Le primarie democratiche di New York hanno scosso il partito come un sisma interno. Due deputati di peso — tra cui Adriano Espaillat, presidente del Congressional Hispanic Caucus — sono stati sconfitti da candidati della sinistra socialista, in una notte che molti moderati hanno definito “un terremoto”. Il risultato raddoppia la presenza dei Democratic Socialists of America (DSA) al Congresso e apre una nuova fase di tensione tra l’ala progressista e quella centrista.
Il deputato Dan Goldman, volto dell’establishment, ha perso la rielezione con oltre trenta punti di scarto contro Brad Lander, ex revisore dei conti di New York City. Espaillat è stato battuto più di misura da Darializa Avila Chevalier, giovane attivista sostenuta dal sindaco Zohran Mamdani, che ha appoggiato anche Claire Valdez, vincitrice del seggio lasciato vacante da Nydia Velázquez. Tutti candidati legati al movimento socialista e capaci di mobilitare un elettorato giovane e militante.
La leadership democratica è rimasta spiazzata. Un deputato centrista, rimasto anonimo, ha parlato di “una sconfitta enorme” e di un “campanello d’allarme” per i moderati. Tom Suozzi, co‑presidente del Problem Solvers Caucus, ha invitato la sua area a “svegliarsi” e a tornare a organizzarsi sul territorio.
Dall’altra parte, i progressisti festeggiano. “L’energia del partito è chiaramente con la sinistra”, ha dichiarato Ro Khanna, mentre Pramila Jayapal ha sottolineato il peso dell’organizzazione di Mamdani e la capacità dei candidati di sfidare apertamente l’influenza di AIPAC. Per molti, la serata segna il consolidamento di una nuova generazione di democratici radicali, più ideologici e meno concilianti. Tra i corridoi di Capitol Hill, il clima resta teso. “Chiamarlo mal di testa è un eufemismo”, ha commentato un deputato veterano. “Sarà un’emicrania politica lunga quattro anni.”





