martedì, 22 Settembre, 2020
Società

A cuore aperto: Settembre lo riconosci. Cosa nasce e cosa cade quando ricominci

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Settembre lo riconosci. Ti svegli il mattino presto per anticipare il caldo che salirà di lì a poco invadendo l’aria. Ti alzi, apri le finestre e ti raggiunge la stessa aria d’estate, ma ci percepisci dentro qualcosa di trasparente che cade. E mentre guardi, per cercare di vedere cos’è che sta cadendo, a chi o cosa imputare questa sensazione, ti accorgi di avere gli occhi appena più aperti. La luce strizza meno lo sguardo, che indaga meglio il viale alberato su cui esci a respirare questa mattina d’estate. Sono tutte lì le panchine affollate che si stagliano lungo i marciapiedi, interrotti dalle intermittenze dei bar, bagnati di chioschi che invitano a godere del cocco fresco, bianco cangiante sull’asfalto rigato dagli autobus, avanti e indietro, sul Piazzale dei Cinquecento. Roma e la sua grande stazione, Termini, è un carnevale di abiti e capelli, centinaia di coriandoli mossi dall’aria ancora leggera del primo mattino. Eppure c’è sotto pelle la sottile sensazione di qualcosa che cade. Settembre lo riconosci perché contraddice, sferza, scalda. Eppure cade. Lo riconosci per quello che vive, per quello che accresce, per quello che muore. Lo riconosci per i proponimenti nuovi che ti lascia nelle ossa. E’ un brivido di freddo in mezzo al calore, un fremito che raddrizza la colonna vertebrale e ti alza più dritto verso l’orizzonte. Settembre  è un volto bellissimo segnato da una sola ruga ai lati delle labbra, che non avvizzisce il sorriso, ma riempie la bellezza dello spessore prospettico che viene dalla consapevolezza. Poso la penna per leggere dentro questa giornata e guardare di quali fatti si fa materia il presagio. E questo giorno mi porta le ultime spiagge di agosto vissute tra voglie alternate di libertà e prudenza, mentre il mare accoglie, con la stessa pigra distrazione dalle cose umane, bagnanti e party sugli yacht, gommoni e lacrime disperate, gli stessi morsi di vita, gli stessi esiti di fame, chi a vivere ce la fa e chi a sopravvivere non ce la fa.

La terra oggi invece riporta, come resti di onda, i primi risultati delle indagini sulla morte di Willy, 20 minuti di multipla ferocia contro una testa capace di sentire il grido di aiuto di un amico. Talmente luminosa e viva da strappare la maschera degli zombies che si moltiplicano nel nostro “non è andato tutto bene”. Perché certe luci sono intollerabili per le tenebre. Sulla terra trovo anche Nicolò, candidato al premio Nobel per la pace, che ha fatto di un amore negato un amore moltiplicato per l’umanità, quella ancora viva. Si sommano i vent’anni eterni di Willy e i vent’anni folgoranti di Nicolò, per contare dentro le rughe delle nostre facce quanto ci resta della potenza della nostra gioventù. Quanti valori resistono e accrescono? Quanti ne sono caduti? E restare umani, capaci di compassione è ancora il nostro primo lavoro? L’altra creatura, l’ultima radicalmente terrestre, che mi restituisce la cronaca odierna, è Papillon, “l’orso problematico” che abbiamo di nuovo catturato, per addomesticarlo alla supremazia dell’umano. 

Gli occhi di questo orso sono l’unica cosa che morde feroce il nostro ego. Divengono tutte le onnipotenze dei nostri sguardi con una sola domanda. Sappiamo ancora addomesticare? Riusciamo a creare dei legami paritari, frutto di riti agiti e rispettati in cui l’altro non è oggetto dei nostri bisogni ma soggetto senziente, uguale in cuore, sofferenze e diritti? Sappiamo ancora cos’è la libertà?

Ecco le cose che cadono a settembre: domande a cui ci costringe il momento dei bilanci, dopo il tempo artificioso e pigramente evasivo dell’estate.

Quello che resiste e accresce è la nostra arsura di risposte, le nostre proposte, le nostre promesse, infine le azioni che siamo disposti a fare, i viaggi che sapremo intraprendere dentro e fuori di noi, per la realizzazione delle opere giuste. Per l’insistenza della pietà sulla terra delle nostre coscienze, percossa dalla desertificazione sociale che dall’altra sponda avanza. Perché resista la vita. 

Settembre lo riconosci anche da cosa ricomincia. Oggi torniamo con la nostra rubrica e saremo con voi ogni settimana per raccontarvi l’umanità, quella vera.

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