martedì, 4 Agosto, 2020
Società

Riceviamo e pubblichiamo 

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Notizia di questi ultimi giorni: “rimpatriati ben 135 passeggeri giunti a Milano con l’aereo provenienti dal Bangladesh perché trovati positivi al test per coronavirus”.

Si trattava  di cittadini bengalesi che stavano rientrando in Italia dopo un periodo di ferie trascorso nella loro nazione, tutte persone che da tempo vivono in Italia, ormai integrate, per lo più occupate in  piccole attività commerciali aperte spesso anche 24 ore al giorno.

Sarei proprio curioso di sapere chi ha pagato loro il biglietto di rientro nella loro nazione di origine, perché, secondo me, si è usato un differente modo di trattamento da parte dalle Autorità italiane se lo raffrontiamo con quello che normalmente viene usato nei confronti dei cittadini che provengono dalle nazioni africane.

Questi ultimi, infatti, durante il periodo estivo, grazie al mare calmo, hanno ripreso a migliaia a sbarcare sul nostro territorio e nonostante che non siano in possesso di alcun documento di riconoscimento, pur essendo molti di loro contagiati dal covid-19, non vengono espulsi, anzi  li ospitiamo per la quarantena su di una nave da turismo adattata ad ospedale e in particolare ci permettiamo anche il lusso, nonostante la grave crisi economica in cui ci troviamo, di offrire loro una paghetta, si fa per dire, di circa 1300 euro al mese; evviva l’Italia paese del bengodi.

A questo punto moltissimi immagino storceranno il muso leggendo queste mie parole,  Sicuramente mi daranno del fascista o peggio del razzista perché faranno presente che si tratta di povere persone in fuga da guerre e pestilenze e che in particolare hanno sofferto le pene dell’inferno dopo essere state recluse nelle terribili carceri libiche.

Ebbene signori vi invito a fare attenzione a queste persone che non mostrano affatto i segni di una dura prigionia, io li vedo tutti aitanti, con i capelli tagliati, ben rasati, in possesso di telefonini cellulari di ultima generazione, oserei pensare a dei soldati ben addestrati e mimetizzati  che si permettono anche il lusso di alzare il dito medio nei confronti di chi ne contesta l’arrivo in Italia.

Ricordo che qualche buonista, oserei dire buontempone, tempo fa si era battuto per il loro arrivo in massa in Italia, immaginando di ripopolare i nostri paesini di montagna e soprattutto illudendosi che avrebbero accudito amorevolmente gli anziani residenti.

Nulla di tutto questo, la fine che fa la maggior parte di questi (profughi?) abbiamo visto qual’è, manovalanza a basso costo per la malavita organizzata, impegnati per lo più nello spaccio di droghe e nella prostituzione; non dimenticando infine che alcuni di questi galantuomini godono anche del reddito di cittadinanza.

Non credo che sia affatto giusto in questo periodo di scarse risorse economiche sobbarcarci anche l’onere di mantenere questi soggetti che non sono e che probabilmente non saranno mai buoni cittadini utili alla nostra società. Per concludere con una colorita espressione abruzzese dico: ognuno alla casa se’.

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Ettore Di Bartolomeo

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