domenica, 5 Luglio, 2020
Società

Sara Cunial: “Nasce la resistenza al regime del coronavirus. Appuntamento a Roma”

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Nasce il coordinamento #R2020, una rete per unire tutti coloro che vogliono resistere, reagire e reinventarsi. Promotrice dell’iniziativa la parlamentare del gruppo misto Sara Cunial insieme ad altri suoi colleghi provenienti dalle fila del Movimento 5 Stelle. Sara Cunial alle elezioni del 2018 è stata eletta alla Camera con i 5 Stelle come capolista nella circoscrizione Veneto 2 e fa parte della Commissione Agricoltura. A causa di alcune sue posizioni assunte in contrasto con la linea ufficiale del Movimento è entrata in rotta di collisione con il gruppo parlamentare, ragione per cui è passata al gruppo misto. E’ balzata agli onori della cronaca negli ultimi tempi per aver criticato molto duramente la gestione dell’emergenza Covid-19 da parte del premier Conte, con particolare riguardo alla limitazione dei diritti individuali e delle libertà personali, strappando pubblicamente in Aula i DPCM. Lo Speciale l’ha raggiunta per capire le ragioni che l’hanno spinta a creare questa rete civica.

Onorevole, può spiegarci in cosa consiste il coordinamento #R2020 che presenterete ufficialmente a Roma il 30 giugno?
“Si tratta di un’idea che nasce da circa mille contatti avuti in questi anni dalla sottoscritta in qualità di parlamentare, da Davide Barillari come consigliere regionale del Lazio e da Ivan Catalano ex deputato nella passata legislatura. L’idea è quella di incontrarci il 30 giugno per iniziare a conoscerci e confrontarci con tutte quelle realtà che non soltanto ci hanno contattati, ma che stanno nascendo su tutto il territorio nazionale. Molti cittadini, dopo questo periodo di lockdown forzato, hanno voluto prendere contatto con noi per comunicarci il loro desiderio di muoversi direttamente e di agire in modo concreto nei loro territori. E noi vogliamo proprio partire da questa esigenza. Quindi ci ascolteremo, ci confronteremo e cercheremo di capire insieme come possiamo essere più efficaci, unendoci nella rete ma mantenendo ognuno le proprie caratteristiche, le proprie identità, le singole battaglie”.

Si tratta di realtà facenti parte di un determinato settore, appartenenti ad un mondo specifico, interessate a battaglie identitarie, oppure sono movimenti spontanei di carattere essenzialmente civico?
“La nostra è, e vuole essere, un’operazione trasversale. Non ci rivolgiamo soltanto ad associazioni o movimenti già costituiti, ma anche a liberi cittadini, istituzioni locali e a politici che operano sia a livello nazionale, che regionale e locale. Il nostro concetto di rete è inoltre esteso anche a livello internazionale, visto che dopo le dichiarazioni da me fatte in parlamento, siamo stati raggiunti da diverse realtà di altri Paesi. Il sogno è dunque quello di unire, anche varcando i confini nazionali, quelle che sono le battaglie dell’essere umano, proprio nel momento in cui i diritti degli individui, con il pretesto della pandemia, sono stati negati a livello planetario”.

Quali sono le principali battaglie che la rete porterà avanti e che faranno da collante a tutti quelli che vi aderiranno?
“I valori che condividiamo, e intendiamo condividere, nascono proprio dall’incontro con tutte queste realtà e con le istituzioni locali. In primo luogo ci batteremo per il completo ripristino della nostra costituzione che è stata, a nostro giudizio, completamente violata in nome dell’emergenza sanitaria; in secondo vogliamo difendere i nostri diritti di libertà, dignità, di autodeterminazione. I temi che affronteremo riguarderanno la sovranità alimentare, la sovranità monetaria e la sovranità individuale con la piena libertà di scelta dell’individuo in tutti i campi, compreso quello terapeutico. Le battaglie sono quelle che hanno contraddistinto anche il nostro impegno parlamentare, dal contrasto alle grandi opere intese come inutili colate di cemento, alla tutela del suolo e del paesaggio da ogni tentativo di devastazione, proseguendo con la difesa dell’agricoltura di qualità e dell’ambiente messi a rischio dall’invasione di ogm, pesticidi, 5G e qualsiasi altra forma di prevaricazione rispetto al principio di precauzione”.

