sabato, 16 Ottobre, 2021
Attualità

 L’Italia non ceda a veti e burocrazie dei “falchi” del nord Europa. Non abbiamo bisogno di mance e commissioni d’esame

Siamo liberi scegliere di dialogare con tutti. Gli Stati Uniti restano il nostro punto di riferimento per i valori di libertà, amicizia, impresa e solidarietà.L’Italia non può essere trascinata a colpi bassi davanti a una commissione d’esame imbastita dai falchi del nord per umiliare un Paese. L’emergenza, l’incertezza globale, l’affanno dei mercati, gli scenari cupi di una crisi che metterà in ginocchio imprese e famiglie, non hanno ancora insegnato nulla a quanti in Europa pongono veti, divieti, che soffiano sulle divisioni che giocano con la pazienza e la buona volontà di chi cerca un accordo onorevole sui fondi da destinare all’emergenza finanziaria e sanitaria. Austria, Olanda, Danimarca e Svezia, con toni perentori e infastiditi dicono di voler concedere solo “prestiti”, ribadendo, con un balletto di dichiarazioni ostili, la loro contrarietà alle proposte di Francia e Germania che con l’Italia puntano a un rilancio delle attività produttive con sovvenzioni in grado di far riemergere l’economia dalla crisi.

Report finanziari e i fatti – come già le catene di fallimenti di multinazionali spiegano meglio dei trattati burocratici – che l’onda della crisi cresce e che ci aspettano tempi difficili. A Bruxelles i quattro governi del nord hanno ancora una volta astiosamente ribadito: “il rispetto delle regole di bilancio”. Come se il fondamento di tutto non fosse solidarietà, impegno reciproco e responsabilità ma le sole cifre del dare e avere. Se così è, allora abbiamo quattro stati, la cui popolazione non raggiunge nemmeno quella dell’Italia, che tuttavia vogliono imporre al resto d’Europa le loro decisioni. Mercoledì la Commissione europea con la Presidente Ursula von der Leyen presenterà la proposta di bilancio comunitario 2021-2027 a cui dovrebbe essere associato il Fondo per la Ripresa. È il nuovo e discusso strumento basato su tre prerogative: la quota di prestiti e sovvenzioni, i nodi come gli ammortizzatori dei vari capitoli di spesa e sullo stesso Fondo per la Ripresa; ed inoltre il controllo di Bruxelles sul modo in cui il denaro è usato, per quali interventi e come avverrà il rimborso del prestito. La bozza dovrà poi essere negoziata tra i Ventisette Paesi. Un percorso già lungo che sarà reso più complicato dagli annunciati veti e dalle imposizioni burocratiche.

Questo detto, – per sgombrare i dubbi sui fatti e sulla nostra idea di Europa solidale e libera – siamo disposti al dialogo, a capire ragioni e indicazioni, ma non a sottometterci alle volontà di quattro Nazioni il cui obiettivo è imporre conti e strettoie che gli eventi faranno saltare.

Detto questo possiamo ora fare una riflessione serena valutando i fatti sopra esposti. Può l’Italia ad ogni sua richiesta trovare il muro di no preconcetti, a maggior ragione oggi di fronte a una situazione di emergenza e di stravolgimenti epocali come quella che ha determinato il Coronavirus? Noi crediamo che non sia possibile, e lo ripetiamo perché l’Italia ha una sua storia, un faro di civiltà giuridica, economica, sociale, di tolleranza e di riforme. Abbiamo nel mondo legami e strategie di conoscenze, di amicizie di rapporti culturali ed economici che ci uniscono in modo indissolubile. Il caso più evidente è quello che fin dalla sua fondazione abbiamo con l’America. Oltre oceano c’è una storia prima che politica ed economica, fatta degli stessi simboli del Campidoglio, da un Senato fino all’Aquila imperiale, da un diritto che nasce con quello Romano che impone il rispetto delle regole, a come abbiamo ricordato nei giorni scorsi, da quelle generazioni di italiani emigrati in America diventati cittadini degli Stati Uniti che hanno contribuito da protagonisti in ogni campo ad una crescita economica senza pari. Con l’America abbiano una visione del mondo che ci accomuna: la libertà, l’impegno a costruire un mondo stabile con il lavoro, l’impresa nel fare di più e meglio, la competizione, il valore della famiglia, della religione, del futuro, della crescita.

Abbiamo un rapporto che ci permette di avere ascolto, di chiedere quell’impegno di amicizia e di strategia comune. Di stabilire nuovi e più ambiziosi patti con un alleato che fa parte in mille modi delle nostre vite quotidiane. Piaccia o non piaccia ad Olanda, Svezia, Danimarca e Austria i cosiddetti paesi “frugali” che l’Italia ha una sua storia millenaria che ha permesso anche ai barbari di civilizzarsi. Siamo con Grecia e Spagna il Mediterraneo, da sempre abbiamo dialogato e stretto amicizie durature con popoli lontani. Ognuno ha i suoi errori e vittorie. Noi umilmente crediamo che l’Europa va salvata da una crisi che rischia di travolgere tutto e tutti. Non vogliamo imporre nulla a nessuno ma le nostre ragioni vanno rispettate. Se Bruxelles cede alle burocrazie dei falchi saremo ancora più liberi di credere che il futuro sia in un nuovo autentico dialogo con l’America. Non abbiamo né veti né remore a chiedere al presidente Giuseppe Conte e alle forze di opposizione di ritornare ad un costruttivo e sincero confronto con un nuovo patto di amicizia e collaborazione con gli Stati Uniti.

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