sabato, 19 Giugno, 2021
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Autonomia differenziata, i rischi

“L’Autonomia differenziata voluta dalle Regioni del Nord, condannerà il Sud ad avere le briciole dallo Stato. A conti fatti ci saranno problemi per molti settori pubblici e privati

Il comparto più penalizzato sarà la sanità pubblica”. Franco Leone esperto di problemi economici e sociali, ex dirigente Cgil, vede un futuro difficile per le Regioni del sud che a suo giudizio saranno messe all’angolo, se il Governo e la Lega in particolare, decideranno di rendere legge l’Autonomia differenziata tra Regioni.

Il calcolo fatto dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia che il sud non sarebbe toccato o impoverito, che il Mezzogiorno, “è condannato non dalla Autonomia”, ma dalla: “mala gestio”, della sua classe amministrativa, “non gli abitanti del Meridione”, sostiene Zaia, “sono a preoccuparsi della Autonomia del Veneto, ma i loro amministratori”, parole che non convincono Leone.

“Mentre il Veneto con i governatore Zaia, preme sul Governo nazionale, noi abbiamo Regioni come la Calabria, il Molise e l’Abruzzo che restano silenti”, osserva Leone, “eppure se guardiamo alcuni settori di queste Regioni come la sanità ci si accorge che ci sono buchi economici spaventosi, che ci sono carenze assistenziali, lunghissime file d’attesa, che non ci sono i soldi. I fondi, infatti, vengono dapprima intercettati dalle Regioni del nord, e al sud infine arrivano le briciole. L’Autonomia differenziata creerebbe un ulteriore incolmabile divario.

La Lega non può continuare a dirci che ci sarà più efficienza, che non ci saranno differenze. Piuttosto Zaia e la Lega dovrebbero dirci come sarà sostenuto il Meridione, perché mettere in crisi un Governo e una Nazione, per quali interessi e volontà”.

Per l’esponente sindacale, è possibile fin d’ora invertire la rotta, evitando l’Autonomia, con alcuni correttivi. “I finanziamenti alle Regioni si basano sulla spesa storica. Così, ad esempio, l’Abruzzo meno spende e meno avrà trasferimenti di soldi dallo Stato. Ma c’è da chiedersi, perché alcune Regioni spendono poco? Solo per inefficienza? La risposta è più semplice, perché per il meccanismo dei tagli, in Abruzzo, per fare un esempio, mancano per l’assistenza oltre 2 mila operatori sanitari, così la spesa storica è sempre più modesta rispetto al Veneto; e andando avanti con le riduzioni ci saranno meno risorse e meno fondi per il personale”.

Altro tema critico per Franco Leone è stata la regionalizzazione della sanità, con uno Stato che fa fatica a controllare e riequilibrare ke differenze. “Si sono create Regioni di seria A e B”, fa presente Leone, “c’è una disparità di assistenza, di strutture, di tecnologie. Bisogna riportare il sistema sanitario a garanzia di tutti i cittadini, dando loro le stesse prestazioni.

Non è che uno se non nasce in Veneto o in Lombardia è sfortunato perché non può avere assistenza, sanità, scuole e strutture adeguate. Questo è il tema centrale che non si vuole affrontare”. “L’Autonomia differenziata aggrava questa situazione. Io tuttavia spero”, auspica infine Franco Leone, “che si apra un dibattito serio, che le Regioni del sud si facciano sentire, anche quelle a guida Lega spieghino bene cosa significherà questa riforma voluta dalle Regioni del nord, e quali penalizzazioni subiranno i cittadini del sud”.

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