venerdì, 22 Ottobre, 2021
Sanità

Coronavirus. La Fimmg: medici di famiglia in prima linea. Prioritario tutelare gli operatori

L’obiettivo primario è isolare e curare, che è per la Federazione italiana medici di medicina generale un compito non facile, perché tra i contagiati ci sono anche diversi operatori sanitari in Lombardia e in Veneto, nelle aree dove si sono registrati i focolai del virus.

Silvestri Scotti, segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), ricorda come sia esteso e delicato il ruolo dei medici, quelli in prima linea nel contattare i pazienti e possibili contagiati dal Coronavirus “Stiamo predisponendo”, fa presente Scotti, “un modello di presa in carico che protegga anche il sistema delle cure primarie perché in questa fase in cui il profilo principale è l’isolamento dei pazienti e la riduzione della contaminazione, abbiamo bisogno che il paziente con sintomi sospetti venga gestito anche nell’ambito della medicina generale da medici protetti con dotazione di sicurezza previste: mascherina, occhiali guanti e tuta”.

Il primo contatto ora sarà telefonico per capire dal racconto del paziente i sintomi e come provvedere ai controlli. Il percorso stabilito, una volta accertato che si tratti di un caso da approfondire, scatta un modulo predisposto dai medici di famiglia.

“Stiamo proponendo un modello”, spiega ancora Silvestri Scotti, “che prevede che il medico fiduciario possa assumere telefonicamente il maggior numero di dati per selezionare i casi potenzialmente a rischio e possa attivare all’interno del proprio setting un medico dedicato che, in caso di sospetto, possa eventualmente confermarlo con la visita domiciliare”. E ancora di fronte ad una valutazione importante di sospetto caso di contagio, “il medico manterrà il suo contatto fiduciario con il paziente per fargli percepire che è presente e costante nella gestione del caso, ma all’interno della rete dei medici di base verrà indicato un operatore disponibile e dotato dei necessari dispositivi di sicurezza. Quest’ultimo, da solo, potrà affrontare il contatto domiciliare con uno o più di questi pazienti dedicandosi loro in maniera specifica”.

A lui il compito di “validare il sospetto o escluderlo. Se lo valida, verranno attivati i meccanismi dell’isolamento, domiciliare o ospedaliero in base alla gravità del paziente; in entrambi i casi andranno attivati i meccanismi per ottenere la valutazione sierologica”.

Solo con queste precauzioni, sottolinea Scotti, si può tentare di prevenire, “il rischio che la medicina generale venga contaminata”. La valutazione telefonica consente inoltre di evitare che i pazienti si rivolgano all’ambulatorio del medico di famiglia rischiando di contaminarlo e quindi di farlo chiudere come è accaduto con il pronto soccorso dell’ospedale di Codogno. Ma poi c’è un altro problema: “anche l’invito a non recarsi al lavoro ha implicazioni amministrative che ricadono su di noi”, prosegue il segretario generale Fimmg, “Un lavoratore messo in isolamento in quarantena come giustifica la sua assenza? Il certificato di malattia non può essere rilasciato per legge al telefono ma solo dopo visita domiciliare entro 24 ore”. È possibile tuttavia ricorrere alla autocertificazione, “in questa fase il paziente possa autocertificare per i primi giorni, salvo conferma del medico che lo prenderà in carico a domicilio, il suo stato di isolamento”, fa presente Silvestri Scotti.

“Lavoriamo a stretto contatto con il ministero della Salute”, ricorda infine il segretario generale della Fimmg, “due nostri rappresentanti partecipano quotidianamente alle riunioni della task force ministeriale ed io, personalmente, sono in contatto con il ministro quasi tutti giorni”.

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