venerdì, 15 Gennaio, 2021
Società

Mario Serpillo (Uci), Mediterraneo e Europa alla 1ª Festa Nazionale di AEPI. Made in Italy, una sfida da vincere creando futuro

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Presidente dell’UCI-Unione Coltivatori Italiani da oltre venticinque anni, Mario Serpillo è un esperto conoscitore del mondo agricolo italiano, sempre attento allo sviluppo economico sostenibile nel rispetto delle tradizioni dei territori e da qualche anno anche Responsabile Agroalimentare e Pesca della Confederazione AEPI.

Presidente, un altro importante progetto volto a riportare in auge il Mediterraneo ed il Made in Italy e che l’ha visto protagonista della prima Festa Nazionale di AEPI.
“Una tre giorni, a Manduria, fortemente voluta ed organizzata dalla Confederazione e dal Presidente Dinoi, una festa che vuole unire le eccellenze per avere l’eccellenza. Si è parlato di Italia, di lavoro, di ambiente, di salute, di innovazione, di agricoltura, di imprese e poi… di Europa e Mediterraneo: unitamente a Dino Giarrusso, Massimiliano Smeriglio, Maurizio Lupi, Ernesto Auci, Chiara Colosimo, Massimo Salomone, Loredana Vivolo e Leo Spalluto si è disquisito del ruolo strategico dell’Italia tra Europa e Mediterraneo. Un’occasione di confronto, in un anno così difficile e complicato, volta all’intrapresa di un dialogo corale e concreto su un tema essenziale: l’affermazione del ruolo strategico dell’Italia. Una sfida importante, ma inevitabilmente essenziale in un momento che, come questo, richiede prepotentemente ed in modo esplicito una riorganizzazione. La larga eco della storia del Bel Paese, il potenziale evocativo del MADE IN ITALY, il riconoscimento della nostra Dieta Mediterranea, la nostra posizione di dominanza geografica in Europa e nel bacino del Mediterraneo, la nostra capacità di ripartire ed anche l’esemplarità della reazione italiana alla pandemia sono i nostri punti di forza, di partenza e di ripartenza”!

L’Unione europea non sembra più in grado di rispondere in maniera tempestiva e incisiva alle sollecitazioni a cui è esposta oggi, perché ormai rallentata dalle divisioni intestine che sono sotto gli occhi di tutti. Risulta ormai disgregata e fiaccata da movimenti endogeni, oltre che provata dal doloroso capitolo della Brexit.
“L’Europa è e deve restare un modello di sviluppo irrinunciabile per il valore di solidarietà sociale ed umana che esprime e che tutela. Siamo in quello che Marshall MacLuhan aveva individuato come il “villaggio globale” ed è nostra responsabilità considerare tali dinamiche nell’ambito di un contesto non più solo locale. È necessaria, oggi, una diplomazia allargata, che guardi all’assetto politico, economico e sociale. Dobbiamo saper rispondere alle aspettative di tutti: a quelle dei cittadini europei ma anche a quelle dei popoli che difendono il più elementare dei diritti, il diritto alla Vita, e che guardano al Vecchio Continente come l’ultima spiaggia, la soluzione da tentare comunque”.

Rivolgersi agli Stati del Mediterraneo potrebbe costituire il tentativo di sviluppare processi d’integrazione diversi ed addizionali alla UE?
“Questa la sfida ed il disegno culturale/antropologico di UCI e AEPI! Daremo vita alla Fondazione per il Mediterraneo, che avrà l’obiettivo di favorire la reciproca conoscenza e la diffusione delle buone pratiche nelle tecniche produttive dell’agroalimentare. Riteniamo fondamentale individuare quanto prima un nuovo posizionamento per le eccellenze del nostro Paese, come anche per le commodities agroalimentari. Così come riteniamo urgente sostenere interventi mirati ad esaltare il ruolo che la Dieta Mediterranea può avere nel mondo, in quanto vero ambasciatore di un insieme di valori e di produzioni che si riconoscono nel Made in Italy, da leggere non solo come salvaguardia delle nostre grandi tradizioni, ma anche come vero aggregatore socio-culturale da cui partire per proporre una visione comune”.

La finanza, da tempo non più a servizio dell’economia, ha contribuito a creare diseguaglianze e disparità, la rete dei trattati che si sono succeduti da Maastricht in poi ha posto le condizioni perché questo accadesse, creando non l’Europa dei popoli ma stabilendo una pericolosa idiosincrasia tra potere finanziario e proprietà dei mezzi di produzione, di fatto, tagliando fuori dal democratico consesso milioni di cittadini.
“Occorre lavorare per unire, puntando sulla nostra comune matrice culturale, nell’ambito del rispetto delle reciproche differenze. Il motore dev’essere l’Europa e il motore dell’Europa dev’essere l’Italia. Rimanere inerti significherebbe mortificare le intenzioni e le ambizioni di tutte le imprese che rappresentiamo. Toccando con mano e quotidianamente i bisogni di più di 330.000 Imprese e di 12.000 Professionisti, abbiamo già messo in piedi la firma del Patto per l’Export, la partecipazione agli Stati Generali dello scorso giugno e presentato qualche mese fa una proposta di legge per l’istituzione di un Ministero con portafoglio per il Made in Italy, che si occupi di promozione, di  tutela e di azioni diplomatiche e politiche, con approccio unitario. La sfida è importante e ne va dell’assetto del nostro mondo. Per questo, è una sfida da vincere. Ed è questo il momento di creare pensando al futuro”.

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