domenica, 21 Aprile, 2024
Società

L’Autorità per l’infanzia e adolescenza: non serve mettere i ragazzi in galera

Aumenta il consumo di alcol e attenzione alle canzoni trap 

Non serve mettere più ragazzi in carcere. “L’approccio punitivo deve essere accompagnato da un investimento in termini educativi e di reinserimento sociale”. Ad affermarlo è Carla Garlatti, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza che si appoggia anche alle considerazioni del Tribunale dei minori di Trento, che è dello stesso avviso. In Italia sono 380 i ragazzi detenuti negli Istituti Penali per Minorenni al 15 marzo 2023 (tra cui solo 12 ragazze). E sono 17 i bambini fino a 3 anni che si trovano con le madri ospitati in case famiglia protette. Erano oltre 50 prima della pandemia che, invece, ha favorito una migliore collocazione delle detenuti madri.

La direzione da prendere

“Il gip trentino – spiega Garlatti – ha sollevato questione di legittimità sull’articolo 27 bis del decreto Caivano, relativo al percorso di rieducazione del minorenne, nella misura in cui prevede per chi è sottoposto a procedimento penale una risposta giurisdizionale di tipo sanzionatorio piuttosto che una di tipo educativo”. L’aumento dei minorenni reclusi che ha denunciato anche l’associazione Antigone non rappresenta un successo del sistema, bensì svela la necessità di investire maggiormente nella prevenzione. “In compenso ho accolto con favore la previsione che invece fa lo stesso decreto Caivano rispetto alla presa in carico precoce della famiglia. Questa è una delle direzioni da prendere”.

L’importanza della scuola

“Andrebbe inoltre ampliato il ricorso alla giustizia riparativa – aggiunge l’Autorità – e, a livello culturale, andrebbe aumentato anche il numero delle scuole che prevedano il ricorso al modello di scuola riparativa accanto al tradizionale apparato sanzionatorio. Si tratta di uno strumento di risoluzione pacifica dei conflitti, e potenziale antidoto a bullismo e cyberbullismo, che ho sperimentato direttamente come Autorità garante. Fondamentale è la lotta alla povertà educativa e alla dispersione scolastica”.

La rabbia non deve ingannarci

Un altro ambito sul quale porre attenzione, evidenziato da Garlatti, è quello dell’aumento del consumo di alcol, in particolare tra le ragazze che emerge dalla Relazione al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze 2023. In forte aumento anche l’uso di psicofarmaci senza prescrizione medica e della cannabis, seguita dalle nuove sostanze come ad esempio inalanti, solventi, cannabinoidi sintetici e altri. “La rabbia che i ragazzi manifestano – spiega l’Autorità – non deve ingannarci e farli raccontare solo per i comportamenti negativi. Piuttosto deve indurci a cercarne le ragioni. Per capirli occorre ascoltare la loro voce, analizzare i loro comportamenti e osservare come si esprimono. Se prendiamo le canzoni trap, ad esempio, ci troviamo di fronte a un genere che nasce in alcuni contesti marginali, ma è ascoltato anche da molti altri ragazzi. Si parla di rivalsa sociale, di realizzazione attraverso il lusso, di donne come oggetto sessuale, di uso della violenza e delle armi per risolvere le contrapposizioni. Attenzione però: non sto dicendo che si tratta di un’istigazione, ma il fatto che questi brani abbiano successo rappresenta un segnale che ci arriva del malessere giovanile”.

La situazione oggi

Sono 380 i ragazzi detenuti negli Istituti Penali per Minorenni al 15 marzo 2023 (tra cui solo 12 ragazze), pari al 2,7% del totale dei ragazzi in carico ai servizi della giustizia minorile. I minori in Ipm sono 180, mentre sono 200 i giovani adulti tra i diciotto e i venticinque anni che hanno commesso il reato da minorenni. I ragazzi stranieri sono il 46,8% del totale dei ragazzi detenuti, ovvero 178. Tra loro, le ragazze sono 5. Il numero delle presenze nelle carceri minorili italiane – che negli ultimi quindici anni ha raramente superato le 500 unità – è tornato quello che era prima del calo dovuto alla pandemia. Erano infatti 374 al 15 febbraio 2020, numero sceso in due mesi di 90 unità – cioè quasi del 25% – con l’emergenza sanitaria. Nel maggio 2020 si contavano negli ipm 280 minorenni o giovani adulti, una cifra rimasta più o meno stabile nei mesi successivi, che aveva lasciato sperare non sarebbe tornata a crescere. Ma così non è accaduto.

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