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Medio Oriente, tensione alle stelle: oleodotti, Hormuz e nuovi sfollati

Dall’Arabia Saudita allo Yemen, passando per Iran, Gaza e Gerusalemme, si moltiplicano gli attacchi. Gaza, il regista di “Naza”: “Vogliamo proiettare il film in Israele”
mercoledì, 16 Settembre 2026
3 minuti di lettura

L’importante oleodotto saudita Est-Ovest, colpito da un attacco la scorsa settimana, resterà in gran parte fuori servizio per tre-cinque settimane. Lo riferiscono due funzionari della regione all’Associated Press. La linea, lunga 1.200 chilometri e con una capacità fino a 7 milioni di barili al giorno, è strategica per trasferire il greggio verso il Mar Rosso evitando lo Stretto di Hormuz. L’Arabia Saudita ha attribuito l’attacco a droni appartenenti a milizie irachene sostenute dall’Iran. I danni hanno interessato anche un’importante stazione di pompaggio. Secondo uno dei funzionari, l’oleodotto potrebbe comunque operare parzialmente durante le riparazioni. Aramco, che gestisce l’infrastruttura, non ha commentato.

Iran, 22 esecuzioni in due settimane

In Iran sono state eseguite 22 condanne a morte nelle ultime due settimane. Lo denuncia il Consiglio nazionale della resistenza dell’Iran (Ncri), che ha diffuso i nomi dei detenuti. «La Resistenza iraniana rinnova ancora una volta il suo appello all’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Diritti umani, al Consiglio dei diritti umani dell’Onu e alle organizzazioni internazionali per i diritti umani affinché intervengano con urgenza per salvare la vita dei prigionieri nel braccio della morte», afferma l’organizzazione. L’Ncri chiede inoltre che «lo spaventoso bilancio dei crimini del regime» venga deferito al Consiglio di sicurezza dell’Onu e che i responsabili siano chiamati a rispondere dei crimini contro l’umanità.

Araghchi a Pechino per i colloqui con Wang Yi

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sarà a Pechino questa settimana per incontrare il collega cinese Wang Yi. I due ministri si vedranno domani nell’ambito di una serie di colloqui. L’incontro arriva mentre la Cina tenta di favorire una mediazione nella guerra tra Iran e Stati Uniti, in corso da febbraio. Araghchi e Wang Yi si erano già incontrati a luglio.

La Turchia: «Transito libero a Hormuz»

Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha chiesto la fine degli attacchi e il ripristino della libera navigazione nello Stretto di Hormuz. «La recente intensificazione degli attacchi reciproci sta seriamente compromettendo gli sforzi di pace. Tali azioni devono cessare immediatamente», ha detto Fidan a Baku, durante una conferenza stampa con l’omologo azero Jeyhun Bayramov. «È necessario garantire un transito sicuro, ininterrotto e libero attraverso lo Stretto di Hormuz e ripristinare senza indugio lo status quo precedente al conflitto». Fidan ha sottolineato inoltre che la Turchia mantiene «contatti costanti con tutte le parti interessate» per favorire una soluzione diplomatica.

Doha teme una chiusura di Bab el-Mandeb

Il Qatar avverte delle «gravi conseguenze» che avrebbe una chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb, all’ingresso meridionale del Mar Rosso, mentre restano alte le tensioni a Hormuz. Lo riferisce Al Jazeera, citando Ibrahim Al Hashmi, funzionario del ministero degli Esteri di Doha. «Il mondo sta già soffrendo abbastanza per la chiusura dello Stretto di Hormuz, quindi non possiamo permetterci di aggiungere anche Bab el-Mandeb a questa situazione», ha dichiarato. Una chiusura della rotta sarebbe «catastrofica per il mondo intero». Il Qatar, ha aggiunto, «sta spingendo per la diplomazia e il dialogo».

Yemen, la Coalizione minaccia una risposta agli Houthi

La Coalizione per il ripristino della legittimità nello Yemen condanna gli attacchi degli Houthi contro civili e infrastrutture e promette una risposta. Il portavoce Turki al-Maliki ha denunciato, secondo Al Arabiya, i raid contro obiettivi civili in Arabia Saudita. Gli attacchi con missili e droni contro Khamis Mushait, Abha e Taif hanno provocato un ferito lieve e danni a sette abitazioni e due veicoli. «Il comando delle forze congiunte della Coalizione affronterà tali attacchi con responsabilità e fermezza», ha dichiarato al-Maliki, richiamando il principio di legittima difesa e il diritto internazionale.

Oltre 100mila sfollati nello Yemen

Sono oltre 100mila le persone fuggite dalle proprie abitazioni dall’inizio di settembre, quando sono ripresi i combattimenti tra gli Houthi e le forze filogovernative nello Yemen occidentale. Lo riferisce l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr). «La rapida escalation delle ostilità lungo la costa occidentale dello Yemen ha causato lo sfollamento interno di oltre 100mila persone e ha costretto migliaia di altre a cercare rifugio a Gibuti», oltre Bab el-Mandeb, spiega l’agenzia Onu. L’Unhcr teme nuovi esodi se i combattimenti dovessero intensificarsi.

Gaza, il regista di «Naza»: «Vogliamo proiettare il film in Israele»

Yuval Abraham, co-regista israeliano del documentario «Naza», ha difeso in un’intervista a Channel 13 le tesi della pellicola sul comportamento dei soldati dell’Idf a Gaza. «Lo desideriamo davvero. Faremo tutto il possibile affinché venga trasmesso il più ampiamente possibile in Israele», ha detto Abraham. Sulle testimonianze anonime di soldati e personale dell’intelligence israeliana raccolte nel documentario, ha aggiunto: «L’identità delle persone è stata verificata, i casi discussi sono stati verificati».

Al-Aqsa, 169 coloni nel complesso della moschea

Un gruppo di 169 coloni israeliani è entrato nel complesso della moschea di Al-Aqsa, a Gerusalemme, sotto la protezione delle forze israeliane. Lo riferisce l’agenzia palestinese Wafa, citando il governatorato di Gerusalemme. Secondo la stessa fonte, alcuni coloni avrebbero compiuto rituali di preghiera talmudica nei cortili del sito. Ai non musulmani è consentito visitare il complesso, ma la preghiera non musulmana è vietata dallo status quo che regola il luogo dal 1967.

Capodanno ebraico, allarme per nuove incursioni

Gruppi radicali di coloni hanno invitato i propri sostenitori a partecipare in massa alle incursioni ad Al-Aqsa in occasione del Capodanno ebraico. Secondo Wafa, le festività vengono inoltre utilizzate dalle autorità israeliane per imporre restrizioni alla circolazione dei palestinesi e chiudere strade in Cispadania e a Gerusalemme.

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