venerdì, 10 Luglio, 2020
Attualità

L’onorevole bestemmiatore si è pentito. Ma il problema è un altro

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L’onorevole Marco Palumbo, presidente della Commissione Trasparenza del Comune di Roma e consigliere PD, salito alla ribalta della cronaca nazionale per una bestemmia in diretta durante l’ultimo Consiglio, nello stupore generale, si è giustificato con una nota, anche sui social: “Chiedo scusa, giornata infernale”. Non vi è dubbio.

Più grave ancora della bestemmia in quanto tale, è l’attentato messo in atto alla ‘ragione dell’etica e della bellezza’, all’alto incarico (qualunque esso sia) di un personaggio pubblico che deve essere visto come esempio dagli altri. Sì, perché fare politica davvero, è innanzitutto dare il buon esempio, di vita e di costume morale.

Ma cosa è successo?   
48 ore fa, il Consiglio comunale di Roma ha votato in streaming una serie di emendamenti. Il segretario generale del Comune inizia a ‘chiamare’ i singoli votanti, che devono dire come votano e poi chiudere il microfono. Uno di loro – il Pd Marco Palumbo appunto – non lo fa e bestemmia in diretta. Non si sa cosa sia accaduto a casa sua in realtà: prima si sente il vagito di un neonato, poi la doppia imprecazione e l’imbarazzo totale dell’interprete della lingua dei segni che si porta la mano alla bocca. Il consigliere viene ripreso e la seduta sospesa.
“Una giornata infernale – scrive qualche ora più tardi in una nota – un brutto momento e per questo ho commesso un grave errore per cui sono molto amareggiato. Ho chiesto scusa all’Aula che è un luogo sacro, ai colleghi ed ai cittadini per la brutta pagina di cui sono unico responsabile. Non ho parole per descrivere il mio stato d’animo e per l’offesa grave che ho arrecato per cui sono sinceramente pentito”.

Una proposta
“La crisi che travaglia il paese – scriveva Aldo Moro in tempi non sospetti e non decadenti come questi che viviamo oggi – è morale prima che politica. Certo c’è l’ingiustizia non sanata, c’è lo sperpero offensivo. Sono cose che feriscono e favoriscono la decadenza di valori morali e delle virtù civiche. C’è stanchezza, assenza, egoismo, insufficiente senso di responsabilità. Come presidiare in queste condizioni il regime di libertà e renderlo stabile e fecondo?” Già il leader della Dc che ha pagato la sua coerenza di visione, con il prezzo della propria vita, si poneva queste domande. Ma a noi oggi, cosa rimane oltre l’amaro, di un episodio che offende non solo chi crede?
L’unica cosa che veramente abbiamo perso, è il senso di Altezza, con la A maiuscola. La politica, è utile ricordarlo, ha come compito primario ricondurre ciascuno di noi, alla bellezza come rispetto per la vita, che si traduce in rispetto per tutto ciò che vive, uomini e natura. Il poeta e filosofo libanese Kalil Gibran afferma che la bellezza non è altro che la vita quando mostra il suo lato benedetto. Si definisce la politica anche come arte del possibile; ecco che da questa affermazione ne discende che migliorando la polis migliori la politica stessa. Con un po’ di impegno in più potremmo essere di scandalo a chi ha scordato la differenza che c’è tra servire i popoli e gonfiare il proprio ego. Insomma, cosa è successo davvero? L’onorevole Palumbo ha perso innanzitutto questa grande possibilità: dare vita vera e grande, a quel pianto di neonato che si sentiva. Il resto, purtroppo, è barbarie.

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