sabato, 18 Settembre, 2021
Società

Trasporti, oggi sciopero e disagi. Nei guai 30 milioni di pendolari

Oggi e venerdì sciopero dei trasporti pubblici. Sarà un caos per i grandi centri urbani anche se il blocco dei mezzi pubblici, assicurano i sindacati, sarà fatto in modo articolato e differito per orari e aree geografiche. I disagi con la calura estiva al massimo dell’anticiclone africano saranno, comunque, sempre tanti. A pagarne le conseguenze sarà il popolo dei pendolari, la categoria più penalizzata e bistrattata d’Italia. A spostarsi ogni giorno sono i pazientissimi pendolari: 30 milioni di cittadini che si muovono per lavoro o per studio. Malgrado le politiche sui trasporti, riforme e qualche innovazione, essere pendolari è quasi una maledizione, per i costi, lo spreco di tempo, gli innumerevoli disagi i rischi di incidenti. Per il fatto che la giornata di impegno lavorativo si allunga, sottraendo spazio ad altri interessi e al tempo libero. Infine i costi che sono costantemente in crescita. Due terzi di cittadini si muovono in auto, e per lo più come conducenti, quindi 20 milioni di persone che sono costrette a mettersi al volante, fare il pieno – masticando amaro pensando a tutte le promesse disattese dei governi sui tagli delle accise sui carburanti – oggi, come sempre, chi viaggia ha il problema dei rallentamenti e delle file, di lavori stradali, di viadotti e ponti mal messi, di bufere di pioggia di neve, della nebbia, e ancora più rischiose le grandinate capaci di demolire in pochi secondi vetri e auto. Chi va in treno, malgrado gli spot rassicuranti di Ferrovie, i pendolari ben sanno di vagoni malandati, di ritardi, di linee obsolete, e anche in questo caso dei pericoli. Per i bus locali i pendolari vivono una condizione ancora più dura, tra sovraffollamento, rallentamenti, soste, parco mezzi vetusti, e per la capitale anche il rischio di incendi dei pullman. L’Istituto di statistica (Istat) nella sua sua rilevazione sulla mobilità ricorda che circa 30 milioni di persone ogni giorno si mettono in marcia per raggiungere  il luogo di studio o di lavoro.
Il pendolarismo riguarda oltre la metà della popolazione residente nelle regioni del Nord e nei grandi comuni; percentuali più basse si registrano nel Mezzogiorno e nei comuni di piccole dimensioni. Per tutti il percorso in questi anni si è allungato di chilometri e di tempi.
Negli ultimi dieci anni, conferma l’Istat, sono diminuiti gli spostamenti di durata inferiore ai 15 minuti e sono aumentati quelli diretti fuori comune soprattutto per motivi di lavoro.
L’81% delle persone usa almeno un mezzo di trasporto, soprattutto l’automobile, utilizzata dal 69% degli occupati come conducenti e dal 37% degli studenti come passeggeri.
Tra gli occupati il 73% usa esclusivamente mezzi privati per i propri spostamenti il 7% soltanto mezzi pubblici e il 4% mezzi sia pubblici sia privati.
Quasi una persona si cinque sceglie una forma “attiva” per gli spostamenti: a piedi o in bici.
Le donne, in particolare, al lavoro scelgono modalità più sostenibili. Lo spostamento in auto privata vince su tutti i mezzi di trasporto e niente lo intacca, non le crisi economiche, non i costi di gestione dell’auto, nemmeno i rischi, secondo l’Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti (Isfort) nel rapporto sulla mobilità, due spostamenti su tre si effettuano in auto. I disagi, l’aumento del cisto dei carburanti, la crisi economica, i costi di manutenzione auto, non hanno scoraggiato l’italiano al volante . I diversi mezzi del trasporto pubblico, invece, presentano percentuali di utilizzo frammentate, con una riduzione del peso dei vettori urbani in parte assorbiti dagli spostamenti intermodali. Quanto alla sola mobilità “attiva”, ovvero gli spostamenti a piedi o in bicicletta, la quota di italiani che optano per gli spostamenti “green” si attesta attorno al 20%, in diminuzione nel lungo periodo anche per l’impatto dei processi di dispersione urbana e del conseguente allungamento dei viaggi dei pendolari. Il treno viene preferito ogni giorno da quai 3 milioni di italiani. La Lombardia detiene il record dei viaggiatori su treni locali, 750 mila. A rivelarlo è l’indagine “Pendolaria” 2019 di Legambiente, che almeno per la Lombardia parla di “voglia di treno”, le cifre sono confortanti da 559 mila viaggiatori del 2008 si è passati a 750 del 2019. Stesso discorso per l’Alto Adige, dove dal 2011 i pendolari sono triplicati. Raddoppiati anche gli utenti in Emilia Romagna, mentre in Puglia sono cresciuti di 60mila unità. Numeri ancora bassi rispetto agli altri Paesi europei, colpa secondo i pendolari anche dell’età media dei treni che supera i 40 anni, In Sardegna, addirittura, si arriva a superare i 68 anni. Poi i ritardi dei treni locali che sono costati 327 milioni di euro di penale alle regioni, chiamate a rimborsare i viaggiatori. A scoraggiare i viaggiatori dei treni almeno in alcune tratte i pericoli di linee vecchie con poca innovazione. Le Ferrovie locali sono tralasciate mentre il grosso degli investimenti riguarda la rete autostradale, in molti casi rattoppi e sistemazioni di viadotti, ponti, sede stradale; opere che costano 21 miliardi. A conti fatti, per Legambiente basterebbero molto meno per ridare smalto alle linee ferroviarie locali. Ma per ora nessun cambiamento. Così oggi e domani per molti pendolari lo sciopero dei trasporti sarà un ulteriore guaio, e visto il caldo sarà un inferno.

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