giovedì, 29 Febbraio, 2024
Economia

Bancari. Settimana decisiva per il contratto. Più soldi e flessibilità

Mercoledì vertice tecnico per definire partite aperte. Intesa firmerà accordo Abi 

Alle battute finali il rinnovo del contratto nazionale dei bancari. I sindacati unitari hanno definito “positivo” l’incarico che l’Abi, l’Associazione delle banche italiane, ha conferito al Casl (Comitato per gli Affari Sindacali e del Lavoro) di sottoscrivere il testo, in tempi brevi. Il prossimo incontro è fissato la prossima settimana. Mentre si prospetta un Natale di regali consistenti per l’arrivo previsto della prima tranche di aumento previsto, arretrati e tredicesima che, insieme, dovrebbero pesare tanto quanto una mensilità. Il rinnovo contrattuale viene in un momento in cui le banche stanno sfoltendo gli sportelli e i dipendenti sono sottoposti a nuove organizzazioni anche dovute alla digitalizzazione massiccia. Lo scorso anno le filiali sono diminuite di 664 unità, passando da 21.650 del 2021 a 20.986. Se ne sono persi circa un quarto negli ultimi cinque anni: nel 2017 erano 27.374. Una “desertificazione”, secondo la Fisac-Cgil, che trascina con sé anche una diminuzione del personale bancario, pari nel 2021 a 264.132 in flessione del 2,1%, con una perdita di 5.647 dipendenti in un solo anno.

Settimana decisiva

Un vertice tecnico si terrà il 22 novembre. Si incontrano il presidente del Comitato affari sindacali e del lavoro di Abi, Ilaria Maria Dalla Riva, il direttore generale Giovanni Sabatini e i segretari generali, Lando Maria Sileoni (Fabi), Riccardo Colombani (First), Susy Esposito (Fisac), Fulvio Furlan (Uilca) e Emilio Contrasto (Unisin). Il testo è parzialmente già condiviso, ma non c’è accordo pieno sulla parte economica: i tre nodi da sciogliere riguardano l’aumento di 435 euro in tre anni, il ripristino della base di calcolo completa del Tfr e, infine, gli arretrati. Su questi ultimi i sindacati chiedono un calcolo in dettaglio, mentre le banche pensano a una cifra forfettaria. Il contratto è scaduto da oltre un anno e gli addetti si attendono un primo pagamento di arretrati di 11 mesi già a dicembre. Secondo quanto stimato il costo annuale per il sistema bancario si attesterebbe su oltre 1,5 miliardi di euro all’anno. “L’andamento dei conti del settore – dicono i Sindacati – legittima pienamente le nostre richieste: se nei primi nove mesi di quest’anno i primi cinque gruppi hanno totalizzato utili per 16 miliardi di euro, l’intero settore, a fine anno, potrebbe realizzare profitti superiori a 43 miliardi, circa il 70% in più rispetto ai 25 miliardi del 2022 e quasi il triplo rispetto ai 16 miliardi del 2021.”

Più soldi, ma anche più flessibilità

L’ad di Bnl, Elena Goitini, infatti, ha già spiegato che “la parte economica”, con la richiesta di 435 euro di aumento, “non è in discussione”, ma le banche vorrebbero che fosse legata “strumenti più flessibili in maniera tale da essere più competitivi.”
Secondo Goitini, per la quale occorre dare priorità ai redditi più bassi con interventi progressivi, anche “la parte normativa del contratto è importante e occorre monitorarla in termini dinamici perché il dinamismo rende competitivo il nostro settore rispetto ad altri, affini, che ci fanno concorrenza. La capacità di difendere la competitività del settore – ha concluso – passa anche per la capacità di recuperare la flessibilità; e questo è uno snodo cruciale.” Il segretario della First Cisl, Riccardo Colombani, è convinto che i prossimi giorni saranno decisivi anche perché “l’andamento economico e patrimoniale delle banche rende indifferibile l’aumento delle retribuzioni come da richiesta delle organizzazioni sindacali anche per quanto riguarda gli arretrati.” “Le due grandi trasformazioni in atto, quella digitale e quella ecologica”, ha spiegato Colombani,“vanno gestite attraverso la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, nello spirito di quanto prevede la Costituzione”.

Intesa Sanpaolo in autonomia

E infatti la partita “normativa” sta acquistando grande rilevanza nella trattativa. La prima questione riguarda la “fungibilità”, soprattutto con riferimento ai quadri. Ai dipendenti potrebbe essere chiesto una mobilità territoriale molto più estesa. Poi c’è la “flessibilità” per consentire le trasformazioni anche indotte dalle nuove tecnologie e quindi l’orario di lavoro che non riguarda tanto la riduzione classica, alle 35 ore, ma il passaggio alle 37 ore settimanali dalle 37,5 attuali. I nodi ci sono e non sono di poco conto, ma tutti sembrano essere fiduciosi che si arrivi all’accordo prima della fine dell’anno. Molto significativa anche la decisione di Intesa Sanpaolo di sottoscrivere il contratto in autonomia e pertanto diventerà “un soggetto giuridico” distinto pur sottoscrivendo lo stesso il contratto. La banca intesterà autonomamente, per la prima volta nella storia del settore, un contratto collettivo nazionale, che comunque la vincolerà fino a tutta la nuova scadenza. Intesa Sanpaolo non ha mai fatto mancare il proprio apporto al negoziato per il quale, il ceo Carlo Messina, ha recentemente auspicato una soluzione positiva. In assenza della quale ha però detto che la banca avrebbe dato, comunque, il primo aumento a dicembre.

Il Foc per aiutare l’uscita?

L’accordo potrebbe prevedere anche la rimodulazione del Foc, il Fondo per l’occupazione che viene finanziato dai lavoratori bancari stessi e serve a erogare incentivi per le nuove assunzioni. Finora ha sostenuto assunzioni di oltre 37mila giovani bancari. Oggi il Fondo ha riserve di oltre 120 milioni di euro e si ragiona sulla possibilità di utilizzarlo anche per chi andrà volontariamente in part-time o in prepensionamento. Insomma di utilizzarlo per supportare le uscite e non le entrate al lavoro.

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