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Trump shock sull’Iran: “Stanotte morirà un’intera civiltà”

Trump: “Presto Hormuz sarà territorio americano”. Teheran: “Era e resta iraniano”

In Libano 11 morti e 19 feriti nei raid israeliani, Hezbollah minaccia una “risposta adeguata”. In Yemen quattro civili uccisi dai missili Houthi; evacuati a Qusra i cinque italiani assediati dai coloni
domenica, 16 Agosto 2026
2 minuti di lettura

Una volta che avremo finito di sconfiggere l’Iran, presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti”, ha affermato venerdì il presidente americano durante un comizio a Garden City, nello Stato di New York. La Casa Bianca ha poi fatto sapere, attraverso un alto funzionario citato dal Wall Street Journal, che Trump stava scherzando. Teheran ha tuttavia reagito duramente: “Lo Stretto di Hormuz è stato iraniano, è iraniano e rimarrà iraniano”, ha scritto il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi. “Non può essere conquistato con un tweet o una portaerei, né con un decreto presidenziale, né con un discorso in campagna elettorale”. Il passaggio marittimo resta al centro della guerra tra Stati Uniti e Iran, iniziata oltre cinque mesi fa e costata migliaia di vite.

Trump ha ribadito che Washington ne avrebbe il “controllo” e ha assicurato che l’Iran “non avrà mai” l’arma nucleare. “Se dovete pagare un po’ di più per la benzina, va bene. Non mi scuserò mai. Ho preso la decisione giusta”, ha aggiunto. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha intanto precisato che “non è stata ancora presa alcuna decisione sulla ripresa dei colloqui con gli Stati Uniti”. Qatar e Pakistan continuano a fare da mediatori. La tensione investe direttamente anche la navigazione commerciale. Una nave della compagnia petrolifera statale emiratina ADNOC è stata attaccata venerdì sera mentre attraversava Hormuz. L’equipaggio è rimasto illeso e la situazione è stata riportata sotto controllo.

Undici morti in Libano

Si aggrava intanto la situazione nel Libano meridionale. Due attacchi israeliani contro Ansar e Deir al-Zahrani hanno provocato almeno 11 morti e 19 feriti, secondo il ministero della Salute libanese. Ad Ansar un’abitazione è stata distrutta e sono morte sette persone, tra cui tre bambini; a Deir al-Zahrani il bilancio è di quattro vittime e 17 feriti. Il premier Nawaf Salam ha contestato la versione israeliana secondo cui sarebbero state colpite “infrastrutture terroristiche di Hezbollah”: “Le sette vittime dell’attacco al villaggio di Ansar non costituiscono un’infrastruttura militare e le donne e i bambini che sono stati uccisi non sono obiettivi militari”.

L’esercito israeliano sostiene invece di aver reagito a “una grave violazione dell’accordo” da parte di Hezbollah, accusato di aver attaccato le forze israeliane nella zona di sicurezza. Il presidente libanese Joseph Aoun ha definito i bombardamenti un “messaggio chiaro” sul processo negoziale, in vista di un nuovo round di colloqui con Israele sponsorizzati dagli Stati Uniti e previsto a Roma all’inizio di settembre. Hezbollah ha minacciato una “risposta adeguata” e chiesto al governo di Beirut di interrompere quelli che ha definito negoziati “umilianti”.

Yemen, quattro civili uccisi

Nuova escalation anche nello Yemen. Il governo riconosciuto internazionalmente accusa gli Houthi di avere lanciato venerdì sei missili balistici contro il porto di Mocha, sul Mar Rosso, uccidendo quattro civili. Otto persone sono rimaste ferite e due marinai risultano dispersi. Gli Houthi affermano invece di avere preso di mira una concentrazione militare, navi e armi delle forze sostenute dall’Arabia Saudita. Il gruppo filo-iraniano ha inoltre rivendicato un attacco con drone contro un impianto della Saudi Aramco a Najran, in Arabia Saudita, presentandolo come risposta a incursioni aeree saudite sopra il governatorato di Saada. Non sono arrivate conferme da Riad né dalla compagnia petrolifera.

Qusra, evacuati i cinque italiani

In Cisgiordania sono stati trasferiti in sicurezza i cinque italiani rimasti per giorni in alcune abitazioni palestinesi assediate dai coloni a Qusra, a sud di Nablus. Si tratta di quattro donne e un uomo tra i 20 e i 40 anni, presenti come volontari e attivisti. Su indicazione dell’esercito israeliano sono stati spostati in un’altra zona del villaggio non circondata dai coloni. Stanno bene e la Farnesina continua a seguire il caso. Nei giorni precedenti gruppi di coloni avevano bloccato gli accessi ad alcune case palestinesi e interrotto acqua ed elettricità. La Francia ha chiesto l’arresto dei responsabili, mentre l’ambasciatore Usa in Israele Mike Huckabee ha definito quanto accaduto un “atto di terrorismo”. Secondo l’Onu, in Cisgiordania si contano almeno 900 ostacoli fisici tra checkpoint, cancelli e blocchi stradali.

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