Quando parlate di sovranità monetaria intendete l’uscita dall’euro?
“No, non proponiamo l’uscita dall’euro. Nella mia ultima dichiarazione di voto sul Decreto Liquidità ho proposto un modello, per altro sostenuto anche da autorevoli personalità intellettuali, che non è affatto in contrasto con la nostra appartenza all’Unione europea e consiste nella possibilità di stampare una moneta ad uso interno. Una moneta che torni ad essere uno strumento da veicolare e non da sottrarre al cittadino, che consenta una redistribuzione della ricchezza. Possibilità questa che non è negata dai trattati europei e che potremmo realizzare subito. Tenga conto che questo strumento potrebbe essere realizzato anche in ambito locale, sotto forma di buoni comunali o monete complementari. In Italia di esperienze simili ce ne sono già e sono tutte vincenti. Si tratta di progetti che potrebbero essere sviluppati a più livelli, partendo anche dalla propria comunità. Non è necessario uscire dall’euro o addirittura dalla stessa Europa, ma è indubbio che abbiamo bisogno di strumenti complementari che favoriscano la ripresa economica del Paese e che riportino la moneta ad essere un veicolo di produzione della ricchiezza”.

Per quanto riguarda invece il concetto di autodeterminazione dell’individuo, come deve essere interpretato?
“L’autodeterminazione è un diritto naturale e prevale su tutti gli altri diritti sanciti dalle legislazioni vigenti. Significa avere la libertà di decidere sulla propria persona, non soltanto per ciò che riguarda la libertà terapeutica ma anche altre forme di libertà che riguardano la nostra vita quotidiana; compreso il diritto ad essere correttamente alimentati da un’informazione che non deformi la nostra mente e ci porti appunto a perdere la nostra capacità di autodeterminazione e la nostra libertà, come sta avvenendo da qualche tempo a questa parte”.

C’è chi vi accusa di essere complottisti, di vedere cioè dietro ogni cosa un complotto che nasconde scopi e trame oscure. Come risponde?
“Rispondo che oggi, accusare chi solleva certi problemi di complottismo, è soltanto un modo per non discutere nel merito delle singole questioni. Si bolla una posizione come complottista e la si mette al bando, facendo passare poi il messaggio mediatico che sia di fatto falsa, quindi immeritevole di essere discussa. Ecco appunto perché c’è bisogno di una corretta alimentazione in campo informativo. Essere complottisti significa andare a svelare e smontare dei tabù. Spesso anche atti parlamentari da me presentati sotto forma di interrogazioni sono stati tacciati di complottismo senza che se ne potesse discutere nel merito. Se lo Stato è pronto ad elargire fondi a società no profit che fanno riferimento a determinate lobby, non si capisce perché non debba chiedere spiegazioni ed essere correttamente informata sul perché ciò avvenga. Conoscere le ragioni di rapporti che intercorrono fra istituzioni pubbliche e società private ritengo sia un atto di trasparenza, ancora di più nel momento in cui si stanno studiando, con il pretesto della pandemia, forme molto pericolose di vaccinazioni di massa e di controllo dei cittadini sperimentate e diffuse proprio ad opera di certi noti lobbisti internazionali. Rispondere a tutte queste obiezioni dicendo che il nostro è soltanto complottismo, e di fatto precludendo a priori la possibilità di entrare nel merito dei problemi, ritengo sia una posizione politica e intellettuale dettata da quello che definisco ‘scientismo dogmatico’”.

