venerdì, 17 Settembre, 2021
Attualità

Mascherine all’aperto e a nanna alle 23. Le nuove misure anti-Covid che fanno discutere

Se non sarà un nuovo lockdown poco ci manca. 

Il governo sta studiando nuove misure per contenere la diffusione del Covid 19, in seguito al consistente incremento dei casi che si sta verificando negli ultimi giorni, complice anche il consistente aumento del numero dei tamponi. Di chiudere tutto come a marzo per ora non si parla, ma nelle prossime ore potrebbero essere introdotte delle restrizioni molto significative che comunque incideranno notevolmente sulla vita delle persone.

Innanzittutto il Dpcm allo studio, e che dovrebbe vedere la luce fra domani e mercoledì, prorogherà lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021, fatto questo che consentirà in pratica al governo di poter disporre nuove misure di contenimento qualora la situazione dovesse peggiorare ulteriormente, attraverso lo strumento della decretazione emergenziale che diversi costituzionalisti, Sabino Cassese su tutti, hanno giudicato incostituzionale. Per il momento saranno prolungate tutte le misure di sicurezza fin qui imposte, dal distanziamento sociale agli obblighi per attività produttive e  mezzi di trasporto.

Le novità sembrerebbero riguardare l’obbligo della mascherina anche all’aperto (ad oggi risulta obbligatoria soltanto nei luoghi chiusi) e ulteriori restrizioni ai locali della movida e ai ristoranti che potrebbero essere obbligati ad abbassare le saracinesche alle 23.

In più si parla di introdurre anche una sorta di “numero chiuso” per feste private, matrimoni, cerimonie, banchetti, con i ristoranti obbligati ad accogliere un numero minimo di partecipanti.

Misure che comunque fanno sorgere diverse perplessità in ordine all’effettiva efficacia.

L’obbligo delle mascherine all’aperto per esempio è considerata una misura inutile, oltre che controproducente. Addirittura l’Organizzazione mondiale della Sanità a suo tempo espresse forti dubbi circa l’imposizione dell’obbligo di indossarle per chi non era infetto, in quanto rischiavano di dare un senso di sicurezza e di protezione in realtà sbagliato e che portava a trascurare altre forme di protezione, come il lavaggio delle mani considerato prioritario rispetto all’uso della mascherina. Che indossata all’aria aperta non si capisce proprio a cosa possa servire se ognuno cammina per la strada per conto proprio e viene comunque garantito il distanziamento sociale. Ma poi, come spiegare il fatto che per mesi gli esperti ci hanno ripetuto che le mascherine era opportuno indossarle soltanto se strettamente necessario e nei luoghi chiusi, e oggi vengono invece imposte anche per la strada? L’impressione è che, non sapendo come far fronte alla situazione, si ricorra a tutto e al contrario di tutto. Impedendo alle persone anche di respirare.

Ma anche sulla paventata riduzione degli orari di apertura dei locali sussistono molti dubbi. Che senso ha obbligare ristoranti e bar a chiudere alle 23? Che cosa cambia dopo quell’orario? E davvero si può pensare che la chiusura anticipata spedisca i giovani tutti a nanna alle 23? Alla fine il rischio è quello di penalizzare ristoratori ed esercenti dal punto di vista economico, mentre i giovani della movida organizzeranno i loro incontri da qualche altra parte.

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha spiegato che le misure allo studio si rendono inevitabili “per evitare un nuovo lockdown che non dobbiamo permetterci”. Soprattutto il governo guarda con grande preoccupazione in direzione delle scuole dove il rischio di contagio è considerato molto elevato.Da qui quindi le misure in cantiere che però incontrerebbero perplessità da più parti, anche all’interno della stessa maggioranza.

Queste sarebbero soltanto le prime misure, ma già si parla, in caso di un aumento sempre più consistente dei contagi, di tornare a chiudere i luoghi di maggior affollamento, stadi, teatri e cinema e di limitare le attività anche di centri estetici e parrucchieri.

Inoltre è anche probabile che possa arrivare una stretta sui controlli, con l’impiego dell’esercito nelle strade durante il giorno per verificare il rispetto delle misure anti-Covid. Ad ogni modo, se davvero esiste questa necessità impellente di imporre nuove restrizioni alle attività, allora sarebbe opportuno che il governo non si limiti soltanto alle imposizioni, ma studi da subito e con chiarezza interventi economici utili a lenire i danni che i titolari di questi esercizi subiranno a causa delle chiusure. Perché non si può da un lato penalizzare chi lavora in nome della sicurezza nazionale e dall’altro fregarsene se poi subiranno un tracollo economico.

O forse, come ipotizza il quotidiano Il Tempo, le chiusure anticipate e spezzettate apparentemente senza senso, servono proprio ad evitare che da parte degli esercenti possano arrivare richieste di indennizzo altrimenti inevitabili in caso di chiusure totali?

(Lo_Speciale)

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