sabato, 15 Maggio, 2021
Attualità

Anziani il dramma dimenticato. In troppi morti in solitudine e senza una diagnosi

Serve rispetto per chi ha creato un Paese che oggi vive in pace e in prosperità. Bisogna realizzare nuove Rsa, dare tutele sanitarie maggiori. L’autunno è alla porte non facciamoci trovare impreparati per una seconda volta.

È diventata una questione nazionale rimossa, un problema etico, sociale ed economico di cui si fa a meno di parlare. Per noi, invece, si tratta di un tema che va messo con forza in primo piano. Parliamo della questione anziani, di un mondo fatto di persone fragili, di solitudini, di malanni e anche di un disinteresse crescente ammantato di ridondanti sociologismi sul “valore” dell’essere vecchi. Si ripete in ogni dove che gli “anziani sono una risorsa”, che la loro saggezza ed esperienza sono preziosi tesori, che detengono la memoria storica, civile, istituzionale del Paese. Etc etc. Al di là delle narrazioni rosee la realtà ci dice altro, purtroppo molto altro, come i casi di cronaca che raccontano maltrattamenti, isolamenti, di abbandoni, di troppe morti, perché anche se l’emergenza Covid ci ha impedito di rifletterci troppo, – noi tuttavia l’abbiamo fatto con un editoriale -, si è arrivati anche al punto di sacrificare vite anziane per favorire chi era in età più giovane.

Un problema etico enorme su cui con molta superficialità, in un dibattito politico pronto a polemizzare su tutto anche sulle merendine a scuola, si è sorvolato malgrado i continui richiami di qualche istituzione e di Papa Francesco, in particolare modo che ha esortato tutti a prestare attenzione alle persone anziane che “sono alberi che continuano a portare frutti”. Per il resto siamo alla caduta di attenzione, al disimpegno e, ancora più grave, al disinteresse. Avrebbero, infatti, dovuto fare scalpore i recenti dati del report finale, – indagine condotta dall’Istituto superiore della sanità, sulla situazione nelle Residenze sanitarie per gli anziani. Rapporto che fa il senso di un dramma rimasto inascoltato, in cui balzano numeri che sono mortificanti per chi ha un po’ a cuore la vita, in particolare di quella vissuta nei suoi ultimi anni.

Nel report si evidenzia, ad esempio, che “Circa l’11% delle strutture ha dichiarato di non avere medici in attività nella struttura fra le figure professionali coinvolte nell’assistenza”. Complessivamente hanno risposto al questionario 1.356 strutture, pari al 41,3% – quindi meno della metà delle Rsa che ospitano persone anziane si sono sentite in dovere di dare una risposta all’Istituto superiore di sanità – di quelle contattate, che hanno riportato dati riferiti al periodo dal 1 febbraio al 30 aprile 2020. La cifra che più ci allarma è quella in cui il report parla della mortalità, ci sono parole chiare, che avrebbero dovuto far sobbalzare molti politici, parlamentari, personalità del mondo istituzionale, economico e della cultura.

Leggiamole queste parole: “Il totale dei 9.154 soggetti deceduti, 680 erano risultati positivi al tampone e 3.092 avevano presentato sintomi simil-influenzali. In sintesi, il 7,4% del totale dei decessi ha interessato residenti con riscontro di infezione da SARS-CoV-2 e il 33,8% ha interessato residenti con manifestazioni simil-influenzali a cui però non è stato effettuato il tampone. Il picco dei decessi è stato riscontrato nel periodo 16-31 marzo”. Quindi non sappiamo nemmeno come sono morti, per contagio o solo “simil influenzale”. E ancora in questo viaggio nell’abisso troviamo che il personale sanitario e gli stessi ospiti in buona parte non avevano protezioni individuali sufficienti, che c’era una scarsità di informazioni su come contenere i contagi, la carenza di farmaci, l’assenza di personale sanitario, le difficoltà a trasferire i pazienti in strutture ospedaliere, o peggio, a isolare chi era stato contagiato, con infine l’impossibilità a fare tamponi.

Tutto questo è accaduto tre mesi fa. Non abbiamo ascoltato e letto commenti, non abbiamo sentito nessuna indignazione, e purtroppo non abbiamo visto chi in queste settimane ha proposto di cambiare strategia, di investitore risorse sugli anziani e la loro vita, che sia al termine della corsa non importa, perché sono sempre vite che meritano rispetto ed essere comunque valorizzate. Si dice spesso che è questione di mancanza di risorse, che come raccontano i giornali economici i cittadini italiani non mettono da parte abbastanza soldi per quando saranno vecchi. Si forse c’è un po’ di tutto questo: ma quanti soldi abbiamo gettato in opere inutili, in “salvataggi” di industrie e società, ci viene in mente ad esempio l’Alitalia? In quante opere rimaste a metà, fatte male ed infine inutilizzate abbiano sprecato centinaia di milioni di euro? Se vogliamo essere un Paese che ha ancora una visione del futuro e crede nei suoi cittadini dovremmo provvedere subito ad utilizzare i fondi europei da dedicare ad ospedali e strutture di assistenza per anziani. Il non farlo avrà un prezzo alto, noi ne siamo purtroppo sicuri. In questi giorni dove tra movide, aperitivi, fughe al mare, già abbiamo dimenticato virus, contagi e morti, bisognerà pur che qualcuno ricordi che in autunno ci sarà la temuta seconda ondata. Saremo pronti? Oppure daremo ancora una volta la responsabilità al destino e al fatto che gli anziani in fondo devono rassegnarsi al fatto di essere soli e dimenticati.

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