martedì, 24 Novembre, 2020
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Il Regno Unito ci ripensa. Niente 5G con Huawei

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Lo scorso gennaio il governo inglese dichiarò che avrebbe consentito al colosso cinese delle telecomunicazioni, Huawei, di avere un ruolo, seppure limitato, nella costruzione della propria rete 5G. La decisione aveva irritato non poco gli Stati Uniti, i quali hanno sempre considerato l’azienda cinese un pericolo per la sicurezza nazionale, propria e dei propri partners, in quanto potenzialmente obbligata a condividere i dati delle telecomunicazioni con il governo cinese.

Le cose da allora sono molto cambiate. Secondo recenti indiscrezioni dei giornali inglesi, Telegraph e Times, Londra sarebbe in procinto di rinunciare ad impiegare la tecnologia 5G di Huawei per motivi di sicurezza. Tale decisione avrebbe come base il rapporto, di prossima uscita, elaborato dal National Cyber Security Centre del GCHQ (Government Communications Headquarters), l’agenzia governativa che si occupa di sicurezza relativamente ai sistemi di comunicazione britannici, nel quale gli analisti di Sua Maestà avrebbero riconsiderato l’affidabilità della tecnologia cinese. Secondo il Telegraph, che cita le conclusioni del report, la causa del reassessment deriverebbe dalle sanzioni applicate dagli Stati Uniti a Huawei le quali impedirebbero all’azienda di utilizzare tecnologie occidentali provocando così la necessità di impiegare componenti cinesi per i quali non è possibile garantirne la sicurezza. Le reazioni delle controparti non si sono fatte attendere. Oltre alle affermazioni del responsabile dei media internazionali di Huawei, Paul Harrison che, di fatto, ha accusato il Regno Unito di essere un burattino nelle mani degli Stati Uniti, è giunta anche la dichiarazione dell’ambasciatore cinese a Londra, Liu Xiaoming. Come riporta l’Indipendent, l’ambasciatore ha avvertito il Regno Unito di prepararsi ad affrontare le conseguenze derivanti dal considerare la Cina un paese ostile. Egli ha inoltre dichiarato che la decisione di interrompere la collaborazione con Huawei avrebbe ripercussioni anche verso altre società cinesi le quali non guarderebbero più al Regno Unito come un ambiente commerciale aperto e favorevole alle imprese. 

Nonostante i costi maggiori che il Regno Unito dovrebbe affrontare qualora decidesse di affidarsi ad altre aziende per la costruzione della propria rete 5G (Ericsson si è già fatta avanti), è evidente la necessità di restare al fianco degli Stati Uniti soprattutto in un momento così delicato come quello attuale. In passato, infatti, Trump aveva minacciato di limitare fortemente la cooperazione in materia di intelligence e difesa con i Paesi che avessero fatto accordi con Huawei. L’eventualità di interrompere lo scambio informativo con Washington rappresenterebbe un suicidio per Londra, soprattutto in un momento storico così particolare. 

Intanto in Europa anche altri Paesi riflettono sull’utilizzo della tecnologia Huawei. La Francia, sebbene non voglia proibire del tutto la presenza dell’azienda cinese nella costruzione della rete 5G nazionale, ha invitato gli operatori interni, che ancora non utilizzano tale tecnologia, a non sceglierla. Secondo Guillaume Poupard, direttore dell’ANSSI (Agence nationale de la sécurité des systèmes d’information), la decisione è meramente tecnica e non rappresenta una presa di posizione politica nei confronti di Pechino. 

Avere dei dubbi su tale dichiarazione è più che legittimo. 

E in Italia che si dice al riguardo? Il governo è diviso sul tipo di rapporti da intrattenere con la Cina. I 5S sono favorevoli ad una maggiore cooperazione, mentre il PD mette in guardia. In mezzo c’è un recente rapporto del COPASIR, approvato all’unanimità, che suggerisce di escludere aziende quali Huawei e ZTE dalle gare per il 5G italiano. La normativa italiana di settore è solida, ma non basta; è anche necessaria una visione geopolitica lungimirante. Vedremo in che modo il governo deciderà di tutelare l’interesse nazionale. 

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