martedì, 20 Ottobre, 2020
Attualità

La grande ipocrisia

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C’è una vittima vera della marea montante di disinformazione, calunnie, travisamento della storia e della realtà che passa attraverso le tradizionali e nuove forme di comunicazione e che intossica i tanti che ne sono condizionati: questa vittima è la Chiesa cattolica.

Bersaglio privilegiato di questa che appare come una strategia della calunnia e della falsificazione è l’attuale Pontefice e le figure più prestigiose ed eminenti del mondo cattolico dell’ultimo secolo e del primo ventennio di quello attuale, dipinte come esemplari quanto a corruzione o incapacità, in ogni caso segno di quello che viene descritto come il declino inarrestabile della fede cattolica.

Per stare all’attualità si è accreditata, con campagne di stampa sui mezzi tradizionali di comunicazione e una tambureggiante ed offensiva sui social, l’immagine di un clero incline alla pedofilia o ad altre devianze sessuali, colpevole di corruzione, di evasione fiscale, di cinico sfruttamento della credulità popolare.

Esemplare la vicenda del Cardinale Pell, primate dell’Australia, accusato di connivenza con pedofili e sottoposto ad un lungo linciaggio mediatico e perfino al carcere, ma infine, dopo anni di umiliazioni e di sofferenza, prosciolto da ogni ipotesi di reati dalla Corte suprema del suo Paese.

Sembrerebbe, a dare retta ai promotori di questa valanga di fango, che pedofilia e clero cattolico siano due facce della stessa medaglia, tacendo colpevolmente su quanto questo vizio sia diffuso nella società e anche in altre confessioni e come, invece, sia fruibile sui social dove è fiorente uno squallido mercato del sesso: un mercato per tutti i gusti e le perversioni possibili, che qualunque minore può scoprire attraverso il suo computer.

Ovviamente, queste considerazioni non tolgono nulla alla responsabilità di quegli ecclesiastici, una minoranza in termini assoluti, che siano riconosciuti dalla giustizia colpevoli di questo odioso tradimento alla loro missione e alla loro vocazione.

La stessa riflessione vale per le recenti vicissitudini finanziarie che hanno riguardato la Santa Sede, anche qui presentate come frutto di incapacità coniugata con una malizia diretta al raggiungimento fraudolento di utili personali o familiari.

Sull’accertamento delle responsabilità che Papa Francesco intende perseguire con rigore, dovrà ora pronunciarsi l’Autorità giudiziaria del Vaticano.

Sarebbe però segno grave di ipocrisia e di mala fede ignorare come tutte le istituzioni ecclesiastiche abbiano avuto come costante, ad eccezione di alcune mele marce, la valorizzazione delle risorse disponibili per un fine nobilissimo: quello di assicurare vitalità e fruibilità della grande rete di opere di bene, dalle missioni agli ospedali alle organizzazioni caritatevoli e a quelli di promozione sociale che rappresentano spesso, e specialmente nei Paesi e nelle aree del sottosviluppo, la più alta e disinteressata testimonianza di solidarietà verso i poveri, gli ultimi, i perseguitati, gli emarginati dalla forza bruta del denaro, dalle guerre e dalle istituzioni totalitarie.

Quanto al declino della fede è purtroppo un segno della decadenza dei valori, di quella pandemia dell’anima che sta corrodendo la nostra civiltà: a consolarci sono i mille episodi di generosità e di impegno civile e la fede che ci assicura che, alla fine, il male non prevarrà.

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