sabato, 28 Novembre, 2020
Esteri

Germania e Russia ai ferri corti. O no?

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Secondo le ultime informazioni rilasciate dall’ospedale Charité di Berlino Aleksej Naval’nyj sta meglio ed è uscito dal coma farmacologico. Il blogger dissidente russo era stato ricoverato presso il nosocomio tedesco il 22 agosto scorso a seguito di un presunto avvelenamento. Naval’nyj si era sentito male durante un volo partito dalla città di Tomsk e diretto a Mosca. A seguito di un atterraggio di emergenza il blogger era stato ricoverato presso l’ospedale di Omsk con sintomi da presunto avvelenamento. Nei giorni che si sono susseguiti, e soprattutto dopo il trasferimento presso l’ospedale tedesco, i sospetti si sono dissipati e la verità sarebbe emersa confermando l’ipotesi iniziale: avvelenamento.

Gli esami svolti da un laboratorio dell’esercito tedesco, infatti, hanno confermato che Aleksej Naval’nyj è stato avvelenato da un agente nervino denominato Novichok. La sostanza rientra nel novero delle armi chimiche di quarta generazione sviluppate dall’Unione Sovietica nell’ambito di un programma denominato Foliant. Il Novichok è un agente nervino particolarmente aggressivo con tempi di attivazione molto ridotti in grado di essere più tossico, di circa cinque o sei volte, del gas VX. Tale azione viene attribuita alla Russia nell’ambito di una costante operazione di repressione del dissenso politico di cui Naval’nyj rappresenta il principale obiettivo in quanto massimo oppositore del Presidente Vladimir Putin.

Naturalmente l’episodio ha suscitato lo sdegno dell’intera comunità internazionale, soprattutto in considerazione del fatto che questo non è stato il primo caso del suo genere attribuito a Mosca. Si ricorda la recente vicenda dell’ex agente segreto Serghej Skripal e della figlia Yulia, i quali nel 2018 sono state vittime di avvelenamento mediante Novichok a Salisbury in Inghilterra; o quella relativa al dissidente Aleksandr Litvinenko, avvelenato nel 2006 con il Polonio-210. In entrambe i casi i principali sospettati sono i servizi di intelligence al servizio del Presidente Russo. Tra le voci più alte che si sono levate per condannare l’accaduto c’è quella tedesca la quale, in qualità di presidente di turno del Consiglio dell’UE, ha fermamente disapprovato quanto accaduto paventando sanzioni coordinate a livello europeo nei confronti di Mosca. 

Nonostante le minacce di rito Berlino e Mosca sono più uniti di quanto si possa pensare in questi giorni e il cordone ombelicale è rappresentato dal progetto del gasdotto North Stream 2 il quale, con le sue 764 miglia di lunghezza che corrono sotto il Mar Baltico, permetterebbe di raddoppiare la capacità di trasferimento di gas dalla Russia alla Germania. Il progetto da 11 mld di dollari, guidato dal colosso russo Gazprom, è stato fortemente contestato dagli Stati Uniti i quali hanno posto delle sanzioni nei confronti delle aziende che operano per la realizzazione dello stesso in quanto ritengono vada a rafforzare la dipendenza della Germania dalla Russia e, contestualmente, ad arricchire le casse del governo di Mosca. 

Critiche nei confronti della realizzazione del gasdotto sono arrivate anche da importanti esponenti politici tedeschi come Norbert Röttgen, capo della commissione per gli affari esteri in Parlamento, il quale ha suggerito alla Cancelliera di reagire all’azione dissuasiva di Mosca nei confronti di Naval’nyj attraverso una importante presa di posizione relativa al proseguimento dei lavori per la realizzazione della pipeline e concernente i futuri rapporti commerciali ed energetici tra Berlino e Mosca. Tuttavia il modus operandi della Cancelliera Merkel, nei confronti di determinate questioni, è stato sempre orientato a separare le questioni politiche dagli affari, soprattutto nei confronti di Russia e Cina.

Secondo la Merkel è impossibile trascurare i due paesi per ciò che attiene i rapporti economici e commerciali che coinvolgono l’intera UE, anche se gli stessi sono caratterizzati da politiche interne repressive. È evidente, però, che un’eventuale risposta all’avvelenamento del dissidente russo non potrà avere altra forma che quella delle sanzioni economiche. Sarà interessante osservare se l’UE reagirà unita o se ogni Stato perseguirà il proprio interesse nazionale “perdonando” determinate azioni sempre, comunque, tempestivamente condannate. 

Intanto Mosca ha convocato l’ambasciatore tedesco in Russia al fine di ottenere i risultati di laboratorio, e le altre prove che il Ministero degli Esteri tedesco afferma di avere a conferma dell’avvelenamento da Novichock e della responsabilità della Russia. Vedremo chi vincerà questo braccio di ferro.

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