Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accusato il sindaco di New York, Zohran Mamdani, di “incitare all’odio” con la sua retorica anti‑israeliana, sostenendo che le sue dichiarazioni stanno dividendo la città e alimentando un clima di insicurezza nella comunità ebraica.
L’accusa è arrivata domenica durante un’intervista a Sunday Morning Futures, dove Netanyahu ha affermato che “un sindaco dovrebbe rappresentare tutti i newyorkesi, non mettere un gruppo contro l’altro”. Secondo il leader israeliano, diversi ebrei americani gli avrebbero confidato di sentirsi “sempre più spaventati”.
Netanyahu ha collegato la retorica di Mamdani all’accoltellamento avvenuto la scorsa settimana fuori da una sinagoga di Manhattan, dove un uomo di 51 anni, Raul Morales, avrebbe ferito un ebreo al petto con un cacciavite gridando “Allah Akbar”. Morales avrebbe pronunciato la stessa frase anche durante un altro attacco contro un uomo asiatico.
Netanyahu ha definito l’episodio “vergognoso” e “grave per la pace”, sostenendo che la retorica del sindaco contribuisce a un clima di ostilità. Mamdani, esponente del Partito Democratico Socialista, aveva dichiarato nei giorni precedenti che New York non possiede l’autorità legale per arrestare Netanyahu in base al mandato della Corte Penale Internazionale (CPI), ma aveva esortato le autorità federali a farlo.
Nel suo discorso, Mamdani aveva definito Netanyahu un “criminale di guerra” e “l’artefice di un genocidio contro il popolo palestinese”, affermazioni che hanno suscitato forti reazioni politiche e mediatiche. Nonostante ciò, Netanyahu ha ribadito di voler partecipare all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a settembre, promettendo di “dire la verità” dal podio e difendere Israele e i suoi legami con gli Stati Uniti.





