venerdì, 7 Agosto, 2020
Attualità

Mafie rurali e guardie campestri in Puglia

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In provincia di Bari, soprattutto a Bitonto e a Terlizzi è in preoccupante aumento il fenomeno degli assalti a mano armata in campagna.

Secondo i dettagliati resoconti degli organi di informazione locali le bande, in possesso di dotazioni da far invidia ai corpi militari dello Stato, si presentano all’alba tra le 4 e le 5 della mattina dopo aver perlustrato le aree: assaltano aziende agricole e frantoi, disinseriscono allarmi e impianti antifurto, per rubare trattori, tagliaerba, motoseghe, forbici elettriche.

In caso di mezzi agricoli di grande valore chiedono il cosiddetto “cavallo di ritorno”, vale a dire il pagamento di una ingente somma di denaro a titolo di riscatto per la restituzione.

Si stima che il bottino di questa attività criminale ammonti a 300 milioni di euro l’anno. Le incursioni criminali più diffuse riguardano soprattutto le olive, le mandorle e l’uva. Così facendo i malavitosi non solo si appropriano di vasti comparti dell’agroalimentare, distruggendo la concorrenza e il libero mercato legale e soffocando l’imprenditoria onesta, ma compromettono anche in modo gravissimo la qualità e la sicurezza dei prodotti. Insomma la situazione è tutt’altro che tranquilla.

Secondo i dati forniti dalla Coldiretti Puglia il furto di mezzi agricoli rappresenta il 15 per cento dei reati contro il patrimonio nell’area, l’abigeato l’11 per cento, il furto di prodotti agricoli il 13 per cento, senza contare racket (9 per cento), usura, danneggiamento, pascolo abusivo, estorsione, che insieme sono “la porta di ingresso principale della malavita organizzata e spicciola nella vita dell’imprenditore agricolo”.

Se a ciò si aggiunge il fatto che il fenomeno delle agro-mafie negli ultimi anni ha accresciuto la propria intensità, in particolar modo in Puglia, ponendo il Tavoliere al terzo posto della classifica nazionale con in testa le zone di Bari, Taranto e la provincia di Barletta-Andria-Trani allora ben si può comprendere lo stato d’animo e la preoccupazione di quanti lavorano nel settore.

Un aiuto agli imprenditori agricoli potrebbe arrivare dalle “guardie campestri” che si trovano in servizio sul territorio, ma il personale in divisa lavora in condizioni proibitive, dal momento che il contratto collettivo di lavoro delle guardie campestri sui territori della provincia di Barletta-Andria-Trani (Bat) e dell’area metropolitana di Bari risale al 2008, con un aggiornamento effettuato nel 2010.

La deputata Francesca Anna Ruggiero del Movimento 5 Stelle, partendo dai dati appena menzionati, ha presentato una interrogazione al Ministero degli Interni, Luciana Lamorgese per sapere quali iniziative di competenza intenda adottare per tutelare il diritto al lavoro del comparto agricolo e per riconoscere giuste condizioni di lavoro alle guardie campestri.

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