Che significa?
“Significa imporre dei dogmi apparentemente scientifici che in realtà sono esclusivamente ideologici. Sia che si parli di vaccini, di pesticidi, di consumo del suolo, ci ritroviamo sempre alle prese con un gruppo di sedicenti scienziati che ci rispondono alzando muri, cosa che la scienza non dovrebbe in realtà mai fare”.

Avete detto che non è vostra intenzione creare un nuovo partito. ma non potrebbe invece essere questo il primo passo per costruire nuove realtà politiche?
“Noi non andremo oltre il primo passo. Il nostro obiettivo è incontrarci tutti il 30 giugno e capire come poter concretamente agire sui propri territori. Crediamo tantissimo in questo modello della rete, lo abbiamo sperimentato con la battaglia contro la diffusione degli impianti di 5G, dove se non si fossero attivati i singoli cittadini al fianco dei propri sindaci e consiglieri comunali, nulla sarebbe potuto accadere. Per questo bisogna ripartire dai territori, dalle piccole realtà locali e dalla possibilità di creare nuove relazioni anche fra istituzioni e cittadini. Questo è sicuramente un atto politico che però deve ripartire dalla base, dal piccolo, dall’entità locale”.

C’è un po’ il tentativo di ricreare con questa iniziativa lo spirito del Movimento 5 Stelle delle origini, quello che vi aveva offerto le ragioni per un impegno diretto in politica?
“Se si parla di politica locale non c’è bandierina che tenga. Tutti i partiti dovrebbero ripartire dai territori. L’atto di delega ce lo dobbiamo scordare visto che lo stiamo sperimentando negativamente sulla nostra pelle. Se lasciamo fare tutto agli altri che in buona fede abbiamo votato e fatto eleggere, poi ci ritroviamo nelle condizioni attuali, ossia con un governo che ci toglie le nostre libertà. Dobbiamo riportare il singolo cittadino al centro delle scelte quotidiane. Noi sosteniamo e consideriamo legittime anche azioni di boicottaggio e consumo critico non necessariamente condivise dalla collettività. Ognuno di noi deve avere il potere di fare qualcosa e farlo immediatamente, ovviamente nel rispetto dei principi costituzionali”.

Siamo alle prese con la ripartenza, dal 3 giugno riapriranno i confini regionali. Cosa prevede per i prossimi mesi?
“Credo che le soluzioni non arriveranno né dal governo, né dal parlamento, dal momento che vedo una completa rassegnazione rispetto ad un preciso schema che è partito male sin dall’inizio. Non a caso io ho criticato dal primo giorno le modalità con cui si è affrontata questa emergenza del coronavirus. Sin dal primo decreto anti-Covid ho espresso una totale diffidenza rispetto alla gestione del problema e ho votato contro. Quindi non vedo all’orizzonte prospettive positive che possano giungere da un esecutivo che ha continuato a sfornare deleghe su deleghe a queste task force che non si sa nemmeno da chi sono composte. Anche qui direi che la trasparenza è mancata completamente, visto che da mesi chiediamo di conoscere dati che ci vengono sistematicamente negati. Ritengo che la confusione sia totale e che la risposta vera non possa che arrivare da una mobilitazione dei singoli, che partendo dai livelli locali possano riscattare la loro dignità, riappropriandosi delle libertà democratiche violate”.

In conclusione: senza l’emergenza Covid e tutte le conseguenze che ne sono derivate, la vostra iniziativa ci sarebbe stata ugualmente, oppure è figlia proprio di questa gestione della pandemia?
“Tutto è nato dalle richieste di unire le forze e di fare rete da parte di queste numerose realtà che ci hanno contattati. Sicuramente tutto è stato notevolmente accelerato dalla crisi di democrazia che abbiamo vissuto in questi ultimi due mesi e che stiamo continuando a vivere. Una crisi che ci spaventa anche in un’ottica futura pensando per esempio al ritorno a scuola dei bambini a settembre. Una situazione che certamente sta offrendo un impulso maggiore allo sviluppo del nostro progetto”. (Lo_Speciale)

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