mercoledì, 20 Ottobre, 2021
Sanità

Il congresso dei medici. Scotti (Fimmg): rimuovere i direttori generali che non assolvono a un dovere di legge. Il segretario: distribuzione solidale del vaccino anti influenzale

“Noi chiediamo con forza  che siano rimossi dai loro incarichi i direttori generali che non  assolvono a un dovere di legge  a un dovere che rimane qualora fossero medici, anche un dovere etico e deontologico rispetto ad altri Medici chiediamo al Governo  che ci sia una commissione di inchiesta perché non si continui a far finta di niente rispetto alla tutela di un settore strategico come il nostro,  rispetto al dover gestire anche per noi la sicurezza nell’attuale fase endemica del Sars-CoV-2”. Attacco frontale quello del segretario della Fimmg, Silvestro Scotti che risuona nella sala del 77° Congresso della Fimmg in corso in Sardegna. Scotti si appella al Ministro della Salute, Roberto Speranza, presente al Congresso affinché si faccia luce sui ritardi, sulle inadempienze e incongruenze che hanno procurato drammi e delicatissimi problemi alla vita e attività professionali dei medici di famiglia. Il segretario della Fimmg, chiede a muso duro anche spiegazioni sul futuro della categoria messa in serie difficoltà dall’emergenza Covid e dal rinvio di decisioni e riforme a favore dei medici di famiglia. Scotti vede nei ritardi e contraddizioni delle scelte governative un attacco alla sua categoria e al lavoro del medico di famiglia.

“Governo e le Regioni, nei loro diversi modelli organizzativi decentrati, chiariscano una volta e per tutte quale ruolo vogliano dare alla Medicina Generale”, ha insistito Scotti, “non vogliamo più accettare che questa valorizzazione sia sempre descritta nella volontà di tutti ma mai realizzata nella pratica della vita quotidiana di questi medici e dei cittadini che essi assistono”. L’analisi di Silvestro Scotti si spinge ad analizzare i fatti accaduti all’inizio dell’emergenza Coronavirus, quando i medici di famiglia si sono trovati a fronteggiare i contagi senza avere una introvabile dotazione adeguata. “Durante quel periodo, in cui le cose dovevano essere sequenziali, anzi ovvie, come quella che un’azienda sanitaria dovesse proteggere tutte le proprie risorse umane, comprese quelle della Medicina Generale, è invece stato necessario intervenire con una legge, per ottenere -come un diritto nostro e come un dovere per i direttori generali- che anche i medici convenzionati fossero protetti.

Ma su questo va detto e non nascosto che l’emanazione di una legge dello Stato non sempre garantisce la sua dovuta applicazione”. Da questa considerazione la presa di posizione di una rimozione “dai loro incarichi i direttori generali che non  assolvono a un dovere di legge”.

La relazione del segretario Fimmg ha toccato poi i punti di merito della professione e le richieste già presentate che però sono rimaste nel cassetto.

“Noi rilanciamo, vogliamo la diagnostica nei nostri ambulatori anche la possibilità di fare i tamponi rapidi, vogliamo il superamento dei piani terapeutici, vogliamo un collegamento con la sanità digitale che crei quell’integrazione vera, cosiddetta “ospedale-territorio”, anche se avrebbe più senso dire “territorio-ospedale. Un investimento che oggi rimane fermo nonostante fosse contenuto nella legge finanziaria dell’anno scorso: mi riferisco ai famosi 236 milioni di euro. Ebbene”, ha sollecitato Scotti rivolto al ministro Speranza, “appare paradossale, che nonostante una legge finanziaria di stanziamento, nonostante una legge che prevede che una parte di quel finanziamento possa essere utilizzato per dare migliori capacità di cura, anche a distanza in periodo Covid, alla medicina di famiglia, a tutt’oggi quelle leggi restino inascoltate”. Sul futuro il segretario della Fimmg è stato chiaro contro ogni tentativo di mettere in difficoltà la categoria. “Assistiamo ad un dibattito parlamentare che mette continuamente in discussione, con decine di emendamenti, il destino, il futuro, la consistenza stessa della Formazione per diventare Medico di Medicina Generale, non appare la soluzione ai nostri problemi anzi dissuade i giovani dall’identificarsi in una figura che in ogni momento potrebbe essere resa equipollente ad altre discipline che, per carità, mantengono le proprie peculiarità di accesso ma mai le concedono a chi si è formato in Medicina Generale e ambiscono invece a creare la possibilità, con modelli di formazione conseguentemente discutibili, di accedere al ruolo di Medico di Famiglia”.

“Forse il Parlamento”, ha sottolineato Scotti, “potrebbe impegnare meglio il suo tempo a ragionare su come accelerare l’ingresso dei nostri giovani, rendendo il Corso di Formazione in Medicina Generale, un corso di Formazione lavoro chiamandolo una volta e per tutte per quello che è specializzazione in medicina generale e, conseguentemente programmandone i numeri e le risorse per le borse in coerenza con i fabbisogni. Fabbisogni che non sono legati ad una maggiore richiesta/offerta di Medici di Medicina Generale quanto piuttosto al notevole ricambio generazionale, totalmente trascurato fino a pochi anni fa e ancora oggi affrontato con soluzioni di finanziamento tampone da definire ogni anno, insufficienti alle carenze che ormai sono presente sul territorio e che il Covid-19 potrà solo accelerare”. Infine l’appello al ministro Roberto Speranza, “Noi ci appelliamo a Lei, perché il Governo e le Regioni, nei loro diversi modelli organizzativi decentrati, chiariscano una volta e per tutte quale ruolo vogliano dare alla Medicina Generale: non vogliamo più accettare che questa valorizzazione sia sempre descritta nella volontà di tutti ma mai realizzata nella pratica della vita quotidiana di questi medici e dei cittadini che essi assistono”.

A conclusione del suo intervento Scotti è tornato sul tema dei vaccini antinfluenzali in farmacia e su come la situazione tra contraddizioni e annunci possa creare non pochi problemi a medici e cittadini. “Anni di faticose campagne vaccinali e di counselling sui pazienti, di lavoro sugli esitanti, oggi sembrano spazzate via con una corsa al vaccino da parte dei nostri pazienti spinti più dalle paure che, in molti casi dalla necessità, ai quali comunque dobbiamo dare risposte e dobbiamo porci il problema di che tipo di risposta dare. Confrontarsi con posizioni che affermano che per vaccinare di più servano più punti di accesso è veramente la soluzione?  Non avere ancora sistemi sincroni tra chi vaccina e chi deve monitorare l’uso delle dosi vaccinali e la garanzia degli aventi diritto all’accesso alla vaccinazione, ci permette davvero di avere punti di accesso non fiduciari, erogatori di una vaccinazione occasionale in assenza di informazioni cliniche personali sui fattori di rischio? Noi crediamo di no. Crediamo invece”, ha concluso Scotti, “che una programmazione più efficiente delle gare regionali, una sintesi successiva in Conferenza delle Regioni con una eventuale distribuzione solidale, ove necessaria, avrebbe creato meno problemi a medici e pazienti”.

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