Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha dichiarato di stare “ancora valutando” se ordinare l’arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu durante la sua visita a Manhattan prevista per settembre, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Mamdani, esponente del Partito Democratico Socialista, noto per la sua retorica critica verso Israele, ha affermato al New York Times di essere in “conversazione attiva” con le autorità cittadine e con l’ufficio legale per verificare se la legge gli consenta di agire.
“Credo che Netanyahu debba essere processato all’Aia. È un criminale di guerra incriminato dalla Corte Penale Internazionale”, ha dichiarato. Il sindaco ha precisato che “farà tutto ciò che la legge consente”, ma non intende “scrivere leggi a tal fine”. Durante la campagna elettorale, Mamdani aveva promesso di utilizzare la polizia di New York per arrestare Netanyahu, citando il mandato di arresto emesso dalla CPI nel 2024 per presunti crimini di guerra a Gaza, che gli Stati Uniti non riconoscono. Netanyahu, da parte sua, ha reagito con durezza. In un’intervista radiofonica su 77 WABC, ha accusato Mamdani di “sostenere Hamas” e di “condannare Israele, l’unica democrazia che difende i valori americani”. “Chi odia Israele, in realtà odia anche l’America”, ha aggiunto, definendo le minacce del sindaco “ridicole e pericolose”.
La tensione cresce mentre Netanyahu si prepara a visitare anche Washington entro fine mese per incontrare il presidente Donald Trump, nel primo viaggio ufficiale dall’inizio della guerra con l’Iran. La visita era inizialmente prevista per questo weekend, ma è stata rinviata dopo il posticipo dei funerali del senatore Lindsey Graham. L’eventuale arresto di Netanyahu a New York, se mai venisse tentato, aprirebbe una crisi diplomatica senza precedenti tra Stati Uniti e Israele.





