cui si aggiungono le opinioni diverse degli scienziati.

A differenza della primavera scorsa, molta gente fa fatica ad accettare nuovamente orizzonti temporali angusti che vedono la sospensione di modelli di esistenza normali caratterizzati dalla libertà delle scelte, dei movimenti, delle opportunità, dal riaffiorare dell’angoscia per un morbo odioso e sfuggente che incide sugli affetti familiari e sul conforto delle amicizie, incidendo particolarmente nelle sensibilità di chi è in condizione di fragilità, come i ragazzi, cui è sottratta l’educazione alla socialità che si costruisce sui banchi di scuola e gli anziani, specialmente quelli che già soffrono il confinamento in residenze assistenziali, che, in vari casi, sono veri e propri lager.

Gli italiani, in particolare, scoprono nella conflittualità fra Stato centrale, Regioni e Comuni la pochezza di tanta parte della loro classe dirigente, i vuoti e le sofferenze di un sistema sanitario che, nelle file delle ambulanze all’esterno degli ospedali o nelle attese estenuanti per i tamponi o i vaccini contro l’influenza, si manifesta tutt’altro che capace di assicurare l’universalità delle prestazioni a tutti i cittadini.

In particolare, sta emergendo tutta la portata dell’utopia regionalista, quella che ha ispirato la potestà delle Regioni in materia sanitaria, con il risultato di creare così 20 sistemi diversi e presentando esempi intollerabili di cattiva gestione nonostante l’impegno civile e la qualità professionale di tanti suoi addetti.

Certo è che, speriamo al più presto, si potrà uscire da questo buio tunnel, con lo strumento di un vaccino che si spera finalmente disponibile nei primi mesi dell’anno prossimo e con nuovi presidi terapeutici. Ma ne usciremo in un panorama di acute sofferenze sociali e con una necessità di ricostruire le ragioni della speranza e della solidarietà civile.

Un compito, questo, che chiama la politica a cambiare con coraggio tutto quello che è diventato intollerabile. Proprio ieri l’Unione Europea ha denunciato l’incapacità dell’Italia a spendere perfino i fondi ordinari per la coesione, quelli destinati ai piani di sviluppo delle Regioni: siamo sotto di 10 punti rispetto ai nostri partners europei.

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