mercoledì, 22 Settembre, 2021
Sanità

Medici di famiglia: in 150 in quarantena e 200 mila pazienti senza più riferimenti

Per l’emergenza corona virus Sono in prima linea, in molti casi da giorni. Per il personale sanitario sono momenti di massimo impegno, di stress e in più occasioni di sacrificio personale. Per i medici è un momento difficilissimo con rischi altrettanti alti.

“Abbiamo già circa 150 medici di famiglia in quarantena, in isolamento o ricoverati, in diverse province italiane”, sottolinea Silvestro Scotti segretario generale dei medici di medicina generale e di famiglia, “e vista la difficoltà, in questo momento, di trovare chi li sostituisce, per ognuno di loro restano potenzialmente circa 1.500 cittadini senza punti di riferimento sanitario sul territorio.

Ovvero oltre 200 mila in tutta Italia”. Solo per quanto riguarda la medicina generale, secondo un monitoraggio interno alla Fimmg, quelli impossibilitati a lavorare, ad oggi, sono “circa un centinaio nelle tre regioni con zone rosse, ma anche una trentina in Piemonte, una quindicina nelle Marche, cinque Campania. I numeri continuano a crescere e trovare dei sostituti è sempre più difficile”, rivela Scotti. Inoltre sono dati ancora da confrontare con quelli più generali dei medici e personale sanitario che lavorano in ospedale. Anche in questo caso c’è molta apprensione.

“Non abbiamo dati ufficiali”, continua il segretario generale dei medici di famiglia e medicina generale, “per capire quanti medici e infermieri, in ospedale e sul territorio, siano ora infetti, in quarantena o in isolamento, ovvero quanto a lungo potremo continuare a curare italiani. Questo dato sembra non interessare a nessuno”. Oltre alla emergenza virus poi ci sono questioni di organizzazione logistica e le carenze di materiale di protezione sanitaria individuale.

Un fatto che preoccupa non poco la Fimmg. “Mancano ancora le mascherine e occhiali e che, nonostante gli avvisi”, sottolinea Silvestro Scotti, “continuano a venire negli studi medici pazienti senza chiamare prima telefonicamente, con il rischio che possano essere affetti da coronavirus”.

In questo contesto così delicato, con il tempo che stringe e il numero di malati che aumentano per il segretario della Federazione dei medici di famiglia bisogna iniziare a “sviluppare il video-consulto, la reperibilità telefonica 12 ore al giorno con l’apertura degli studi dei medici di famiglia limitata a garantire i livelli essenziali di assistenza”. C’è molto da fare inoltre in contesti burocratici, come i vincoli della privacy e altre incombenze che i medici sono costretti a toelettate con un aggravio di problemi. Tuttavia potrebbe essere anche l’inizio di una svolta positiva.

“Potrebbe esser questa l’occasione per arrivare, superando i vincoli della privacy”, osserva Silvestro Scotti, “all’utilizzo di ricette dematerializzate, che permetta l’invio della ricetta telematica direttamente al paziente, senza la necessità della consegna di un promemoria cartaceo da consegnare in farmacia”.

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