venerdì, 23 Ottobre, 2020
Politica

Emiliano fa litigare Travaglio e Di Battista. Scontro sul voto disgiunto

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È proprio il caso di dire “c’eravamo tanto amati”. Fra Marco Travaglio direttore de Il Fatto quotidiano, da sempre considerato il giornale di riferimento del Movimento 5 Stelle e Alessandro Di Battista coccolato per anni dallo stesso direttore come miglior leader del popolo grillino, “l’amore politico” sembra essere proprio finito.

A Travaglio non piace infatti la posizione di Dibba considerata troppo “eretica” rispetto alla linea ufficiale del Movimento e di Beppe Grillo in particolare, e così ecco servito su un piatto d’argento ai lettori del giornale un bell’attacco contro quello che per altro è anche un collaboratore di punta de Il Fatto. Tutta colpa del No di Di Battista alle alleanze con il Pd nei territori e alla pratica del voto disgiunto che Travaglio sembra aver sposato in perfetta continuità con l’asse Grillo- Emiliano.

Ma ecco che Dibba ha replicato con un post su Fb in questi termini.

“Stamattina Marco Travaglio mi dedica un editoriale al vetriolo – risponde l’ex pupillo di Beppe Grillo – Evidentemente il fatto che mi sia scagliato contro la logica di votare ‘turandosi il naso’ l’ha fatto indispettire. Travaglio invita gli elettori del Movimento 5 Stelle a votare disgiunto tappandosi le narici. Più precisamente invita i pugliesi a votare Emiliano. Io no. Travaglio compie voli pindarici per lanciarmi addosso il suo J’accuse. Mi descrive un nostalgico dell’opposizione e sostiene che, fosse stato per me, il Movimento sarebbe ancora in piazza ad abbaiare alla luna”.

Di Battista prosegue: “Rispondo concentrandomi soprattutto sulla Puglia. Fitto ed Emiliano (per chi li conosce davvero e soprattutto conosce davvero la Puglia) sono entrambi campioni di politica clientelare. Entrambi si sono riempiti le liste di portatori di voti, dinosauri della vecchia politica, personaggi oscuri ai più ma ben riconoscibili dai pugliesi informati. Travaglio obietta dicendo che il voto disgiunto favorisce il candidato Presidente e non i suoi consiglieri e che Fitto ed Emiliano sono profondamente diversi perché uno è stato magistrato e l’altro imputato. Vero. Nel frattempo sotto indagine c’è finito Emiliano nell’ambito di un’inchiesta sulle nomine nella sanità pugliese”.

Dopo aver fatto un elenco dettagliato di candidati a suo giudizio “impresentabili”, Dibba promuove senza se e senza ma la candidata pentastellata rifiutando la logica del voto disgiunto.

“Antonella Laricchia è una donna pugliese – prosegue ancora – E’ onesta, competente e particolarmente coraggiosa. Non ha barattato le sue/nostre idee in cambio di una poltrona prestigiosa. Gli ‘emissari’ l’hanno raggiunta. L’hanno lusingata, le hanno fatto capire che un passo indietro le avrebbe spalancato porte da win for life. La politica clientelare funziona così. Antonella ha detto no, ha fatto quel che è giusto, non quel che le sarebbe convenuto. Eppure, al posto di essere elogiata, viene vilipesa.  Antonella ha un programma, una visione, progetti innovativi in cantiere, ha tutto quel che manca ai suoi due rivali. Io conosco bene la logica di scegliere il meno peggio. Conosco bene le tentazioni che si nascondono dentro questa logica e ne conosco soprattutto le conseguenze. Scegliere il meno peggio (ammesso che vi sia) porta, lentamente ma inesorabilmente, alla distruzione della forza politica che avalla ragionamenti del genere. Se, dal 2013 al 2018, il Movimento 5 Stelle avesse ragionato con tale logica al governo non ci sarebbe arrivato mai e oggi Conte farebbe ancora l’avvocato, non il Presidente del Consiglio”-

E a Travaglio, per altro tuttora suo direttore, manda a dire: “Come sapete collaboro con il Fatto. Scrivo reportage su questioni di politica internazionale. Il fatto che il Direttore del giornale che pubblica i miei pezzi mi attacchi in questo modo è comunque un bel segnale. Travaglio è persona perbene e decine di volte sono stato d’accordo con lui. Oggi no. Travaglio ha le sue idee, io le mie e le idee sono idee, non dogmi, così come i giornali sono giornali, non il Vangelo”. 

Un divorzio in piena regola dunque fra Travaglio e quello che per lungo tempo è stato il candidato prediletto del giornale, anche più dell’ex capo politico Luigi di Maio? Di certo da questo scontro emerge chiaramente la spaccatura persistente nell’universo grillino fra l’ala cosiddetta ortodossa incarnata proprio da Di Battista, e quella moderata sempre più legata mani e piedi alla logica del centrosinistra e dell’alleanza con il Pd. E da domani si riuscirà forse a capire quanti margini ci sono perché le due anime, sempre più inconciliabili, possano continuare a convivere. 

(Lo_Speciale)

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