giovedì, 24 Ottobre 2019
Società

L’estate triste degli anziani

“Che vuole che le dica? Molti interventi sono per fare un controllo. Per ridare fiducia, per tranquillizzare. Si tratta di persone sole, fragili. In ospedale starebbero pure peggio”. Il medico dell’ambulanza del 118, taglia corto, ha da raggiungere altri pazienti, solo il tempo di sintetizzare alcuni concetti. “Ogni estate, con il caldo, con tutti che devono andare via, gli anziani sono marginalizzati”, racconta il dottore mentre sistema nel borsone sanitario, lo stetoscopio, alcune medicine e delle garze, “così oltre alle malattie dell’età si aggiunge la sofferenza della solitudine, di sentirsi un peso per gli altri, di non avere più forze e futuro. Ed è un brutto guaio.

Non è un problema solo sanitario, c’è molto disagio sociale, sul quale lo Stato, a cui questi anziani hanno dato molto, deve intervenire. Non possono finire dimenticati”. L’ambulanza riparte, il medico, saluta con un cenno. Raccogliamo l’invito di fare un giro in ospedale. È l’orario delle visite. Lungo il corridoio dove arriva dalle vetrate un sole accecante, un medico ci informa cortese che non bisogna scattare foto, che non sarebbe dignitoso.

Siamo nelle corsie di medicina e geriatria c’è “il solito sovrannumero estivo”, fa presente il medico che allarga le braccia in segno di resa, “ci sono alcune barelle lasciate con i pazienti nel corridoio, appena possibile li sistemiamo in camera. Almeno c’è l’aria condizionata”, osserva il medico, “se servono controlli e monitoraggi c’è una attenzione particolare per tutti. Ma il numero degli anziani lasciati soli di anno in anno aumenta. Si tratta di un fenomeno in costante crescita e sarà tra breve insostenibile”. Le statistiche sono chiare: in Italia ci sono due over sessanta, per ogni ventenne; – era il contrario negli anni ‘60 – quando furono realizzate molte strutture in particolare in piccole città.

Oggi, in una situazione demografica capovolta, ci sono ospedali, residenze di lungo degenza, residenze sanitarie e per anziani, e le cliniche private; finite tutte sotto pressione, con l’assalto estivo. “A complicare le cose”, spiega un dirigente sindacale degli infermieri, “oltre alla notevole presenza di anziani c’è una una carenza cronica di personale infermieristico. In Italia”, calcola il sindacalista infermiere, “l’assistenza subisce i colpi negativi di un dato: c’è un infermiere è un medico, una proporzione di parità assurda, in altri Paesi c’e il doppio e il triplo di personale infermieristico, e di operatori socio sanitari”.

Gli anziani, infatti, hanno necessità di controlli costanti, magari la semplice verifica della pressione, o ricevere rassicurazioni su tutto, su come prendere farmaci, su cosa mangiare, se devono prendere un tranquillante o evitate. In tanti chiedono un appoggio psicologico. “Che l’ospedale non può dare”, riprende il medico in servizio in geriatria, “ma nemmeno si può rimandare a casa chi ti dice che ha il cuore ballerino, che non riesce a concentrarsi su nulla, che il caldo lo soffoca e non riesce a respirare bene. Che non ricorda bene, se ha lasciato il gas chiuso o aperto. Che ha giramenti di testa, che potrebbe cadere. Insomma per qualche giorno possono rimanere in ospedale per i controlli, si sentono meno soli e in balia del l’ansia che fa venire brutti pensieri. Ma i disagi non mancano, per loro e per quanti poi devono assisterli”. Secondo il sindaco degli infermieri, questa volta uniti e all’unisono, “c’è una carenza di loro figure professionali che poi a rimetterci sono chi lavora sotto stress e gli stessi pazienti che non possono avere il massimo dell’assistenza”.

Un paziente su una carrozzina è parcheggiato al pronto soccorso, attende che si liberi un letto. “Sono due ore che sono qui”, racconta disorientato e in ansia, “mi sono sentito con la testa un po’ vuota, la vista offuscata e le gambe pesanti. Mia moglie è rimasta a casa, anche lei soffre il caldo tantissimo, mio figlio mi ha promesso che non la lascerà sola questa notte. Io vede come sto combinato”, fa presente l’anziano che ricorda come era forte e non si ammalava mai, “facevo il carpentiere e non sapevo cosa fosse il mal di gambe.

Il medico mi dice che farà un controllo, che ho avuto un calo di pressione, ed ho rischiato di svenire. Che mi tengono per un paio di giorni. Io però sarei stato bene anche a casa ma ho avuto paura eppoi se cadevo mia moglie non sarebbe riuscita a rimettermi in piedi. Sarà una lunga notte per me, già so che non dormirò. Già dormo poco poi in ospedale c’è poco da stare allegri. Ma che posso fare? A casa ho paura di rimanere solo e far spaventare mia moglie, e qui di essere lasciato in una corridoio a contare i minuti e le ore, che non passeranno mai”.

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