venerdì, 10 Aprile, 2020
Sanità

Coronavirus: Fnopi “infermieri in prima linea ma scontano carenze”

“La situazione che stiamo vivendo in tutto il Paese e nel Nord Italia in particolare, è di un’emergenza di fronte alla quale nessun professionista della salute si è tirato indietro, in particolare gli infermieri che ci sono e svolgono un ruolo essenziale su tutti i fronti, dal triage in ospedale al 118, dai setting ospedalieri a bassa e alta complessità, dall’assistenza domiciliare al dipartimento di Prevenzione”.

Così Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) e direttore sociosanitario dell’Asst Milano Nord. “Alcuni operano al di la’ delle loro forze e con la loro indiscutibile professionalità anche a rischio della propria salute, in particolare nelle zone ritenute ad alto rischio dove essendo spesso confinati e costretti alla quarantena non hanno più turni o logiche di organizzazione del lavoro, ma solo la forza di volontà, la capacità e la voglia di assistere, di essere infermieri”, aggiunge Mangiacavalli che fa anche il punto sulle esigenze attuali del sistema salute, ricordando la carenza di infermieri.

“In Italia – ricorda Mangiacavalli – ne mancano oltre 53mila, di cui la maggior parte sul territorio, dove la soluzione ideale è quella dell’infermiere di famiglia. Per questo non possiamo più perdere tempo e assume carattere d’urgenza la sua attivazione in tutte le Regioni. Il problema è che oggi gli infermieri vivono una condizione occupazionale instabile e precaria.

Negli anni il Ssn non ha investito abbastanza ne’ in termini quantitativi ne’ qualitativi. Cosa significa la carenza di infermieri, osserva la Fnopi, si tocca con mano in questo periodo e questa emergenza, alla sua conclusione, dovrà portare il SSN a ripensarsi fortemente soprattutto in termini di investimento sul personale.

La Fnopi osserva che sono i dati internazionali a parlare degli effetti: ogni volta che si assegna 1 assistito in più a un infermiere (il rapporto ottimale sarebbe 1:6) aumenta del 23% l’indice di burnout, del 7% la mortalità dei pazienti, del 7% il rischio che il professionista non si renda conto delle complicanze a cui il paziente va incontro. “Ringrazio tutti i colleghi:
stanchezza e sconforto sono sempre a un passo da loro che tuttavia sono pronti a tendere una mano per assistere, curare, infondere coraggio, forza e speranza a chi sta male o ha paura.

Qualcuno in questi giorni li ha definiti eroi. Lo sono, ma vorrei fosse chiaro: siamo prima di tutto infermieri che non certo da ora stiamo svolgendo la professione in condizioni difficili. Oggi tutto questo si sta solo manifestando con modalita’ eclatanti”, conclude Mangiacavalli. (Italpress)

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