sabato, 23 Gennaio, 2021
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CNA-Edili: norme punitive con un’impostazione inaccettabile

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“Le associazioni della Filiera delle costruzioni con i servizi e le forniture esprimono un giudizio fortemente negativo sul documento di studio predisposto dall’Anac sul rating d’impresa, pensato per misurare la reputazione delle imprese”. È la posizione condivisa dalla Confederazione nazionale degli artigiani e dalle altre associazioni di settore. In pratica per la CNA il rating secondo le interpretazioni restrittive date dall’Autorità per la concorrenza, diventa uno strumento “punitivo” che rischia di compromettere il futuro di centinaia di imprese. Non ci vuole molto a comprendere il perché e la delicatezza della valutazione, il rating d’impresa -da non confondere col rating di legalità – è un “voto” che l’Autorità per la concorrenza e del mercato (Agcm), in collaborazione con i Ministeri della Giustizia e dell’Interno, assegna alle società.

Quindi tecnicamente il rating diventa una sorta di esame: “di misurazione della reputazione di un operatore economico aspirante aggiudicatario, ottenuto valutando le sue pregresse esperienze”. In altri termini, ed è questo il nodo su cui riflettere la Confederazione degli artigiani per il settore delle costruzioni, “il rating, si fonda sulla valutazione della performance durante l’esecuzione; sulla reputazione guadagnata sul campo; sulla continuità nell’attività senza contestazioni”. In altri versi per il rating positivo deve filare tutto liscio, – non devono esserci contestazioni -, dall’appalto alla fine dei lavori, con il rispetto tassativo dei tempi; mentre è noto che gli inciampi in particolare per le piccole imprese sono ovunque, spesso poi arrivano da leggi e interpretazioni che nel settore delle costruzioni abbondano.

Un voto negativo – spesso indipendentemente dalle responsabilità dell’impresa – significa mettere fuori mercato l’azienda con il blocco del lavoro, le interminabili controversie e il rischio concreto di chiusura delle attività. “No ad uno strumento punitivo“, affermano le associazioni del comparto edile, “l’impostazione che l’Anac sta dando al rating è inaccettabile”, in quanto “viziata, ancora una volta, dal pregiudizio nei confronti delle imprese del settore: si sta costruendo uno strumento di valutazione di fatto penalizzante e pertanto del tutto contrario allo spirito originario della legge delega“. Per la CNA le imprese in base ai parametri stabiliti possono subire “pericolose alterazioni”, distorsioni che poi finiscono ed punire l’impresa che subirebbe una esclusione ingiusta.

“Il sistema di valutazione allo studio di Anac, infatti, non prevede requisiti oggettivi e misurabili né definitivi, principi base del rating d’impresa, lasciando ampia discrezionalità alle stazioni appaltanti, che sulla base di meri giudizi soggettivi possono determinare pericolose alterazioni della concorrenza e delle gare”. Per la CNA serve un cambio di impostazione, trovando criteri oggettivi di valutazione che tengano conto della complessità della materia del settore delle costruzioni e del ruolo delle stazioni appaltanti.

“Nell’attesa che si avvii una qualificazione dell’intero comparto delle costruzioni e dei servizi e delle forniture, stazioni appaltanti incluse”, propone la Confederazione nazionale degli artigiani, “bisogna puntare su un sistema premiante in grado di determinare l’affidabilità dell’impresa esecutrice, valutando la reale capacità tecnica, professionale e organizzativa, la solidità patrimoniale, e la permanenza sul mercato”.

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