giovedì, 29 Febbraio, 2024
Attualità

Niente manovre sulla Manovra

Oggi vertice di maggioranza

Riuscirà Giorgia Meloni a risparmiare a sé stessa e al Paese la solita sceneggiata che accompagna ogni legge di Bilancio? Valanghe di emendamenti presentati anche da forze di maggioranza, imboscate contro il parere ufficiale del governo e poi, alla fine, l’immancabile maxi-emendamento con tanto di voto di fiducia per sbattere la porta in faccia al Parlamento. Sarebbe ora di cambiare.

Per la verità, Meloni aveva fatto capire di volere una legge di Bilancio blindata: una volta approvata dal Consiglio dei ministri in poco più  di un’ora sarebbe dovuta andare liscia come l’olio verso il traguardo. E invece no. Sono cominciate subito le alzate di scudi.

In un governo di coalizione è comprensibile che ciascun partito della maggioranza cerchi una sua visibilità sul provvedimento più importante. Ma ci sono dei limiti. I conti devono quadrare. Se si aumentano le spese bisogna spiegare come coprire i buchi senza sforare un extradeficit che già di per sé non è una passeggiata.

Meloni potrà concedere nel vertice di maggioranza di oggi qualche contentino, il ripristino con penalizzazioni di quota 103, l’ammorbidimento dell’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi e poco altro. Ma, fatti questi ritocchi, tutti i partiti della coalizione devono impegnarsi a non presentare emendamenti che stravolgano l’impianto della manovra.

Un impianto che, per la verità, potrebbe essere migliorato non concedendo mance e mancette ma rafforzando tutti gli strumenti che possano assicurare una crescita più forte. È proprio qui la sfida.

Le leggi di Bilancio sono quasi sempre orientate alla redistribuzione di risorse e quasi mai centrate sul modo con cui crearle in modo stabile e consistente.

L’Italia dovrebbe porsi l’obiettivo di crescere almeno del 2-2,5% l’anno. Solo così il Pase potrà arrestare la spirale dell’impoverimento e del declino e ridurre il peso del debito rispetto alla ricchezza creata.

La parola crescita dovrebbe diventare il mantra collettivo del nostro Pase. Anche le forze di opposizione dovrebbero sforzarsi di proporre idee serie e praticabili per spingere verso l’alto la produzione di beni e servizi in modo efficiente e competitivo.

Purtroppo su questo argomento il confronto langue. Da 20 anni e più l’Italia cresce poco e male. Di fronte a questo problema serve uno sforzo collettivo non un inutile  rimpallo di responsabilità. Perché non immaginare una sorta di Stati generali della crescita promossa dal Governo e aperto alle opposizioni?

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