Il Cremlino ha confermato venerdì di essere in contatto con la Turchia riguardo al futuro dei sistemi missilistici russi S 400, dopo che il quotidiano Hurriyet ha riportato che Ankara starebbe valutando la rivendita dei missili di difesa aerea a una nazione del Golfo non specificata. Secondo il giornale turco, l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare “già oggi”, in un tentativo di convincere gli Stati Uniti a revocare le sanzioni imposte nel 2020 per l’acquisto degli S 400.
Quelle sanzioni avevano escluso la Turchia dal programma di produzione dei caccia F 35, segnando uno dei momenti più tesi nei rapporti tra Ankara e Washington. Interrogato dai giornalisti, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha definito la questione “estremamente delicata”, aggiungendo che Mosca “mantiene contatti costanti con la parte turca” e continuerà a farlo.
La dichiarazione riflette la volontà russa di preservare il controllo politico e tecnico sui sistemi d’arma venduti all’estero, considerati strategici per la difesa nazionale. Gli S 400, progettati per intercettare aerei e missili a lungo raggio, sono tra i sistemi più avanzati della Russia. L’acquisto da parte della Turchia nel 2019 aveva provocato una crisi interna alla NATO, poiché l’integrazione di tecnologia russa in un Paese membro dell’Alleanza era vista come una minaccia alla sicurezza condivisa.
La possibile rivendita a un Paese del Golfo – secondo analisti, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti o Qatar – potrebbe rappresentare una mossa tattica di Ankara per riavvicinarsi agli Stati Uniti e ridurre la dipendenza da Mosca, pur mantenendo un ruolo centrale nel mercato della difesa regionale. Per la Russia, invece, la questione tocca la credibilità delle proprie esportazioni militari: un trasferimento non autorizzato potrebbe essere percepito come una violazione contrattuale e un segnale di indebolimento dell’influenza russa in Medio Oriente.





