giovedì, 21 Ottobre, 2021
Società

Autonomia differenziata a danno del Meridione

“L’Autonomia differenzia, le Regioni del nord in testa, a traino anche l’Emilia Romagna targata Pd, si sono convertite all’idea che devono avere una supremazia economia, amministrativa, e di servizi ai loro cittadini a scapito di quelli del sud. Un progetto che ha radici lontane che sono tornate: l’Adi moda”. Angelo Orlando, insegnate di storia, ex senatore della Repubblica, non ha dubbi sull’autonomia differenziata, la riforma istituzionale che vuole la Lega – ma in parte anche il Pd – se passa metterà in ginocchio il Mezzogiorno d’Italia. Orlando ricorda che il progetto aveva un ispiratore già nel’800,

“il principe Riccardo di Metternich, il pioniere dell’autonomia differenziata”.

“Il 6 agosto 1847”, ricorda Orlando, “quello che viene definito l’architetto della Restaurazione scrive all’ambasciatore austriaco a Parigi una lettera all’interno della quale si trova quella frase che sui manuali di storia di tutte le scuole italiane prima dell’avvento delle riforme iconoclaste identificava lo statista austriaco come: l’architetto della frantumazione dell’unità della nazione italiana”.

Ad inizio del’1800 il principe e ministro austriaco aveva questa visione. “L’Italia è un’espressione geografica”, scrive Orlando citando alla lettera Metternich, “la penisola italiana è composta di Stati sovrani e indipendenti gli uni dagli altri.L’esistenza e la definizione territoriale di questi Stati sono fondate su principi di diritto pubblico generale rafforzate da intese politiche non soggette a contestazione. L’Imperatore da parte sua è deciso a rispettare queste intese per quanto possibile e alla loro duratura esistenza”.

La cartina geografica che esprimeva questo assetto nel periodo1820-1848 mostra:
Il regno di Sardegna, comprensivo di Piemonte, Savoia, Nizza, Sardegna. Il Lombardo-Veneto, sotto l’egemonia austriaca. I ducati di Parma, Modena e Lucca. Il Granducato di Toscana. Lo Stato Pontificio. Il regno delle due Sicilie. Ora, se si riprende l’idea di Metternich aggiornandola alle varie riforme da quella del 1948 a quella del 2001 e 2011 si ha un quadro che riporta diritto alle proposte di “frantumazione” sollecitate del principe austriaco. “La penisola italiana è composta di Regioni-Stato distinte le une dalle altre.L’esistenza e la circoscrizione territoriale di queste regioni sono fondate sulla costituzione rafforzata da intese politiche non soggette a contestazione.

Il governo da parte sua è deciso a rispettare queste intese e a garantire i trasferimenti finanziari necessari”. La cartina che ne viene fuori è così articolata: Friuli Venezia Giulia; Sardegna; Sicilia; Trentino-Alto Adige/Südtirol, costituito dalle province autonome di Trento e Bolzano; Valle d’Aosta. “Il tutto in base all’articolo 116 della Costituzione del 1948 così come riformata nel 2001 e modificata nel 2012”, fa presente l’ex senatore, “Il completamento della cartina, sulla base delle altrettanto intese firmate dal governo Gentiloni, prima, e oggi in base al principio di geometria variabile del regionalismo, scolpito nel Contratto del Governo del Cambiamento, può essere così ipotizzato: Lombardia; Veneto; Emilia-Romagna; Piemonte più Liguria, verosimilmente; Toscana; Umbria-Marche; Roma Capitale più Lazio; Macroregione dell’ex Magna Grecia più altro, comprensiva di Calabria, Campania, Puglia e Basilicata; Micro regione Abruzzo-Molise”.
“Così, dopo 200 anni, il processo di riforma avviato dal governo D’Alema”, osserva Orlando, “fa apparire il principe austriaco come il più illuminato e audace Riformista”. Dalla storia all’attualità il passo è breve con molte incognite.

“Nell’ottica di regioni sovrane con annesse dogane e senza prospettiva di Zollverein- unione doganale-, a titolo puramente esemplificativo per un cittadino abruzzese”, calcola Angelo Orlando, “limitando il discorso solo ad una delle 23 materie che sono oggetto d’intesa, ossia la sanità, un’ipotesi non irrealistica per un cittadino abruzzese che voglia curarsi fuori regione contempla la possibilità-necessità di pagare: un ticket di uscita perché si incrementa la mobilità passiva; un ticket di ingresso nell’altra regione perché si incide sulle strutture altrui; un ipotetico ticket di transito, un moderno viatico, perché si utilizzano infrastrutture altrui”. Infine la constatazione amara di Orlando. “Questo è il costo”, conclude l’ex senatore, “della cancellazione della storia nella scuola italiana”.

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