venerdì, 25 Settembre, 2020
Attualità

Povertà pandemica. Come andava comunicata la guerra al Covid 19

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Il governo, e non solo quello italiano, si è andato ad infilare in un percorso comunicativo senza definire a priori i risultati e le conseguenze di quello che andava a dicendo. 

Spesso si è paragonato il Covidperiod ad un periodo bellico e post bellico ma non si sono adottate strategie comunicative tipiche della guerra. Purtroppo di fronte ad una guerra non sempre, anzi, quasi mai, le strategie possono essere dichiarate a priori. Occorreva più fare che dire e separare la tattica dalla strategia. Ora troviamo gli eserciti nazionali: Governo, Regioni, Comuni e Comitati diversi che avanzano in ordine sparso verso un nemico sconosciuto e sparano al vento “comunicati” che se non fanno feriti fanno certamente milioni di poveri.

La comunicazione, oggi, è il mezzo dell’arte politica che studia il miglior modo di impiegare le risorse comunicative disponibili ai fini del successo. 

La strategia comunicativa è rivolta ad ottenere risultati definitivi, contrariamente alla tattica dei social -ed in questa circostanza anche la televisione si è trasformata in social– che è più rivolta all’impiego delle risorse sul campo di battaglia per sconfiggere il nemico politico più prossimo (vicino). 

Come sappiamo “la storia fornisce esempi di Potenze mai sconfitte sul campo, che hanno poi perso le guerre per carenza di strategie adeguate: è il caso dell’Unione Sovietica nella Guerra Fredda, crollata per mancanza di una pianificazione politico economica adeguata”, “viceversa si è dato il caso di Potenze quasi sempre perdenti in combattimento, che hanno vinto le guerre grazie ad una strategia vincente: si vedano ad esempio le azioni dei Viet Cong durante la Guerra del Vietnam.

Il nostro problema, secondo lo scrittore Robert Greene -è che siamo stati allenati e preparati per la pace, ma non lo siamo affatto per quello che ci aspetta in realtà nel mondo: la guerra.

“Più preoccupanti e complesse, invece sono le battaglie sostenute contro coloro che consideriamo essere dalla nostra parte. Ci sono quelli che apparentemente stanno al gioco di squadra, che si comportano in maniera amichevole e accomodante, ma che tramano alle nostre spalle e usano il gruppo per promuovere i loro interessi. Altri, più difficili da individuare, fanno sottili giochi di aggressione passiva, offrendo un aiuto che non arriva mai, instillando la colpa come arma segreta. In superficie sembra tutto abbastanza tranquillo, ma appena sotto, ogni uomo e ogni donna sono soli; una dinamica questa, che infetta famiglie e relazioni”.

La povertà pandemica va tenuta sotto un controllo comunicativo assolutamente serio e finalizzato al contenimento dei nuovi poveri che, in questo covidperiod, aumenteranno spaventosamente e sarà difficilissimo contenere negli argini della democrazia. Non possiamo comunicare tatticamente ma dobbiamo farlo strategicamente e con una sola voce. Evitare di fare il gazzettino giornaliero del covid 19 in tutti i passaggi dei telegiornali pubblici. I cittadini devono sapere che siamo in guerra e devono sapere come organizzare le loro personali battaglie. “Non tutto vale per tutti”. 

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